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di NAZIM HIKMET
Sono
entrato a Sòfia un giorno di primavera, amor mio
la tua
città natale ha un profumo di tigli.
Percorro
il mondo senza di te
tale è
il mio destino
che
posso farci?
A
Sòfia, l’albero vien prima della pietra, è più bello
della pietra
A
Sòfia, l’albero e l’uomo si mescolano
soprattutto il pioppo
sembra che voglia entrar nella stanza
a sedersi sul tappeto rosso.
Qui,
quando viene la sera, tutti sciamano per le vie
donne,
vecchi, giovani, bambini
risa,
chiasso, mormorio, tumulto
in lungo e in largo
fianco a fianco
a braccetto, la mano nella mano.
A
Instanbul, a Scehsadebasci, le sere di ramadan
-
Munevver, non te ne puoi ricordare -
si
passeggiava così, in altri tempi.
Quei
tempi sono passati
se
fossi adesso a instanbul
nemmeno me ne ricorderei.
Ma
lontano da Insanbul
tutto è pretesto per la nostalgia
anche il parlatorio
della prigione di
Uskudar…
Sono
entrato a Sòfia un giorno di primavera, amor mio
la tua
città natale ha un profumo di tigli.
La tua
città natale è la casa accogliente
Di un fratello
Ma
anche in casa del fratello
La propria non si scorda.
È un
duro mestiere, l’esilio,
un duro mestiere…