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La Grande Sintesi della Tradizione Esoterica a cura di Guido Da Todi
- LEZIONE VENTIDUESIMA - (parte prima) -
v Il rapporto tra il piano visibile e quello invisibile dell'esistenza. Qual'è il ponte che unisce i due?
Colui che desidera divenire un saggio cultore della scienza degli Iniziati, pur postulando la struttura del proprio io su di una trascendenza originale, inconcepibile a mente umana, dovrà penetrare nel ritmo dettagliato di uno studio razionale sugli effetti della Causa Incausata, avendo Quest'Ultima come sfondo necessario ad ogni pensiero ed azione. Inutile voler cercare di frenare l'incessante fluidismo elastico dello sviluppo di ogni regno della natura (dai visibili agli invisibili) con l'investigare sulla Ragione Prima di tutta la manifestazione universale; lo sguardo dell'uomo giungerà a scoprire dei Punti Cosmici a cui il nostro sistema solare è legato, per fondazione occulta e per assorbimento costante di energie; ma, non si fisserà, mai, ad un dato originatore, a cui si rifaccia l'intera responsabilità dell'esistenza di ogni universo. Dovrà studiare l'aspetto astratto della legge di creatività, latente in ogni schema di espressione vitale, consapevole che la medesima ritma il proprio pulsare, sia mentre vivifica la vita di un infusorio, che quella di un sistema solare; e lo fa sempre nella stessa maniera. Appresa la Legge Unica, egli applicherà, consapevolmente, tali diagrammi di modulazione, ovunque e quando lo vorrà.
Consideriamo, quindi, un primo postulato. Esiste un'unica sostanza, madre delle altre, che gli indiani chiamano mulaprakriti (radice dell'essere), sin dai tempi dei tempi. Non possiamo definirla come energia, nè come materia. E lo abbiamo visto nella precedente lezione. Possiamo soltanto ammettere che tale sostanza si manifesta ai sensi dell'uomo - sia metafisici, che fisici - in vari stati di sottigliezza. Quando essa ha raggiunto una massiccia quadratura delle proprie possibilità di manifestazione noi diciamo che determina il mondo materiale e visibile, qual'è da noi conosciuto; quando, invece, il suo stato è troppo rarefatto per essere coscientemente percepito dall'uomo comune noi ci troviamo a che fare con i mondi sottili, di cui tanto parlare si fa, in seno ad ogni religione mondiale; o, con le forze sconosciute, eppure potentissime, del pensiero, della magìa, dell' Adeptato. E se, in una prima analisi, abbiamo diviso il reame del manifesto in due porzioni grossolane - il visibile e l'invisibile -, ad un ulteriore e più approfondito esame della situazione, vedremo che sette sono i gradi di sfumatura, esistenti in seno a questa materia originale: la mulaprakriti degli indiani. Le letterature teosofiche, o, esoteriche, o, iniziatiche di tutti i tempi hanno penetrato a fondo il nucleo di tali sette reami. La Kabala parla dei sette Troni Angelici, dei sette Sephirot; gli occultisti, dei sette piani di esistenza, ecc.. I cattolici, senza cognizione di causa, affermano l'esistenza del paradiso, considerando uno tra gli inferiori di tali piani, in cui si annida la pulsazione spirituale dell'anima umana, dopo avere oltrepassato il "velo" della morte del corpo fisico. Il lettore ha conoscenza di tali piani; e sa che il mondo fisico è l'ultimo e più basso di essi, e che ogni sua incarnazione lo distacca dai mondi superiori, per immetterlo, nuovamente, nel ritmo della materia, ove la propria anima acquista l'autocoscienza e una consapevolezza di potere e sapere. Comunque siano le cose e qualunque visione abbia lo studioso dell'aspetto ignoto dell'essere, un fattore risulta importante. In tutto questo rapporto tra il metafisico ed il fisico, non v'è stasi, o, separazione. Una precisa interrelazione si svolge tra il piano visibile e l'invisibile e lega il primo al secondo (e viceversa), fino a quando non si è scoperto il nodo comune ad entrambi. Il movimento della materia universale è sempre in ondulazione. Le forze dei piani superiori a quello umano sono in costante movimento e mutamento e si annidano nel mondo oggettivo, non solo senza che quest'ultimo se ne renda conto, ma, addirittura - quando esse scaturiscono da Intelligenze Supernormali - conducendone la manifestazione.
Non si può negare l'esistenza di un controllo superiore alle cose di questa vita. Tante ragioni, nel recente sviluppo del pensiero umano, si sono rivelate efficaci all'uopo, che diviene dogmatico negare l'esistenza del metafisico. Si tratta, solamente, di nutrire l'intelligenza umana, dando una spiegazione scientifica e razionale al fatto. Il nodo vitale tra l'espressione fisica solida e quella energetica, la scienza lo ha sciolto con la scoperta della disgregazione atomica; e continua a dipanarlo, tramutando l'elettricità in materia, e viceversa. Altrettanto, anche se impropriamente, hanno fatto le liturgie di ogni tempo, cercando di vincolare l'uomo materiale ad uno sfondo liberatorio di forze trascendenti e cercando di indicargli l'esistenza di un fattore di catarsi, fuori dal piano visuale. Ma, l'affermazione di certi dogmi, la coercizione, da parte della casta sacerdotale, in genere, alla fede, portata come obbligo, che non ammette discussione e porta alla scomunica colui che non la esterna, e altre varie ragioni, hanno allontanato molti validi pensatori da essa, ed hanno creato, dall'altra parte, una schiera di individui che, per servilità parossistica, negano alla propria ragione un movimento individuale e si preparano, per le epoche future, a cicli di immobilismo spirituale.
Se l'occultismo eletto afferma che determinate cose non possono venir manipolate ancora dalla sfera dell'intelletto concreto, dall'altra soggiunge che esse verranno percepite da un sottile senso dell'intuito spirituale. Questa non è fede cieca; è il significato di buddhi, come in oriente viene chiamato.
Cerchiamo, dunque, la nobile via di mezzo e perveniamo al secondo postulato della nostra ricerca. L'unica sostanza, che abbiamo chiamato mulaprakriti, è in eterno movimento; ripudia la stasi. Se essa, al piano di coscienza a cui è giunto colui che analizza la situazione, gli si presenta come la radice del proprio orizzonte ambientale, si rifletterà in un ulteriore aspetto sottile, dal quale irradia l'ampio mantello della sua natura, e con il quale plasma il medesimo orizzonte. Tale radice, gli indiani chiamano Parabrahman. Inutile voler fissarci sui termini. Brahman, dal sanscrito, significa: l'originatore del movimento, nella sfera più aderente alla coscienza dell'osservatore (da brih = muoversi); Para, significa: "ciò che è prima". Quindi, ciò che è prima di mulaprakriti. In poche parole, il secondo postulato afferma che il più pesante deriva dal più sottile e quest'ultimo - aggiungiamo - determina e conduce il più pesante. Bisogna andare alle origini ed unire e vivificare l'aspetto di vita che vogliamo padroneggiare, con le sue più intime radici. Quel che ci appare per manifestazione visibile è condotto e sorretto dall'invisibile; soltanto imparando a conoscere tale invisibile potremo controllare il visibile. Ecco, quindi, la ragione per cui la forza del pensiero è considerata la trionfatrice di ogni oggettivazione materiale, e, con essa, gli Adepti riescono a guidare il proprio destino e quello altrui, se necessitanti a farlo. Ma, non si perda, mai, di vista lo sviluppo armonioso di tale potere. Noi abbiamo parlato di Adepti. L'uomo comune non può, ancora, con il pensiero, controllare le forze della natura, come faceva Gesù, come faceva Mosè, ecc.. All'inizio, innaffiando con le deboli energie che possiede il proprio giardino psichico, imperlerà di rugiada i germi, che si svilupperanno in saldo potere, un domani; imperlerà di rugiada l'individuo amato, che fa parte del suo gruppo spirituale. Unirà le proprie forze al fascio mentale di coloro che, nell'umanità, agiscono nella medesima direzione, creando un vortice psichico comune, di grande aiuto alla elevazione del genere intero.
Qualche ipotetico studente potrebbe obiettare che i termini "mulaprakriti e parabrahman" si riferiscono, nella letteratura e negli studi sanscriti, alla materia primordiale, nei suoi aspetti; cioè, alla base di ogni costrutto fisico ed energetico, di ciò che appare come panorama di universi stellari e mentali. Che i due termini furono, sempre, adoperati per indicare il primo emergere di un sistema solare, nelle sue fondamenta originali. A questa obiezione, noi contrapponiamo i due concetti, insiti nel significato del ciclo e del principio della legge. Esiste una legge che si apre, meravigliosa e totale, in ogni frammento dell'espressione, sia in basso che in alto. Esiste un dualismo, che si riunisce nel trialismo da noi analizzato nel paragrafo precedente, che è puramente astratto. Chi conosce i termini di tale formula espressiva del creato, non può - e ciò trapela anche nella più profonda letteratura degli Adepti dell'Arcano - affermare che mulaprakriti e parabrahman siano prerogativa delle Origini di un Cosmo e che, identici, non appaiano nelle ulteriori fasi successive del suo evolversi. Ogni piano ha tre aspetti: la materia densa, (materia), la materia meno densa (spirito) e la coscienza che si sviluppa in essi, a seconda dei rapporti di attrito che un determinato ciclo impone a quei poli (anima). Come disse un Maestro dell'Occulto - K.H. - "Esiste solo la materia, che perpetua sè medesima, nel ritmo obbligato degli universi".
Focalizziamo, quindi, l'attenzione nel bandolo che unisce i due opposti alla manifestazione. Qual'è il terzo vertice del triangolo? Cos'è che dà la libertà di decidere in che punto esistano i limiti della zona dell'energia e lo strato della materia? Lo scienziato può chiamare tale incrocio di entità: la macchina. Lo spiritualista può affermare che si tratta della coscienza. L'iniziato dice essere la volontà. Il Maestro raduna la coscienza, la strumentalizzazione della medesima e la volontà, e determina il terzo fattore ai due precedenti - spirito e materia - chiamandolo: giusta via di mezzo, ciclo. Non esiste danzatore più armonioso di un Maestro, nel ritmo sacro dei rapporti; non esiste cantore più delicato dello stesso, il quale sappia afferrare le note discordanti di ogni opposto, fondendole in un arpeggio, ove la soluzione è la miscela adatta e trionfante. Tra l'essere ed il non essere, lo strato dell'io penetra in un'alchimia di liquor-vitae, da cui scaturisce la linfa della prosecuzione degli infiniti. Lo stato di tensione del finito, è nell'animo dell'uomo che si allenta e diviene infinito. Il nucleo di vita primordiale si rinnova, continuamente, nella coscienza dell'iniziato. E solo un'anima pura, figlia della sua epoca, figlia del retaggio di una lunga evoluzione reincarnativa precedente, è ricca di ogni sfumatura necessaria per divenire padrona dell'arcobaleno, che sprizza dalle ali luminose dell'araba fenice, che rinnova sempre sè medesima dalle proprie ceneri. Questa è la ragione per cui affermammo che, nella scienza dei mantrams, tradizione ed originalità si fondono
LEZIONE VENTIDUESIMA - (parte seconda)
v Cos'è e come nasce la coscienza?
v Il segreto dei lunghissimi cicli di manifestazione e di morte di questo pianeta, di questo sistema solare, di questo sistema cosmico.
v Cos'è, e come si manifesta il potere di u mantram e del pensiero proiettati magicamente?
v Gli errori e gli orrori della magia nera.
Cos'è la coscienza, quindi? Cos'è quella radice mirabile che, quando sviluppata ad un estremo grado di musicalità vitale, di un materiale statico ed inerte, schiavo del parassitismo alla natura circostante, ne fa un Adepto di potere? Cos'è quel mirabile caleidoscopio che, pur sempre fisso e immerso nella medesima struttura radicale, ad ogni movimento spontaneo travalica il sottile ed il più sottile, penetrando in un reame che gli iniziati chiamano angelico; carpendo la bellezza ai cieli interni, radiando nel mondo materiale un profumo di nuove e più profonde promesse di conquista; producendo, a sua volta, la materia fisica, essa stessa nata da materia?
A questo punto, torniamo ad uno degli assiomi prospettati nella precedente lezione e consideriamo quanto l'energia, non appena scade dalla sua virginale purezza primordiale, è causa di ogni movimento della materia in cui sgorga; ma, anche, si trova a pieno petto il sigillo della medesima. Il serpente che si morde la coda è giusto simbolo a tale verità. Non appena il ciclo appare, energia e materia si risolvono in un binomio, che assapora ogni riflesso reciproco, nella reciproca sfera d'azione. Trovandoci nel ciclo, non possiamo più dire che l'uomo ha la libertà di adoperare energia pura, quale essa satolla gli universi al di fuori del suo; ma, deve estrarre dalle contingenze una energia educata, asservita alla durata del medesimo ciclo. La Dottrina segreta di H.P.B. afferma che, oltre i confini del sistema cosmico, da noi abitato, esiste una barriera insormontabile, anche dagli stessi Dei del sistema solare, che non valicheranno se non coloro che si riuniranno in Seno al Padre, al termine di un Maha-manvantara (l'intero ciclo di una "Incarnazione Solare").
Un Adepto orientale di saggezza - noto in occidente - aggiunge che il Sistema Solare possiede una determinata riserva di forze elettromagnetiche, che fluisce di continuo e secondo un armonioso ritmo di pulsazioni, in ogni zona dello Stesso, nutrendo il più piccolo abitante, ed il più sublime Potere.
Trovarsi in un momento esistenziale qual'è il nostro, inseriti in un pianeta vivo qual'è la terra, in una razza particolare, in un dato ambiente, significa dover perdere di vista la possibilità di tornare ad adoperare l'energia pura, in sè stessa, per attingere, invece, al suo addomesticamento, intriso di una tradizione, di un ritmo manifesto, di una finalità ben precisa. Per noi, energia pura è sinonimo di negatività. Lo stesso Fuoco Interno di un Sole, la stessa Sua Coscienza si è ritratta, prima dell'attuale manifestazione, dal buio gelido di tale energia "di per sè", per divinizzare, ad oltranza, i confini del proprio sistema, con la propria manifestazione.
È, quindi, necessario tener presente lo strato di vibrazioni precedenti l'attuale esperienza, rintracciarvi l'orma di una vita che, batocchio di una dorata campana, ha sempre pulsato in essa, e vederne la natura, alla luce di una tradizione antichissima, che si riallaccia a cicli di espressioni, emanate da tutto il gruppo umano, per poter capire cosa sia il potere di un mantram e del pensiero proiettati magicamente. In ciò, l'uomo è obbligato ad accettare sè medesimo come frutto di rapporti integrali. In ciò, erra la magia nera che, di ogni suo rappresentante, fa un utopista, alla ricerca del potere e del sapere singolo. Infinite causali hanno dato le attuali possibilità di vita all'uomo; in special modo, ci riferiamo alle possibilità dei suoi poteri sottili. Egli non può fare a meno di rintracciarle in sè medesimo, quando sintetizza in un fascio uniforme la propria volontà, per concretarla in un suono magico, in un mantram; nè, può isolarsi da loro. Deve rintracciare la tradizione, deve saper tornare ad assaporare quelle sostanze sottili che si incisero su di lui, mentre era pietra del regno minerale, fiore del mondo vegetale, animale tra gli animali, intelligenza umana, tra gli uomini. È tali essenze che deve imparare a trattare, coscientemente, mentre, a sua volta, si rivolge, in posizione attiva, al creato, per creare. È tale sangue celato che deve sentire palpitare in sè, prima di convogliarlo ad irrorare la terra in cui nacque; l'occulta, ben si intende. È, in poche parole, il suo rapporto personale con la Fonte di ogni vita che deve riallacciare, giunto all'autocoscienza. I mistici chiamano tale rapporto: l'unione con il divino. Gli esoterici, più semplicemente: l'unione con la Gerarchia Bianca; o, con il mondo angelico.
A tale rapporto non si giunge solo con sforzi emotivi, anche se luminosi, o, con il puro e semplice misticismo. È necessaria la visione. Lo studio della struttura interiore del mondo si rivela fondamentale. Giunge un momento, per ogni santo, per ogni occultista, in cui il reame delle realtà superiori, che lo richiamava così acutamente, ed a cui egli rispondeva con una cieca introversione, gli si mostra. Ed, ivi, regna armonia; ivi, la musica delle sfere si manifesta, così gerarchicamente disposta, che la Scala assume un significato, non solo di bellezza, ma, di potere. Il santo cessa di essere un semplice amante; e diviene un amante-che può. La buona volontà si trasmuta in volontà di bene.
Solitamente, il comune studioso di cose occulte segue, anche se leggermente, la strada della mano sinistra, come viene chiamata. Cioè, pur non rendendosene conto, e pur mescolando, nei suoi studi e ricerche, aneliti di amore, egli vuole istintivamente recuperare una formula che liberi la sua personalità dalla morsa del dolore, il quale, indubbiamente, gioca, ancora, la parte di protagonista nella nostra vita quotidiana. Non ha ancora compreso di essere un punto vivo di un tessuto elastico, che vibra intensamente e, lo vedremo, ad ogni più piccolo movimento psichico; un tessuto che collega la sua vita, i suoi successi, la sua mèta, alla vita, ai successi, alle mète dei suoi simili, e, anche, di coloro che lo superano di molto sulla strada dell'evoluzione e della vita. Questo è importante registrare, prima di capire, a fondo, la natura dei mantrams. Prima di realizzare quanto un mantram sia, alla volta, di appartenenza a chi lo pronuncia e di appartenenza al resto dell'umanità; sia il frutto di una evoluzione passata, e, quindi, sottilmente legato alle fonti di energia che tale evoluzione trattò e manipolò, precedentemente, lungo i millenni trascorsi; e sia, pure, qualcosa di estremamente originale, poiché da la possibilità a tutta la vita planetaria di avanzare oltre, nel nuovo, nell'inatteso.
Consideriamo, quindi, tale evoluzione ed i rapporti che ha con l'uomo; ma, consideriamo, nel contempo, la ragione per cui l'uomo è simile al dio, figlio di Gea, la terra, per cui gli deriva un potere mentale e spirituale, un arricchimento di insperate energie, ogni volta che innesta le proprie radici nella stessa tradizione, come quel dio vinceva Ercole, ogni volta che i suoi piedi poggiavano sui sassi. Dobbiamo, però, analizzare il problema, partendo da speciali presupposti; solo dando alla natura del nostro studio una qualità e una fonte di nobiltà, quali sono le vere origini magico-spirituali del nostro sistema solare, e non quelle conosciute dalla media umanità.
E, mentre, sino ad ora, abbiamo trattato con criteri razionali e scientifici gli argomenti addotti a dare un primo abbozzo alla scienza dei mantrams, siamo costretti, per un breve cammino della nostra dissertazione, ad affidarci ai palpiti intuitivi dello studioso, quando gli delineiamo l'inquadramento della Gerarchia Bianca. Sta al discepolo, in seguito, venire in rapporto diretto con la periferia di tale Maestosa Aura, con un mondo interno a tutti gli altri, e coglierne qualche barlume più accentuato, o, addirittura, permearsi della luce dei più fulgidi Astri che la caratterizzano. Tutto deve essere inserito nel quadro di una conoscenza enucleata della scala di valori, legati alla costruzione ed alla perpetuazione vitale della natura, quale noi la conosciamo, perché un mantram cominci ad acquistare, agli occhi dell'esoterico, colore e forma definiti. Al termine della lettura, il potere dei mantrams apparirà, potenzialmente, sviscerato, mentre noi avremo toccato vari argomenti che lo studioso può considerare non pertinenti al fatto. Comunque, molto deve agire, nella stessa lettura, l'intuito dello studioso. Si deve comprendere, analizzando il tessuto di una seta così fine e artistica qual'è l'occultismo, che, ad un dato punto, protagonista degli studi in questione diviene l'anima del discepolo; il suo intuito. Non si può spiegare a parole tutto l'occultismo. Che questa legge sia ben chiara. E l'istruttore diffida, sia di colui che, facilonamente, afferma che le Cose Superiori sono tanto semplici da risultare alla portata del labbro di ognuno, sia di colui che asserisce che non esiste possibilità alcuna di portare in basso le vibrazioni dei mondi sottili. Vi sono delle rivelazioni ben precise, in merito all'Universale. Ad esempio, la Scala Gerarchica delle potenze celesti, i piani della natura, il dipanarsi ritmico e geometrico del mondo devico, o, angelico; il suo rapporto con ogni regno manifesto della natura, gli influssi astrologici, ecc.. Il discepolo vede svelarsi, alla luce della sua coscienza, il Piano dell'evoluzione, a frammenti. Studi sulla profonda psicologia dell'animo umano, quali è possibile recuperare nelle biblioteche mediche e nei settori di investigazione filosofica; e studi, ancora, di alta matematica, di fisica, di chimica, e di ogni altra scienza umana lo porteranno ad un punto critico in cui gli è necessario farsi delle domande ben dettagliate. La scienza lo condurrà ad uno studio di acuta insoddisfazione, avendogli creato il necessario piedistallo ad un ulteriore approfondimento delle cose. E, qui, interverrà l'occultismo. Quell'occultismo che non è da confondersi con strani modi di pensare stregoneschi e illividiti da un'ombra di ricerche psicopatiche, residuo, nell'attuale società, di antiche sfere interiori, riallacciantisi a ricordi atavici reincarnativi di riti tribali, ecc.. Quell'occultismo che un Maestro di potere chiama: "La sintesi di ogni scienza esatta". Se il discepolo di cui parliamo avrà la fortuna di imbattersi in buoni testi di Magia bianca, che non lo immettano, improvvisamente, in un mondo fenomenico, ma, gradualmente, gli educhino il senso dell'intuito, sviluppato da studi concreti e non originali, in seno alla società che lo allevò, e gli dimostrino, innanzitutto, il nesso che esiste tra il mondo oggettivo e quello dell'energia, ed il rapporto innato che l'animo dell'uomo ha con i due, baricentrato degli stessi, prima, o, poi, in ogni caso, tale discepolo si troverà di fronte ad affermazioni che, per il momento, non potrà convalidare con la sua esperienza. Affermazioni diverse da quelle semplici ed iniziali, che sono l' "A B C" dell'arcano. Concetti come la reincarnazione sono difficili ad accettarsi da un'anima impreparata; e, anche se essa è talmente musicale, all'interno, da percepire un ritmo ineluttabile in tutte le note della natura, anche se avrà afferrato il concetto che lo spirito precede la materia, ma è, sempre, seguito dalla stessa, bisognerà che il suo subconscio tramuti ogni nozione sulla reincarnazione e ne veda il sistema educativo in una luce molto ampia, perché, finalmente, un giorno, si accorga di quanto il fenomeno le sia, non già familiare, ma un fatto constatato. In ogni nuova esperienza ci vuole il coraggio che emerse, assoluto, nei primi esploratori che avanzavano in una sconosciuta regione, nell'attesa di fermarsi alla terra promessa, e che percepivano solo per fiducia nel proprio intuito e con pochi dati geografici. In ogni nuovo avanzamento spirituale tale coraggio deve venire diluito, prima negli studi; poi, nelle esperienze personali. Accetti, quindi, lo studente, quanto la tradizione riporta, da millenni, e quanto è soggetto di esperienza, per migliaia di persone. Tenga la sua analisi sospesa, in attesa dell'attimo magico che gli farà istintivamente ripudiare ciò che non è d'accordo con la propria alta ragione; oppure, accettare ciò che sentirà, per realtà di fatto. Ma, tenga presente che i più lucidi e fissi nuclei di dogma iniziatico, da parte dell'occultismo, sono del tutto razionali ed allineati al più solido buon senso cosmico. E, sovente, è l'infantile predisposizione al misticismo senza prese volitive, e, quindi, instabile, che, di fronte ad una pietra angolare quale è la Dottrina Segreta, fa vacillare le pigre anime dei sognatori e le fa allontanare dal Sentiero.
Di conseguenza, dopo aver analizzato l'aspetto libero della forza universa, palpitante e soggiacente al nostro sistema solare, dopo aver affermato che esso avvicenda le sue più profonde risorse evolutive in un ritmo pendolare, in cui energia e materia si innestano in un reciproco abbraccio, realizzando il manifesto quale noi lo conosciamo, entriamo un pò più nel profondo e consideriamo qual'è la tradizione basilare, non solo all'intera umanità, ma, ai differenti regni della natura, e che preme e modella, a prescindere dalla stessa volontà dell'uomo limitato, ogni suo pensiero, ogni sua decisione, ogni suo atto occulto. Incanaliamo, nelle giuste linfe vitali, le foglie magiche che sono i mantrams tradizionali, sul ramo sviluppato dell'uomo evoluto.
LEZIONE VENTIDUESIMA - (parte terza)
v "..."Voi tutti siete dei.." - (Cristo).
v Ogni cosa vibra.
v Ciò che attornia il nostro universo
"In principio era il verbo...."
La religione cattolica dà l'avvio al vangelo di S. Giovanni, con tali parole. Ed il Grande Iniziato d'amore, che è Giovanni, secondo la storia spirituale degli ultimi due millenni occidentali, inizia la sua rivelazione. Verbo è parola divina. Nel nostro caso, parola divina che crea un universo. Verbo, qui, ha lo stesso significato di mantram. Con la differenza che, in seguito, l'ignoranza della classe cattolica occidentale e del suo clero limitò il verbo divino ad un'unica espressione, l'originale, manipolando ed antropomorfizzando il principio di movimento universale - che incessantemente crea - in un dio, il quale, una tantum, modellò tutti gli universi, con il potere magico e ritmico della sua voce. I più saggi indiani, invece, allineati al vero senso del concetto, non cristallizzati in un narcisistico e statico orgoglio di classe, da millenni, avendo capito il vero significato della leggenda, e, più umilmente, uniti all'Eterno Verbo della Increata Causa, ne perpetuano la natura ed il ritmo, con la scienza dei mantrams. Ovvero, per essi, ogni vibrazione ha un potere assoluto. Cosa che la scienza ha recentemente scoperto. Ogni uomo è Dio e la differenza tra potere e non potere è la conoscenza. Come disse Cristo: "Voi tutti siete dei", e come disse Buddha: "L'ignoranza è alla radice di ogni male e, quindi, di ogni dolore". Non basta, quindi, sapere che ogni vibrazione crea. Bisogna realizzare che TUTTO VIBRA. Nel movimento incessante, la marèa dell'essere fa scaturire, da sè medesima, onde sempre vergini di nuove esperienze e di nuovi contatti. L'uomo vive in un oceano di energie, che non aspettano altro se non di apparire in manifestazione tangibile. Tutti i regni della natura preesistono in un aspetto archetipico e caotico, prima di emergere nell'ordine costituito dall'oggettività. Ma, non solo la panoramica dell'orizzonte esistenziale, quale ci appare nella sua immensità terrestre, è legata alla legge del divenire, dall'invisibile al visibile; anche i minuti aspetti della vita, in senso umano e non umano, scaturiscono da precedenti movimenti interiori ed invisibili. Ciò lo constatiamo dal fenomeno del potere del pensiero; dal fenomeno del karma; dal fenomeno della legge che afferma: "all'energia segue la materia"; dal fenomeno dell'elettricità, che si tramuta in solidificazione di atomi, e viceversa.
Se tali leggi effettive, a partire dal maestoso universo in espressione, sino a giungere al movimento luccicante di mille e mille palpitii personali del pensiero umano, che si dovranno tradurre in carattere ben definito, in desideri, in acquisizioni, nella società aperta, da parte di colui che le origina, restassero apertamente disciolte, senza argine, senza un ritmo imposto da parte di Intelligenze Superiori, o, di poteri angelici, non avremmo, attorno a noi, l'effettiva solidità e l'omogeneo blocco di una materia ambientale, colorita da forme minerali, vegetali, animali e umane.
Tre circoli conclusi bisogna analizzare, prima di procedere, allora, ulteriormente. Ciò che attornia il nostro universo; il nostro universo; e l'uomo.
Ciò che attornia il nostro universo.
Allontaniamoci da una visione mistico-astratta delle cose e cerchiamo di inserire i nostri concetti di studio e di analisi in una ferma utilità pratica. L'uomo va alla ricerca di una produzione spirituale, di cause ai suoi primordi, che alimentino il suo potenziale attivo, la sua evoluzione immanente, la sua personale sfera d'incidenza e quella della comunità. Le idee che le religioni di massa hanno, sinora, proposto al credente non sono servite allo scopo. Pur avendo, esse, una radice morale, indiscutibilmente necessaria alla razza, un'esortazione al bene, all'amore, si sono limitate a questo. Ma la marèa del pensiero umano, ora come ora, ne è del tutto insoddisfatta. Accetta il dio antropomorfico, o, per atavica abitudine, o, per inerzia intellettiva, o, per rifiuto di andare oltre.
Nessuno dei pensatori dei grandi movimenti di pensiero etico-filosofico ha mai parlato nei termini in uso nella classe di coloro che presumono di seguirne gli Insegnamenti. Nessuno dei fondatori di religioni note ed antiche, a partire da Buddha, sino ad arrivare a Gesù, ha parlato di un dio antropomorfico, a cui si rifaccia la responsabilità totale dell'essere. I buddisti sono nel vero, quando riconoscono in Buddha un uomo di natura tanto elevata, quanto nessuno mai, nella nostra terra. Un uomo, dal contenuto divino, a tutti gli effetti; ma, pur sempre, un uomo. Gli esoterici vanno più in là; essi affermano che Egli fu il primo, tra i nati di donna, che raggiunse delle mète che altri non avevano mai raggiunto, in questo ciclo evolutivo; inoltre, gli esoterici sanno che Buddha ha un raggio smisurato di potere, ma ben preciso e individuabile, tra le Luci- Guida della nostra Gerarchia. Gesù non disse mai di essere un Dio; ma, un uomo tra gli uomini. Inoltre, la sua idea circa le origini dell'universo era categorica e definita. Tale idea gli pervenne da Autorità Esoteriche, che, a loro volta, la ricevettero da tradizionali fonti precedenti, nei secoli.
La mente umana, di fronte al graduale dipanarsi delle origini del sistema solare, si rende conto, man mano che procede nell'evoluzione, che non si può enucleare l'infinito, che tende, invece, ad espandersi in circoli sempre più ampi, ed in cicli di evoluzione caratteristici. Non lo si può vincolare in un termine fisso ed eterno. Essa si limiterà a constatare la verità dell'affermazione di Gotamo Buddha: "
La Legge sola è eterna. La legge del ritmo e del movimento universale, che si perpetua, identica, ovunque e sempre".
Quindi, ciò che attornia il nostro universo è ignoto. Riporta la tradizione che neppure la Gerarchia Bianca conosce oltre determinati limiti dello stesso. Sappiamo, per deduzione, che altri sistemi solari sono abitati come il nostro, e che non può essere altrimenti. L'idea strana della terra cattolica, unico punto privilegiato dal dio ebreo, che la scelse fra le stelle tutte del cielo, a patria di se stesso, unica abitata dall'uomo, comincia ad assumere il suo vero aspetto. E sappiamo che Cause Eterne collaborarono alla nascita del nostro sistema solare. Quali furono queste Cause Esterne - lungo i millenni - secondo la tradizione esoterica del nostro pianeta?
Per quanto l'uomo possa sforzare la sua mente mentre cerca di penetrare il silenzio di una zona spirituale originale, dovrà fermarsi sempre all'impersonale. Comunque, al suo udito interno, una lieve traccia di movimento fisso ed immutabile apparirà. Un movimento musicale; un fluttuare di energie, tese a ripetere una nota ben definita: l'ARMONIA DELLA MUSICA DELLE SFERE. Pitagora la percepì, quando il suo sovrumano intelletto figgeva lo sguardo in "ciò che sta oltre". Egli affermò che, latente nell'ovunque, esiste un ritmo, insondabile nella sua completezza; ma, sgranantesi a cicli. Questa musica delle sfere è ben nota a tutti coloro che sono immersi, di costante, nella soluzione dei grandi problemi. Non nasce; è. È la radice di ogni movimento. È l'educatrice e l'impiantatrice di ogni sistema galattico, di ogni sistema universale, di ogni sistema solare, di ogni pianeta, di ogni entità umana, di ogni pianta. È latente ovunque vi sia vita. Quindi, onnipresente. È un assioma. Nessuno l'ha fatta nascere, nessuno interrompe il suo canto. Gli indiani, gli orientali, la chiamano la Voce del silenzio. Inutile volerle dare una forma, un viso. Ha tutte le forme, tutti i visi. È una realtà; l'unica realtà. Nelle sue origini, rimane celata ad ogni occhio investigatore. Nei suoi effetti, è la modellatrice del creato. Non è quel dio cattolico, o, religioso di cui si parlava prima; ma, preesiste a tutti gli dei di cui si possa avere nozione. È creatore impersonale ed è creato. Ma, appare distinguibile solo quando la si analizza, nel pieno di un ciclo evolutivo, e secondo autocoscienza. In tal caso, essa estende le sue ali musicali, sia a sè medesima, che al creato. In tal caso, coesiste con il creato, ed è creatrice e creato. Ha le leggi ritmiche stabilite. La prima è quella del dualismo. Colui che ne percepisce l'ovunquità universale sente di esserne parte; ma, può staccarsene, per perpetuarla, a sua volta. La sua gamma d'onda è geometrica e matematica. Le sette note, quali noi conosciamo in senso umano, sono il suo potenziale attivo. I regni della natura sono l'orchestrazione di tale potenziale. Ed è al numero magico sette che la nostra attenzione deve fissarsi. Tale musica astratta delle sfere è ciò che precede e attornia il nostro universo, latente, o, meno. È la protagonista di tutte le galassie, visibili, o, distanti anni-luce; di tutti i sistemi mentali e archetipici, esistenti oltre le barriere del nostro campo interiore ed esteriore. È il dio impersonale dei veri esoterici. E gli orientali non le danno un nome; la chiamano "CIÒ". Gli antichi osservatori del divino, usavano - a proposito - tenere, in mezzo ai templi di pellegrinaggio, una pietra circolare, con cui simboleggiavano simile assoluto, esistente di per sè; ma, indecifrabile, per sempre, a mente umana
- LEZIONE VENTIDUESIMA - (parte quarta) -
v I sei schemi solari esoterici allineati al nostro sistema solare.
v Ancora sul segreto della stella Sirio, delle Pleiadi, delle 14 costellazioni zodiacali, dell'Orsa Maggiore e di altre Vite Cosmiche.
v La musica delle sfere.
v L'uomo ed il suono.
v Differenza tra suono e verbo.
v Il misterioso e magico rapporto tra il colore ed il suono.
v I mandala: scienza occulta e potere antico dei colori e dei disegni archetipici.
v Ancora sul mondo devico (o angelico).
v I deva in evoluzione di immersione nella materia e quelli in evoluzione di ascesi nello spirito.
v La gerarchia angelica nel regno vegetale, nel minerale, nell'animale, nell'umano.
v Le fate, gli elfi, le ondine e gli spiriti di natura.
v La magia nera in Atlantide
Il nostro Universo
Per universo, in tal caso, l'insegnamento esoterico intende il nostro sistema solare. Gli Adepti del sapere e del potere, che hanno incanalato, conosciuti dalla massa o meno, l'attuale evoluzione, secondo i binari di civiltà che calca, hanno sempre saputo che ogni religione, ogni pensiero filosofico, ogni pensiero umano che si interessasse all'origine delle cose e che la insegnasse si limitava a parlare dell'origine del nostro sistema solare, ed a null'altro. Quando il grande iniziato d'amore, Giovanni, disse - storicamente: "Al principio era il verbo", intendeva parlare del principio del nostro sistema solare, non dell'inizio di tutto l'universale. Quando Helena Petrowna Blavatsky, l'Iniziata venuta, meno di cento anni fa, ad insegnare al mondo la vera struttura metafisica della vita scrisse i suoi volumi della Dottrina Segreta, convalidò, pienamente, il fatto ed affermò, in modo aperto, che il suo dire riguardava solo la nascita occulta del nostro sistema solare.
Ritrattici, quindi, dalla grande voragine che si spalanca per ogni dove, nell'universo, dobbiamo enucleare la nostra attenzione nel sistema che abitiamo e sentire, teoricamente, all'inizio, cosa affermano i Grandi del pensiero esoterico, in proposito. Ecco, quindi, una delle affermazioni che lo studente - come precedentemente scrivemmo - non deve accettare come dato di fatto; ma, come tradizione. Tenga, comunque, egli, ben presente che tali nozioni gli vengono impartite, con il presupposto e la speranza che i frutti della sua intuizione interiore giungano a sfiorare quelli dell'Albero Originale ad ogni realtà, e che gli andiamo descrivendo.
Secondo la progressione spontanea ed innata di un fluire energetico incessante, con le radici nell'universo celeste, la musicalità intrinseca allo Spazio-Uno dell'essere, si baricentrò - dopo eoni ed eoni di tempo umano - in un sistema di coordinate vitali, armonizzate in mondi precedenti il nostro. Superò lo stadio umano, trascese quello spirituale, e si inserì, definitivamente, nel divino (se, per divino, intendiamo l'autocoscienza portata ad un grado di estrema potenza, inimmaginabile allo stato attuale delle cose). Questa è la natura delle Stelle-Madri, che, tuttora, guidano l'evoluzione del nostro sistema solare, e che, secondo i dettami della scienza esoterica, hanno dato l'origine allo stesso. Questa è la ragione profonda, per cui esistono gli influssi astrologici, sulla nostra terra e sull'intero sistema solare; questa è la ragione del rapporto cruciale, per l'evoluzione terrestre, dei pianeti dell'intero sistema. Il lettore deve accettare, quindi, l'idea base della Fraternità Cosmica, come postulato a tutte le evoluzioni concepibili. Altri cosmi hanno, già, calcato il Sentiero in cui procede il nostro e ne tutelano l'avvicendarsi delle ere, esattamente quanto essi stessi furono educati da forze precedenti ed esattamente quanto farà il nostro, giunto ad un livello simile a chi lo vigila, da tanta altezza. Come avviene tale fenomeno di incanalamento di energie Superiori verso l'inferiore, vedremo di seguito.
Il numero sette è protagonista, in tutto ciò. Occultamente, il nostro sistema solare ha Sette Pianeti Sacri, in seno, che controllano l'evoluzione della terra; e ne possiede cinque non sacri. I Pianeti Sacri sono: Vulcano, Giove, Saturno, Mercurio, Venere, Nettuno, Urano. I non sacri sono: Plutone, la Terra, Marte e due esoterici (uno, celato dalla Luna e, l'altro, dal Sole). Nello stesso modo, a più alto livello, il sole è allineato ad altri sei schemi solari, o sistemi, di cui uno, il conduttore maggiore, è Sirio. Sirio, a sua volta, riceve gli influssi diretti della stella Alcione, centro occulto del sistema celeste, chiamato: le Pleiadi. Dalle Pleiadi, perciò, giunge un potente Richiamo-Guida, che, passando da Sirio, tocca i sei ulteriori sistemi solari, di cui uno è il nostro, e si inserisce fino nella terra, continuamente ritmandone ogni tipo di evoluzione. Altri poli guida ha il sistema solare, e sono le dodici (14) costellazioni, una delle stelle dell'Orsa Maggiore, e Vite Cosmiche. In tutto ciò, la musica emanata da Volontà Superumane raggiunge ogni scopo evolutivo. Le note delle Sette Sfere si manifestano, controllate ed asservite, sia dagli alti Cieli, che dai minori. Queste, sono le nobili origini del mantram. Questo, il potere della Parola occulta, educata e sapientemente adoperata secondo il potere innato del suono.
È necessario accettare, allora, la realtà base che, dalla coscienza diluita nell'etere galattico - sotto forma di musica astratta, ma contenente i postulati innati di una concretizzazione ad ogni forma manifesta (le idee archetipe) - tale concretizzazione sia avvenuta, e la coscienza potenziale nello spazio si sia concentrata in autocoscienza ordinata. D'altronde, il fatto è costantemente ripetuto lungo tutto l'arco di insegnamenti esoterici. Scopo dell'evoluzione è il trionfo della ragione, che conosce sè stessa.
Una volta che la coscienza si scopre e realizza di essere la non nata, ma scaturita in manifestazione per dare un ritmo, a sua volta, a ciò che la sua stoffa intima rappresentava un tempo, e che le si mostra sotto forma di altra vita minore in espressione, destinata al suo medesimo futuro, inizia il viaggio del Dio. La Legge, da entità astratta, agente di per sè, viene addomesticata; l'autoconsapevolezza acquisita, da Musica Astratta, realizza il binomio e diviene musica concreta. L'uomo si accorge che egli è la Musica delle Sfere, ma si accorge, anche, di potersi staccare, sdoppiare da Essa, ed emanare, a sua volta, il Verbo-Motore-Immoto. Nasce la volontà, presupposto ad ogni forma mantrica. Nasce l'illuminata osservazione delle cose della natura; l'udito interno si risveglia e percepisce il Mantram Universale; inizia lo studio dell'occulto, lo studio per ripetere, in microcosmo, ciò che avviene nel macrocosmo. Ed è risalendo la scala dei Suoni Interni all'animo umano, i Suoni della Gerarchia Bianca, collegata ad altri Suoni ancora superiori, che l'uomo affina i sensi ed i poteri di riprodurli.
Quali sono questi suoni?
L'uomo
Tutto è suono. La parola umana, e quella non umana; il sussurrìo di una fronda e la musica di un ruscello che gorgoglia; l'idea e la materia; il caos e l'ordine. Ma, il mantram è qualcosa di più di un suono. È la sintesi di un ciclo precedente dei suoni. Cerchiamo di fare degli esempi. Di fronte a tutte le opere musicali di un ciclo di tempo, mantram è l'opera migliore, che racchiude le minori e rivela un nuovo territorio di ispirazioni. Dentro un campo di fiori, mantram è il fiore più bello, più vivo, più colorato. Tra i laghi, mantram è il vasto mare. Mantram è il potere che, pronunciato, lambisce tutte le vite che supera, e proietta in un nuovo arco di esperienze chi lo pronuncia. C'è differenza quindi, tra suono e verbo. Suono è tutto; irrangiungibile, ma musicale; verbo è un tutto-sintesi. È coscienza stabilita, è potere in atto.
Ed esistono vari gradi di coscienza; dall'inferiore alla maggiore, da quella umana a quella animale; dalla divina alla terrena. Ciò lo vedremo. Dove un qualsiasi ordine risulta costituito, in una panoramica di vite, di regni di natura, di ambienti, di razze, ecc., lì agiscono dei mantrams planetari, pronunziati da Entità di alto livello evolutivo, che si occupano del principio creatore, in un sistema di vita, sia esso planetario, solare o cosmico. Dove, invece, esiste solo vuoto, gas infrastellare, frammenti galattici, la vita è in embrione, e sta, in futuro, per ospitare la coscienza.
Bisogna, però, analizzare nel profondo la natura della parola, per comprenderne i poteri ascosi.
La parola, come abbiamo visto, è multiforme; è infinita e onniespansa, ma anche precisa e dettagliata. Può essere pronunciata da chi ne conosca il valore, e da chi ne sia schiavo. Le vite involute ne sono schiave. Gli Iniziati della Confraternita Bianca osano e sanno adoperarla.
COLORE E SUONO
Non esiste suono che non sia accompagnato da colore. Lì dove esiste colore, nella controparte invisibile della vita, lo stesso si proietta, in linee squisitamente sottili e potenti, in suoni. Ed ogni suono che viene percepito da udito umano e non umano si traduce in colore, sempre nei piani invisibili. Questa è la precisa ragione per cui - secondo una scienza determinata e secolare - che ha tenuto conto, in tutti i particolari, dei rispettivi colori occulti di ogni nota, e delle rispettive note musicali di ogni colore, e, quindi, dei poteri che derivano da tale binomio, gli orientali hanno creato la scienza dei mandala, che si affianca a quella dei mantrams. Cioè, conoscono lo schema di composizione dei suoni archetipici e degli archetipici colori che costituiscono la base strutturale dell'essere. Dipingendo una determinata armonia geometrica di segni cosmici, essi fissano, nel tempo e nello spazio, una figura statica, che si perpetua in movimenti ed in situazioni ritmiche, magiche e sottili, capace di produrre risultati che l'occidentale chiamerebbe miracolosi. Ma è la scienza che agisce, nel nostro caso. La scienza dell'occultismo. E i mandala sono di infinita natura; tutti, però, allineati a quella del Mandala Centrale; il Logos Terrestre. L'occidente, sia consapevolmente, che inconsapevolmente, ha carpito il segreto degli orientali. In molti ospedali, al giorno d'oggi - specialmente nei psichiatrici - è in uso colorare le pareti delle stanze con tinte che hanno un effetto benefico, per gli ammalati. I quali, per mesi, curati e bagnati, nel loro corpo, ne escono ristorati.
Quanto precede abbiamo detto per una sola ragione. Il mantram si lega, immediatamente, mentre viene pronunciato, ad un mandala ben specifico; le forme-pensiero che lo stesso mantram crea, nell'atmosfera, mentre viene affermato. Queste forme pensiero hanno un duplice potere:
a) costituiscono una carica di energie che - a seconda dell'abilità e del grado iniziatico dell'operatore - hanno durata più o meno lunga (il potere di un mantram pronunciato può persistere lungo secoli) ed effetti stabiliti;
b) collega chi lo pronuncia alla tradizione ed al potere di tutti i mantrams che, in passato, lungo i millenni, furono costruiti, secondo tale genere di vibrazioni. Ecco, torniamo a ripetere, perché nel mantrams, tradizione ed originalità si fondono. Quindi, conoscendo la chiave, l'operatore si innesta in due forze ben precise: la sua e di tutti coloro che lo hanno preceduto nel compito.
Una considerazione essenziale da farsi, in proposito, e che lo studioso non deve sottovalutare, è l'attività devica o degli angeli costruttori, che si allinea alla parola pronunciata dall'uomo. E, qui, bisogna fare una pausa per inquadrare l'argomento. Prima di proseguire, però, affermeremo che, durante l'Atlantide, da un milione a sette milioni di anni fa, il mondo devico era talmente a contatto con l'umanità, che la magìa, sviluppatasi fortemente nella classe sociale di allora, abusò di tale rapporto. Il mondo devico (o angelico) - e lo abbiamo già accennato in precedenza - è costituito da due linee, che convergono verso l'uomo: i deva in evoluzione di "immersione" nella materia, e quelli in evoluzione d'ascesi nello spirito. Tutti sono allineati al chiaro senso di un ritmo generale, armonioso e costruttivo. I deva che si immergono nella materia, sono privi di autocoscienza. Costituiscono anime-gruppo che alimentano e vivificano tutti i regni della natura visibile, e i tre regni della materia cosmica, cioè: l'astrale, il mentale inferiore ed il causale. Essi sono guidati, in panoramica, da Maestose Potenze Angeliche, sulla strada del Ritorno, che ne controllano l'attività e la funzione costruttrice. Ogni Raggio ha i suoi deva, ed ogni Raggio ha le sue attività angeliche specifiche. Nel mondo della subiettività, i deva costruttori sono molto più vicini all'uomo, di quanto egli non sappia. Nel minerale, oltre alla fascia sostanziale di essenza devica e vivente, che dà un'espressione interna a tutto il regno, vi sono delle forze ben precise ed individuabili, che sono i cosiddetti spiriti di natura: gli gnomi, ecc.. Privi di una loro propria autocoscienza attiva, ma ricchi di carattere e sentimento, essi manipolano, sotto il potente influsso degli Arcangeli della forma (il regno, nel suo assieme), facendone assurgere la piramide dei valori, in quei fiori mirabili che sono le pietre preziose e la radianza. Nel regno vegetale abbiamo, ad esempio, le fate, che moltissimi chiaroveggenti hanno spesso visto danzare nelle campagne assolate, tra i fiori. Esse costituiscono gli elementi evoluti da un dorato brulichìo di altri spiriti di natura, che sono i "costruttori" del regno vegetale. Nel liquido, abbiamo le ondine, che creano, in alchimia occulta, la catarsi dell'elemento acqua. Nello spazio, appaiono gli elfi. È di questi inferiori spiriti angelici che la magìa nera, in Atlantide, si servì, sino ad abusarne. Anche adesso, la cosiddetta schiera dei servitori neri adopera gli elementali, nelle sue funzioni esecrande, puntando l'attenzione, ad esempio, sulle fate di color bruno-rossiccio, diverse dalle giocose fate blu, o verdi, per i loro scopi satanici. Simili elementali sono adoperati con successo dagli stregoni negri, nei riti vudu. E dai tanti occultisti, miseramente occupati a cercare il potere personale, qui, in occidente. Tutti costoro si sono inimicati il regno devico; e mai il mondo delle vite interne dimentica chi ha spezzato lo stelo di un sia pur minuscolo deva, sporcandone la veste divina per scopi egoistici! Mentre mordete una mela, voi affondate i denti in una sostanza vivente e luminosa, la sostanza devica del mondo vegetale, che si unisce alla sostanza devica dei nostri tre corpi, perpetuando l'alchimia occulta dell'essere.
Ora, il veicolo eterico di ognuno di noi è in coestensione - come abbiamo veduto - con tutto il piano eterico, sia del Logos Planetario, che di quello Solare, che di quello Cosmico. Ciò che dà un "sapore" occulto agli eteri ed un movimento interiore ad essi, è, appunto, la vita dei deva. E non esiste veicolo di natura più importante della parola per mettere in ondulazione il velo dell'etere, che separa forma da forma - sia quella invisibile, che la visibile - ma che, anche, unisce entrambe. Perciò, ogni parola (e non solo quelle pronunciate ad alta o bassa voce, ma le mentali, le emotive, ecc..) si congiunge ai deva ed aumenta, così, il suo potenziale attivo. Ecco, anche, perché esistono le invocazioni specifiche, per richiamare le ondine, o i silfi, o le fate, o gli spiriti del fuoco - le salamandre.
Il mondo devico è presente ovunque; in noi, fuori di noi. Coloro che sono abituati ad emettere suoni inarticolati, per ogni tipo di emozioni interne, si collegano ripetutamente con i deva dell'involuzione e vengono trascinati, da essi, verso il loro terreno, in immersione. L'iniziato, assuefattosi a padroneggiare la parola, con l'aureo silenzio appreso nell'anticamera del Tempio, quando era discepolo e neofita, tratta con i Deva Maggiori, che gli si presentano, quasi sempre, in Gruppo. Di tali Deva è bene dire che ne esistono di autorità pari ad un Maestro di Saggezza, ad un Logos Planetario, e più su ancora. Ogni classe di Deva è sotto uno specifico Raggio, possiede i suoi colori naturali, i suoi suoni, i suoi profumi. Esistono i Deva Maggiori, che sono a capo di ciaschedun piano dell'essere; quelli che sono a capo di ogni sottopiano; quelli che sono a capo di gruppi interi, e così via, sino a che si arriva alle propaggini del mondo angelico, che sono gli elementali, le fate, le salamandre, gli elfi e i silfi, ecc.. Badi bene un certo tipo di studioso a non manomettere l'ordine della natura angelica, con l'abusare delle vite minori, sia con mantrams, che con altro. Dietro alle spalle di ogni minimo elementale agisce l'immensa forza e l'immenso serbatoio di tutto il mondo angelico, che lo protegge e lo tutela. E se qualche abuso è stato, apparentemente, permesso, ciò era dovuto a profonde ragioni, di carattere karmico, umano e cosmico.
- LEZIONE VENTIDUESIMA - (parte quinta)
v Caratteristiche delle parole e dei suoni di potere.
v Ancora sul segreto del termine sacro AUM.
v I 35 mantrams che fanno evolvere la terra.
v Il mantram di ogni razza; i mantrams della Gerarchia; i mantrams e la meditazione individuale; quelli per accelerare il processo meditativo
La parola, quindi, è un mezzo che acquista, pian piano, le sue vere proporzioni di veicolo di potere e di azione magica. Ogni parola espressa pone in contatto con due tipi di deva: quelli Superiori, che collaborarono coscientemente all'attuazione del piano insito nella richiesta verbale; quelli inferiori, che prestano istintivamente la loro opera. Ogni parola produce effetti nei regni devici, e, quindi, nella costruzione delle forme; ogni parola si innesta direttamente nel piano eterico, che è il punto mediano, o "la giusta via di mezzo" dell'economia universa. Non vi è suono che non produca una risposta corrispondente nel mondo devico e non stimoli miriadi di vite ad acquistare forme specifiche. Ed il suono non è solo quello udibile ad orecchio fisico; ma, anche, quello di ogni altra forma. Ogni piano di vita ha il suo verbo, il suo suono. Ciascuna parola espressa ha le seguenti caratteristiche:
a) un colore specifico;
b) un tono particolare;
c) una forma speciale;
d) un grado di energia, o, di attività;
e) la natura che lo anima; autocosciente, cosciente, o inconscia; Dio, uomo, o, deva.
Come leggiamo nel volume "Iniziazione umana e solare" di A. Bailey":
"...questo vale anche per un sistema solare, per un pianeta, per un uomo, per una forma pensiero, animata da una vita elementale e per l'atomo del fisico e del chimico. Dalla conoscenza di questi fatti e dalla loro realizzazione cosciente si può valutare il vero occultista. IL Logos Solare fece risuonare una parola e la forma del nostro sistema solare si manifestò; il suo colore è il blu (fondo-notte), e la sua nota, un particolare suono cosmico. Il suo grado di attività corrisponde ad una precisa formula matematica, che la mente umana, al suo attuale stadio di sviluppo, non può concepire; la natura della Vita Possente che l'anima - il triplice Logos - è amore intelligente ed attivo...".
Qui, però, noi parliamo di parole occulte di alto livello cosmico. Da tali parole prese nascita la tradizione dei mantrams, ed è, appunto, di tali nobili tradizioni che noi volemmo parlare, iniziando la lezione. Ciò che lo studioso deve ben comprendere è la necessità, per lui, se vuole ottenere successo occulto in tale direzione, di allinearsi alle immense e precedenti linee magnetiche basilari e cosmiche, che formano le radici dell'esistenza. La grande onda, ad intervalli, spazza via, dalla lastra dei mantrams originali che creano e sostengono il sistema solare e quello planetario, tutti i ritorti corpuscoli che un determinato genere di occultisti continua ad emettere; cioè, i mantrams di magìa nera, di acquisizioni isolate, e non allineate all'afflato dell'universale.
La marea si alza e la sua crescente evoluzione, da forme sempre più astratte, si concentra in nuclei di potere ben definito; l'agire occulto dell'uomo lo mette a contatto con le Fonti da cui provenne, e la goccia si riflette nel mare da cui procedette. Tutte le mani nobili e profumate di amore per il prossimo sono emanatrici inconscie di mantrams. Osservate i luoghi di pellegrinaggio, ove visse qualche grande santo. Assisi, per esempio. Nessuna civiltà riuscirà mai ad intaccare il potere che l'orma di Francesco impresse, durante la sua esistenza, su tutte le pietre, le piante del luogo. Il mantram continua a perpetuarsi, oltre il tempo e lo spazio. O, Cascia. Chi è stato nel luogo, attraverso l'aura del paese, si collega, ne sia cosciente, o, meno, alla santa mirabile, Rita, che, così, è a contatto con tutti coloro che le riversano in Cuore la propria venerazione. Vi sono i mantrams della chiesa cattolica; ognuno di essi stabilisce un definitivo rapporto con chi lo emanò: con i fondatori degli ordini originali, con lo stesso Cristo. Vi sono i mantrams orientali, e così via. La vita di un uomo, conoscendo il segreto del "fissaggio" sulla Materia di ogni nobile qualità dell'essere, attraverso l'Energia, può dare di sè, all'essere, più di quanto non si immagini; anche se egli non ha la possibilità di radunare le proprie forze fisiche, ed entrare in un tipo di attività materiale, nella società.
Per quanto riguarda i mantrams più importanti del nostro pianeta, vogliamo solo fare brevi cenni
AUM: è la parola di potere che Alcione, la Stella Centrale da cui dipendono i sette sistemi solari, dei quali uno è il nostro, dette al nostro Logos, prima che iniziasse la Sua fatica di Magico Architetto dell'Universo. Sia bene inteso che tale vocabolo esoterico è il tentativo umano di riprodurre, in scala microcosmica, il Sacro Suono Originale e Fondamentale del sistema. Allorquando il Logos cesserà di pronunciarlo, tutto il manifesto sparirà ed i predestinati torneranno nel Suo seno.
Esistono 35 mantrams segreti, portati ai tempi della Lemuria dai Signori della Fiamma, sul nostro pianeta; sono le chiavi per aprire completamente i sette sottopiani dei cinque piani in cui si svolge l'evoluzione umana (fisico, astrale, mentale, buddico e atmico), oggi.
Ogni razza madre ha il suo accordo mantrico, su cui arpeggia la dolce mano dei Tre Signori di Raggio, per modellarne, col potere del suono, le caratteristiche maggiori, durante il ciclo di espressione, secondo il Piano.
Esistono sette mantrams sacri, che pongono in contatto la Gerarchia con i Sette Dei Planetari; sono noti solo ai Tre Signori di Raggio ed ai Capi della Gerarchia.
I Sette Logoi dispongono di un mantram, per cui comunicano - secondo una ritmica di necessità - con il triplice Signore del Sistema Solare.
Una volta all'anno, la Gerarchia usa un potente mantram, cantato all'unisono che, attraverso i Sette Dei Planetari, collega il Pianeta al Logos Solare. Esiste un mantram che pone a contatto individuale il Maestro di Raggio con il Logos Planetario.
Altri mantrams sono cantati all'unisono dalla Gerarchia, durante le iniziazioni, nei pleniluni più importanti dell'anno. Altri sono di Raggio; altri, collegano il discepolo al Maestro, ecc..
I MANTRAMS E LA MEDITAZIONE
Distogliendo lo sguardo dalle superne regioni, ove le parole di potere sono adoperate in senso planetario, solare, cosmico dai Capi della Gerarchia celeste, inseriamo lo sguardo nella struttura fondamentale occulta dell'uomo e nel corredo dei corpi interiori, adatto ad agire, in tale direzione, in senso microcosmico.
Noi sappiamo che l'uomo è una entità più complicata di quanto possa apparire a prima vista. Le sue funzioni biologiche si perpetuano in altre funzioni più sottili, di cui, una parte sono oramai dominio della scienza esatta psicologica. Per ciò che riguarda il suo aspetto fisico, tutte le azioni vengono convogliate e rese definitive dal suo corpo fisico; ma, per quanto riguarda ogni tipo di emozione, anche se la medesima può apparire una entità astratta, a prima vista, essa svolge il suo vivere e prende nascita in un costrutto organismo, e veduto dai chiaroveggenti, che si chiama - solitamente - corpo astrale. Tale corpo è un'entità energetica, con peso specifico e con leggi di funzionalità inquadrate. È il corpo dei sentimenti, il corpo delle sensazioni interiori. Assume un primo ruolo di protagonista, dopo la morte del veicolo fisico. Altri volumi ne hanno parlato, e non ci dilungheremo su esso.
Per quel che riguarda il pensiero razionale, l'uomo possiede un ulteriore corpo: il mentale inferiore. È in tale sfera che le nozioni precise della vita e dell'essere assumono aspetto intellettuale; che l'intelligenza si sviluppa e incamera, nel proprio serbatoio, tutte le sintesi degli attimi consecutivi di esperienza che l'anima fa, in una incarnazione. Infine, l'uomo vero e proprio, come essere immortale, si accentra principalmente in un ultimo veicolo alla sua essenza definita: il corpo causale. Tale corpo è l'unico a restare indistrutto, lungo tutte le incarnazioni, ed accoglie in sè, vibranti nei loro rispettivi atomi ultimi, le esperienze fatte dalle loro struttura mentale inferiore, dal corpo astrale, dal corpo eterico, in ogni tuffo nella materia. Mèta dell'evoluzione umana è dar modo all'anima di espandere le proprie espressioni potenziali, lungo un grande arco di immersioni nell'oggettivo, e, infine, di autodissolversi, per dare il profumo di sè stessa alla Monade, che la vivifica, da sempre. Offriamo un accenno a questo, solo per delle ragioni che risulteranno più chiare in seguito. Il corpo causale è destinato a venir distrutto, alla fine dell'evoluzione, per non trattenere ulteriormente la vita monadica che lo alimentò. È, allora, il momento in cui l'io individuale si fonde in quello universale; la fine dell'evoluzione relativa. Il "ritorno in Seno al Padre" di cui parlava Gesù, il Cristo, prima di essere crocifisso. È la quarta iniziazione.
Ogni meditazione ha per scopo finale la distruzione del corpo causale. Ogni meditazione crea un attrito continuo sui chakras dei tre corpi, sì da renderli, da statici ed inerti, fiammeggianti; sì, da risolverli in un unico fuoco: quello della Monade.
Fino a quest'ultimo secolo, tutti coloro che spiccarono tra la massa, come santi, o geni, violentarono talmente la loro natura, in modo inconscio, da produrre il risveglio, più o meno completo, dei loro rispettivi chakras. È in quell'attimo che il santo, martoriato dalle veglie, acceso dall'amore per il Suo Diletto, ha la visione; è rapito in cielo.
Per il discepolo, si tratta di una tecnica. Egli sa che, quando entra in meditazione, fa convergere la natura sottile dei suoi corpi invisibili, verso l'anima, che entra in rapporto con lo strato eterico del proprio organismo fisico. È come per il selvaggio, che accende il fuoco, strofinando dei legni, l'uno contro l'altro. Quel che il mistico, in passato, e con gran dolore, compiva, ora il discepolo attua, con razionalità e volontà. A seconda del suo raggio, egli possiede un tipo di meditazione che, maggiormente, gli si confà. Sa che il cammino non può essere breve; ma, regolare, ritmico. E sa che ogni sforzo da lui compiuto in tale direzione causa una lacerazione (sia pur microscopica, ogni volta) nel tessuto protettivo che ripara la propria luce interna dalla esterna.
Sia ben chiaro che se un Adepto non avesse già divulgato il segreto intimo della meditazione, in vista dell'avvento del Settimo Raggio, noi non ne avremmo fatto parola. Ma è bene che sia così, oramai; considerato lo sviluppo che sta prendendo l'occultismo regale, in seno alla massa.
Ogni pensiero, ogni emozione, ogni movimento si riflettono sul corpo eterico dell'uomo. E non i chakras vengono distrutti, ma, il loro rivestimento. Colui che medita occultamente crea una tensione nel pur sempre limitato spazio del proprio organismo eterico, che, a lungo andare, darà una nota unica a tutto il corpo denso, rifletterà il movimento ai chakras astrali, ai mentali, sino a che avverrà un primo effetto. Le onde inferiori della personalità si fonderanno con il ritmo pacato dell'anima, e si produrrà l'unificazione della personalità con l'anima. In un secondo tempo, la marèa inferiore si alzerà ancora, e schianterà il corpo causale, proiettando lo spirito liberato a contatto con il Padre nei cieli: la Monade.
Questo è il principio occulto della meditazione. Questo, il segreto della concentrazione.
Esistono dei mantrams adatti ad accellerare il processo meditativo esoterico, e sono tutti legati alla natura del discepolo che li pronuncia, al suo grado di evoluzione, al suo Raggio. Afferma un nostro diletto Fratello Maggiore, un Maestro, che sta per giungere il momento, portato dal Settimo Raggio in manifestazione, in cui ogni discepolo, prima di iniziare la quotidiana meditazione, si inserirà nel ritmo del proprio raggio, con il suo mantram di raggio; indi, entrerà in rapporto cosciente con il suo Maestro, il Quale, lo collocherà, in offerta divina, ai Piedi dei Tre Signori di Raggio, che estenderanno la benedizione delle "Luci che stanno oltre" sul neofita.
Ma, la stessa meditazione è un mantram, anche se nessuna parola viene pronunciata, agli inizi della sua pratica. Esistono, comunque, sette mantrams, ognuno dei quali riguarda uno dei chakras personali. Ognuno di essi mette in attività il chakra che gli compete; quando l'uomo riesce a pronunciare i sette mantrams all'unisono, non è più discepolo; è Maestro di Saggezza.
- LEZIONE VENTITREESIMA -
L'Invocazione per la Nuova Era
Dopo aver riassunto la scienza dei mantrams, è giunta l'ora di poter inquadrare nella coscienza dello studioso il significato del Mantram della Nuova Era. Molti sono coloro che già lo pronunciano, creando determinati effetti nell'atmosfera invisibile del nostro pianeta, pure se inconsciamente. E lo abbiamo già visto: un mantram può essere potente, anche senza la cognizione specifica dei suoi valori intimi, da parte di colui che lo pronuncia.
Vitale, però, risulta sapere ciò che si fa, in campo occulto. Ed una breve spiegazione del lato tecnico di questo mantram ne renderà gli effetti più incisivi e potenti, da parte di colui che lo adopera.
Dice la tradizione che il Mantram della Nuova Era è tanto antico, che pochi possono fissarne, alla luce della ragione attuale, i primordi. Appartiene, da tempi incalcolabili, alla Gerarchia ed è valido, ciclo per ciclo, anche se cambiano i tempi ed i modi di pensare, perchè contiene, in astratto, delle verità eterne, che nessun fluttuare di tempo e spazio può mutare. Il Re del Mondo lo allaccia ad un ciclo particolare, con la Sua Universale Saggezza ed il Suo Potere, vivificandolo, a seconda della necessità.
Per questo ciclo, quando, nel plenilunio di Asala del 1945, il Cristo, convalidò alla Gerarchia Bianca la Sua Volontà definitiva di ritornare nel mondo, il Re del Pianeta concesse all'uomo l'uso del Mantram, in premio ed in aiuto al Sacro Avvento; sia del ritorno del Cristo, che dell'affermarsi dell'Epoca dell'Aquario.
Molto potenziale energetico è racchiuso nell'affermazione. Cerchiamo di recuperarlo, affermando incisivamente che, ogni volta lo si pronuncia, ci si collega, coscientemente o meno - secondo la logica scientifica dei mantrams - alla sua tradizione; cioè alla Gerarchia Bianca, al Suo Re, e più su ancora.
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LA GRANDE INVOCAZIONE Dal punto di Luce entro la Mente di Dio Affluisca la Luce nelle menti degli uomini. Scenda la Luce sulla Terra. Dal punto di Amore entro il Cuore di Dio Affluisca l'Amore nei cuori degli uomini. Possa Cristo tornare sulla Terra. Dal Centro ove il Volere di Dio è conosciuto Un proposito guidi i piccoli voleri degli uomini: Il proposito che i Grandi Esseri conoscono e servono. Dal centro che è chiamato il genere umano Si svolga il Piano di Amore e di Luce E possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede. Che la Luce, l'Amore e la Potenza Ristabiliscano il Piano sulla Terra. |
Tre aspetti bisogna considerare, che riguardano l'evoluzione umana, in proposito. Il significato della Luce. Il rapporto che la Luce ha con l'uomo. Il ciclo evolutivo che la nostra terra sta attraversando.
Da sempre, una costellazione ha avuto un grande influsso sul sistema solare: la Costellazione delle Pleiadi. Nel libro di Giobbe, si parla del "dolce influsso delle Pleiadi". Punto centrale delle Pleiadi è la Stella Alcione, che, in altri termini, è stata chiamata: "Colui che non si deve nominare". Nelle Pleiadi, quindi, risiede il Padre Cosmico dell'uomo, da cui il nostro sistema solare dipende. Narra, ancora, la tradizione, che, sino a qualche decennio fa, solamente poco più di un centinaio di Grandi Esseri ne avevano ospitato la Pulsazione Superiore, in animo, coscientemente. La Costellazione delle Pleiadi è inserita in quella del Toro, e, per comprenderla, bisogna brevemente studiare il Toro, che la ospita, all'altezza della sua "spalla". Il Toro è chiamato il segno della Luce, per antonomasia. Nel trattato di Magia Bianca, il Maestro Tibetano riporta la descrizione spirituale di colui che ha in sè, pienamente sviluppate, le caratteristiche del Segno del Toro:
"Sfolgorante Potere, Sapere e Forza,
il Toro Sta. Dal Centro della Sua
Testa, il Diamante Fiammeggia con
Balenìo ultraterreno"
Sia, quindi, per il suo rapporto con il Centro da dove proviene ogni Luce, al sistema solare, Le Pleiadi, sia per il suo significato simbolico, il Toro è il segno dell'evoluto. Il centro ajna, tra i due occhi, è quello che proietta la Vibrazione Monadica, racchiusa nel centro alla sommità del capo. Solo il centro ajna lo può fare, e, quando è risvegliato, collega lo Spirito alla Materia. Ed il risveglio del centro ajna è la mèta di ogni nato sotto il Toro. Notizie sulla Costellazione del Toro, lo studioso potrà trovarle, in appendice, sui pleniluni.
Budda collega la Gerarchia e Shamballa - rappresentando, in grazia alla Sua evoluzione - l'Illuminato per eccellenza; ed è, appunto, le energie delle Pleiadi che, ogni anno, nella Cerimonia del Wesak, Egli offre alla richiesta del Cristo. Significativo è il fatto che Egli sia morto sotto un plenilunio del Toro; significativo e simbolico. Budda, occultamente parlando, ha un compito ben preciso, riguardo all'umanità. Portare luce, nell'annebbiamento astrale. Dice la tradizione, che, 2.500 anni fa, un "Punto di luce sfolgorò - e tuttora permane", nel piano astrale, iniziando il lavoro di bruciare le scorie che, da millenni, lo alimentano e di tramutare l'umidità occulta del pianeta, in ardore solare. Questo "Punto" è Budda. Egli, quindi, collega l'uomo - e lo fa costantemente, più di quanto non possa crederlo l'umanità - alla Luce di Alcione; collega l'uomo alla Gerarchia, dando un rapporto preciso alla Luce "Oltre il Cosmo", e fa scendere la Luce sulla terra, dissolvendo l'annebbiamento astrale. Dice la tradizione che ogni discepolo può avere contatti definiti con Budda, ogni volta segua tali binari di servizio al mondo.
Abbiamo, quindi, spiegato il primo versetto. Tutto resta all'intuito di chi lo enuncia. Grandi sono le distanze a cui il mantram può portarlo; ma, comunque, sta a lui scegliere quale rapporto può instaurare, in questa prima parte del mantram. E` consigliabile pronunciare tale primo versetto, tenendo in attività il chakra della testa e quello ajna.
Dal punto di amore entro il cuore di Dio
affluisca l'amore nei cuori degli uomini
possa Cristo tornare sulla terra
Nella rivista "Verso la Luce" - una delle divulgatrici, in Italia, del Messaggio della Nuova Era - leggemmo, un giorno, un articolo significativo. Chi scriveva affermava che l'amore avrebbe dovuto essere, al grado di evoluzione dell'epoca attuale, considerato, non già come sentimento aleatorio e romantico, ma come una grande forza effettiva; una energia dal chiaro peso specifico, capace di giungere dove la stessa energia atomica non sapeva e non saprà. Questo è l'amore occulto di cui parlano gli Adepti. Un Amore-Volontà; un Amore-Materia cosmica. Un Amore-Vergine Maria.
Nel primo versetto, per: "Mente di Dio", si intende parlare di Shamballa, che è il sistema cerebrale del nostro pianeta, in senso occulto. Nel secondo versetto, parlando del Cuore di Dio, si intende parlare della Gerarchia, in cui "le correnti spirituali vanno e vengono senza posa". Il mantram della Nuova Era non è una preghiera, ma un atto di volontà e di partecipazione ad uno sforzo Spirituale Planetario. Vi sono delle mète che devono raggiungere l'attuale razza e l'attuale ciclo evolutivo. Ed il discepolo si allinea alla Gerarchia e mette in movimento, a seconda del suo potenziale energetico e della sua iniziazione, un flusso cosciente di energie, che hanno delle caratteristiche potenziali e determinate. Questo versetto pone in contatto il discepolo con la Gerarchia, come il primo gli dà il rapporto con Shamballa e con la "Luce che sta oltre". Infine, come gli creò, prima, il contatto con il Budda, ora lo accorda con il Cristo. Difatti, due mila anni fa (narra sempre la Rivelazione) Cristo si inserì nel piano mentale - e, da allora, ivi permane - per dissipare le illusioni secolari di questa nostra terra, con l'aura amorevolmente cosmica del Suo Io. E` significativo constatare che, nelle formule pratiche che numerosi gruppi di iniziati e di discepoli adoperano per dissolvere l'annebbiamento occulto che opprime gli uomini, sul piano astrale sia protagonista dell'atto la "luce della propria anima", proiettata con volontà e capacità; mentre, per dissipare le illusioni del piano mentale, tali gruppi adoperino la forza dell'amore, e non quella della luce. E` chiaro che tutto è un procedimento che si riassomma in un solo scopo, e che non può scindersi l'annebbiamento dall'illusione; ma, per quanto riguarda il procedere della tecnica occulta, gli scalini sono successivi. Nel piano mentale v'è il Cristo, che - occultamente parlando - va incontro al discepolo agente, e collabora con lui. Mentre la Luce del primo versetto affluisce, dai piani mentali dell'uomo, e viene raccolta dal Budda, per rischiarare l'annebbiamento astrale, l'Amore del secondo versetto viene raccolto da Cristo che, dal piano mentale crea un binomio con Budda - nell'astrale - e dissipa le illusioni dello stesso piano mentale. Con tale spirito di collaborazione, il mantram acquista un tono ben preciso ed un potere che non avrebbe avuto, se ripetuto misticamente ed emotivamente. Nel rapporto con Cristo, inoltre, il discepolo afferma: "Possa Cristo tornare sulla terra". Perchè fa questo? Perchè è stato spiegato ed è stato detto che, senza il richiamo dal basso, la risposta dall'alto non può venire. Il Cielo va preso con violenza (volontà). Ed anche se è certo che - maturati oramai i tempi - Cristo verrà a mostrarsi pubblicamente, il discepolo glielo torna a chiedere, per accellerare l'Avvento, in modo personale. E stia certo che il messaggio, per quanto piccolo possa sembrare, viene raccolto e registrato, in alto. Il versetto venga ripetuto, dal centro del cuore.
Dal centro ove il Volere di Dio e` conosciuto
un proposito guidi i piccoli voleri degli uomini
il proposito che i Grandi Esseri conoscono e servono
Questo versetto torna a ripeter la verità che vi è uno stretto legame tra l'umanità ed un "Centro ove il Volere di Dio è conosciuto", cioè la Gerarchia Bianca. Ripeterlo e mettersi coscientemente in contatto con Essa, aprendo il loto della propria anima, per ospitarne il riverbero, è lo scopo primo del discepolo. Il volere di "Dio", per questo ciclo, è un contatto definito con Shamballa. Uno sviluppo della volontà, da parte dell'uomo, e non più del solo amore interiore. I centri della testa e del cuore, in questo ciclo, devono agire all'unisono. Non più solamente buona volontà, ma volontà di bene. A tal proposito, molto lavoro, oltre il velo, in questa direzione, viene fatto dagli Adepti. Gli Ashram di Primo Raggio - della volontà e del potere - collaborano vivamente con gli Ashram del Secondo Raggio - dell'amore e saggezza. Il proposito può scaturire soltanto da coloro che hanno volontà spirituale risvegliata e lucidità d'animo, frutto di una lunga maturazione reincarnativa. Ed il proposito assume veste definita ed angolature precise. Ecco la ragione per cui, durante il Plenilunio del Wesak, il Re del Mondo, nei cinque giorni fatidici, si pone a contatto diretto con l'umanità, cosa mai fatta prima d'ora; per risvegliare in essa la profonda radice della volontà spirituale. Solo cinque giorni all'anno dura il Fenomeno, o la stessa umanità resterebbe incenerita da tanta Luce. Il Proposito del Re del Mondo, è "il Proposito che i Grandi Esseri conoscono e servono". Proposito inteso come volontà e maturità spirituale, ma anche come Piano evolutivo dettagliato, già esposto nelle pagine del trattato.
dal centro che e` chiamato il genere umano
si svolga il Piano di Amore e di Luce
e possa sbarrare la porta dietro cui il male risiede
L'umanità è il chakra della gola del Logos Planetario; questo versetto acquisterà una nota spirituale, se il discepolo, meditando, accentrerà la sua essenza spirituale nel proprio centro della gola. La Gerarchia, in base all'Avvento della Nuova Era, cerca la collaborazione dell'umanità, per quattro grandi compiti, che saranno le causali profonde del "Piano d'Amore e di Luce", delineato nel versetto, e che potranno sbarrare la porta, "dietro cui il male risiede". Un male di antica data e che si riallaccia, non tanto alla tradizionale idea che si ha del diavolo, o dei cosiddetti "fratelli neri", quanto ad un karma solare molto antico. Mentre pronuncia il versetto, il discepolo terrà presenti le Cause che deve manifestare l'umanità, per realizzare ciò che il versetto gli chiede. I compiti sono:
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· il primo e più importante, consiste nello stabilire, per mezzo dell'umanità, un avamposto della Coscienza del Logos, nel sistema solare. E`, questa, una corrispondenza - in senso macrocosmico - del rapporto esistente fra un Maestro ed il Suo gruppo di discepoli; |
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· istituire sulla terra una "Centrale" di energia di tale potenza ed un punto focale di tale intensità, che l'umanità, nel suo assieme, possa costituire un centro nel Sistema Solare, il quale produca cambiamenti ed eventi di natura particolare nella vita e nelle vite del pianeta (e perciò del sistema solare) e determini anche un'attività interstellare; |
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· sviluppare una "Stazione di Luce", mediante il Quarto Regno della Natura (l'Umanità), che servirà non soltanto il Pianeta, non soltanto il nostro sistema solare, ma anche i sette sistemi solari di cui uno è il nostro; |
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· formare un Centro magnetico nell'universo, in cui il Regno Umano ed il Regno delle Anime, uniti e coordinati, costituiranno il punto del più intenso potere, e che servirà le vite evolute entro la sfera di irradiazione di "Colui di cui nulla può essere detto" |
Come si può notare, un profondo significato ha il quarto versetto del Mantram. Ed il discepolo, probabilmente, sarà tentato a dire: "Ma come posso, nel pronunciare le ultime righe, inserirmi in tale vastità di visione, o, più ancora, come collaborarvi?" E` un fatto graduale; ma è anche una profonda verità che ogni frammento di umanità è già "inserita" nel Piano. Il mantram lo rivela, ed esorta il discepolo a rintracciare, da sè, i rapporti che ha con il medesimo Piano. Cosa che, senza dubbio, è possibile, ma di spettanza al suggerimento silente del proprio Sè Superiore.
che la Luce, l'Amore e la Potenza
ristabiliscano il piano sulla terra
Molti nomi occulti vengono dati al Cristo, in rapporto al Suo compito di ristabilire l'ordine e imporre un nuovo Ritmo ai Regni della natura planetaria. Egli è chiamato il Donatore di Acqua. Ciò, a significare che dispenserà l'acqua spirituale dell'Epoca dell'Aquario, a tutti. Un'Acqua che penetrerà ovunque, che innaffierà terreni sterili, che alimenterà una visione prettamente aquariana (vedi lo studio dell'Aquario, in appendice, sui pleniluni) di sviluppo e di gioia. Egli è chiamato il Protettore dei "piccoli". Ed in senso occulto, i "piccoli" nati sono coloro che posseggono la seconda iniziazione. Ciò vuol dire che molti acquisteranno la seconda iniziazione, con il Suo Avvento; e che, addirittura, essa verrà data pubblicamente. Ciò sia di speranza e di fiducia a tutti coloro che calcano il Sentiero.
Inoltre, Egli è chiamato "il Punto al Centro del Triangolo". Perchè, questo? Tre Grandi Poteri collaborano con Cristo, nell'instaurare l'Epoca dell'Aquario; ed Egli ne riflette le conseguenti Energie Universali. Essi sono: Budda, che, nel versetto, è chiamato "la Luce"; uno dei Sei Kumara (la Potenza), Discepoli del Re del Mondo, ed esattamente il Kumara di Primo Raggio, della Volontà e del Potere (ed ecco, anche, spiegata la ragione per cui l'amore si tramuterà, nella Nuova Era, in volontà illuminata; la buona volontà, in volontà di bene); ed una Entità di livello Cosmico (l'Amore), che incarna l'Amore Puro, il Secondo Raggio Cosmico. Al centro del triangolo, v'è Cristo. E questo triangolo occulto, aleggiante sul pianeta terra, ristabilirà il Piano sulla Terra.
Cose astratte? Utopistiche? Noi sappiamo di no. Noi sappiamo che molti eletti vivono con la prova di quanto abbiamo detto, e, per loro, non v'è ragione di dubitare di una realtà che costituisce evidenza per ogni atto quotidiano che esprimono. Essi hanno disimparato a dire frasi di antico retaggio, come: "Troppo alto per me; impossibile che la realizzazione cosciente del contatto con Simili Creature riguardi proprio me". Essi hanno appreso a realizzare che la grandezza di Dio è proprio quella di farsi piccolo verso i picccoli e di abitare nel cuore di ognuno, sotto il velo della propria anima. Il rapporto tra il Cristo-principio, in loro, ed il Cristo storico è oramai stabilito e nessuno potrà mai toglierli dall'atmosfera della Gerarchia, ove una fede illuminata li ha portati.
Noi facciamo i più profondi voti a che lo studioso si immerga nella Luce dorata di questi Sacri Principi e li senta palpitare in lui, di suo diritto definitivo e dell'umanità.
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