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La Grande Sintesi della Tradizione Esoterica a cura di Guido Da Todi
- LEZIONE DICIOTTESIMA -
v Studio del sesso, dal punto di vista esoterico -
Iniziamo a trattare l'argomento, per un'unica ragione. Il neofita, o, anche, il discepolo, o l'iniziato di grado inferiore, giunti al rispettivo ciclo nel Sentiero, si trovano costretti a fermarsi, a perdere molto tempo, addirittura ad arretrare, di fronte ad uno scoglio che, a tal punto, si erge davanti a loro, con violenza davvero incredibile: il sesso.
E, questo fenomeno, è comprensibile. Noi abbiamo imparato ad avere una visione scientifica delle vibrazioni spirituali, sia che nascano nell'organismo umano, sia che abbiano campo di manifestazione nella natura circostante lata. Ci siamo resi conto che non è desiderabile per il discepolo penetrare, alla cieca, nello Spazio Interiore, scosso ed eccitato da un determinato genere di emozioni istintive, dette mistiche, o, emozionali. Abbiamo visto quanto sia necessario localizzare ed archiviare, in un perfetto ordine mentale, ogni tipo di energia che forma e costruisce il suo corpo eterico, fonte di tutti gli effetti nel corrispondente organismo fisico. Conoscenze che sono estremamente necessarie al discepolo, perché egli possa evitare i giri viziosi attorno all'entrata principale del Tempio, e ne imbocchi, quanto prima, l'androne. Purtroppo, nelle istruzioni esoteriche, simbolo e realtà si accavallano: attardarsi troppo nella teorica, nel simbolo, paralizza l'afflusso della vita superiore. Vibrare energicamente, in un realismo, che è ricchezza di linfe materialistiche, allontana, sempre più, dal giusto cammino.
Nel rivolgersi all'umanità presente, i Maestri tengono conto di vari problemi. V'è il karma della stessa, costituito dalle linee ambientali, familiari, o, sociali, in cui il singolo si trova circoscritto; vi sono i problemi di carattere personale, con i quali l'Anima ha da fare. Sarebbe, per lo meno, ingenuo e infantile che i Maestri pretendessero dall'uomo che venga loro incontro, saturo e maturo, quanto saturi e maturi sono Essi. Il fatto contrasterebbe con le stesse leggi della vita.
È stato detto da fonte autorevole che, per ciò che riguarda l'umanità alla Soglia del Sentiero, l'ostacolo più incomprensibile che si trova a sostenere è il sesso. Sulle prime, ciò non costituisce un ostacolo, per gli immaturi e gli involuti. Costoro sentono, in sè medesimi, il silente diritto a percorrere la strada delle soddisfazioni fisiche, in quella direzione. Nella società, in molti casi, è sinonimo di trionfo sociale il numero di rapporti erotici che l'uomo riesce a segnare sul suo impulsivo carnet. O, da parte della donna, l'intuizione spiccata dei vellichii naturali che trae dal maschio, procedendo nelle strade, entrando nei salotti, intavolando discorsi.
L'istinto che si trova alla radice di tante deformazioni vitali, or ora menzionate, non ha colpa. Fino a quando è racchiuso in un corredo fisiologico sano, equilibrato, completo, esso fa sentire la sua voce alla stessa maniera ed agli stessi intervalli di tempo, facendo le debite proporzioni, di quel che la facciano sentire la fame, la sete, il bisogno di respirare. Appena l'uomo inizia a rasentare la volta delle atmosfere mentali, sia per il fatto che il retrostante suo metro evolutivo è povero di incisioni numeriche, sia, anche, perché le stesse atmosfere mentali lo inebriano ed eccitano, egli si trova a scomporre, in modo confuso ed esclusivistico il diagramma delle forze erotiche che possiede. Non dimentichiamoci mai che, per poter inquadrare compiutamente e comprendere il fenomeno del sesso, occorre studiarlo alla luce delle sue vere origini primordiali. E cade qui bene a proposito ripetere la frase di un Adepto: "Il sesso va compreso e risolto nella sfera del piano mentale".
Quindi, è necessaria la conoscenza esoterica per compiere tale passo. Non è ragione dire: "Questo fiore è una margherita". Ragione è dire perché questo fiore è una margherita.
Precedentemente, abbiamo affermato che ogni sprazzo di movimento e di esistenze che affiora nel mondo delle forme ha nascita nei piani Mentali Cosmici. Ecco, il segreto della manifestazione. All'origine dei tempi, una lingua di Vita Ardente venne proiettata, dalla lontana coscienza del Mentale Cosmico; si unì alla Stella Sirio e andò a sigillarsi nel nucleo di vita planetaria terrestre, chiamato Shamballa; da quel momento, si riflesse, nel pianeta, ogni serie di dualismo: è dualismo l'asimmetria del corpo umano, ove una delle metà è sempre più grande dell'altra; dualismo è l'albero, in rapporto alla frutta che produce; dualismo è vita e morte; notte e giorno; cosciente e subcosciente; dualismo è uomo e donna; dualismo è il loro atto sessuale. Compito dell'esoterismo, è, da una parte, inserire nell'animo del discepolo, innanzitutto, la constatazione trascendente della realtà dei piani sublimali dell'Essere, da cui ha nascita tutto il corollario delle rimanenti esistenze; dall'altra, fondere in un monismo sostanziale ogni dualismo che ne è nato; dall'altra, ancora, dimostrare la purezza di tale monismo, quale unico binario su cui poggiavano, incoscientemente, sino ad allora, i dualismi successivi.
Se il discepolo non ha la certezza, quindi, che qualcosa di Cosmico - ma, immanente ovunque - conduce, in modo inflessibile, tutto ciò che appare in manifestazione, e, perciò, vi impone il sigillo della sua primordiale purezza, in tutta sincerità gli consigliamo di lasciare, sino a quando non sarà più maturo, il presente argomento. Manzoni scrisse: "Ovunque lo sguardo volga, Dio, io ti vedo". Abbiamo usato una frase semplice, che, comunque, lega molto con quanto stiamo dicendo. Un Adepto ha detto: "Se veramente nulla esiste, ove la luce dell'Assoluto non risplenda esclusiva ed abbracci tutto in sè, anche il sesso non va dimenticato da tale circolo".
Molti discepoli, non appena si tocca tale concetto, ergono gli aculei come il riccio; e fanno saltare, sulle mani, come una castagna che scotta, per tutta la durata della discussione, lo stesso. Qui, notiamo le tracce di vari istinti, ma che si riassommano in due principali: ignoranza e fanatismo. Il secondo è molto più pericoloso della prima. Ed infesta i circoli cosiddetti spiritualisti, o, esoterici, un po' dappertutto. Vediamo gli ordini monastici, vediamo varie correnti popolane orientali, ecc.. A titolo di aneddoto, riportiamo il ricordo di un episodio che venne filmato in uno dei tanti films-documentari sugli usi e costumi dei popoli attuali. Venne intervistato un vecchio indiano (comunque, esempio molto chiaro di numerosissimi altri tipi consimili esistenti), il quale era considerato, dagli ignoranti locali, forse, un santone. Andava seminudo per le strade, professando la sua strana natura. Unico indumento era uno speciale arnese di ferro che, da decine di anni, egli si era imposto, e che, da decine di anni, gli proibiva ogni funzione sessuale, alle quali attribuiva i mali dell'umanità. Esempi limite, si capisce! Ma ogni esempio limite racchiude una casistica allarmante di gradi intermedi.
Consideriamo la ritenzione, o, inibizione sessuale che l'uomo si impone, come legge sovrana negli ordini monastici, e, anche, lungo il Sentiero del discepolato; accettando la dottrina della reincarnazione, per causale di ogni effetto attuale, noi ci troviamo di fronte a individui, i quali, per l'abuso e l'eccesso fatto nelle precedenti vite (e che, se continuato, in questa e in future, li porterebbe all'ammenda karmica delle malattie sessuali), pongono un freno radicale, per decisioni intermedie tra vita e vita, o, per illuminazione superiore, alle loro abitudini.
Prima di proseguire, ad ogni modo, vogliamo ben sottolineare un importante aspetto della questione. Leggere le presenti note sul sesso, da noi scritte ad aiuto morale dello studente, o, di chi voglia mettere un pò di luce nell'argomento alla propria mente, non significa che si parli a favore, o, a sfavore di esso. Non siamo fautori del sesso, nè a suo sfavore. Cerchiamo solo, dal nostro punto di vista e dal punto di vista che la Gerarchia ha sul problema, di inserirci, al solito, nella "nobile via di mezzo". Non è, la nostra, una mancanza di originalità, quando, qui e là, riportiamo delle frasi, o, dei punti di vista di qualche Adepto, a convalida delle concezioni che esponiamo. Non ci vergogniamo di dire che, lungo tutto il difficile e ostico cammino del nostro personale discepolato, ci siamo avvalsi della guida spirituale dei Maestri, dataci direttamente, o, indirettamente, attraverso libri e altro. Riteniamo, quindi, doveroso verso chi ci legge inserire anche lui nel costante riverbero dell'illuminazione che proviene sempre dalle alte fonti a cui ci riferiamo. Egli, sì, deve acquistare un'autonomia di giudizio e di pensiero; ma, sradicarsi completamente dalla Gerarchia, per accentuare in modo non genuino tale autonomia, significa perdere di vista l'universalità dell'Uno, nell'apparente fase frammentaria della manifestazione. Afferma un Maestro: "L'unica libertà a cui deve pervenire, con tutte le forze, il discepolo, sia quella dell'influsso di un'altra personalità, o, di altre personalità, sulla sua mente; sia quella dell'influsso della stessa sua personalità sulla sua anima. Coloro che si illudono di pervenire alla libertà assoluta da ogni principio, da ogni rapporto umano spirituale, da ogni legge, noi, Istruttori Arcani, li vediamo, mano a mano, allontanarsi dal Sentiero centrale e luminoso, e perdersi nelle brume di un fosco disordine individuale e ambientale".
Non siamo fautori, dunque, della liberalità sessuale. Ricordiamo, anzi, che un Adepto ebbe a recidere, con la Sua Autorità, il contatto del proprio magnetismo sublimale da un gruppo esoterico (e l'episodio trapela in una delle Sue lettere al pubblico), perché, in seno al medesimo, si notarono delle "gentilezze tra le righe", che resero sconclusionato il rapporto di quel gruppo con la linea spirituale che intendeva raggiungere. Ricordiamo, inoltre, che il medesimo Maestro ebbe delle severe parole verso i circoli che allettavano la loro mente all'idea che la magìa sessuale, o la tantrica, potesse far pervenire l'uomo a qualsiasi successo di natura fondamentale. Egli affermò che nessun discepolo si sarebbe permesso, secondo coscienza, di descrivere, sia pure verbalmente, le vergognose pratiche dei cosiddetti riti tantrici.
Ma, il problema del sesso esiste. Ed è ipocrita e poco coraggioso non affrontarlo, onestamente e chiaramente, quando l'Anima é giunta ad un grado di maturità tale da poterlo fare. La Gerarchia prende in considerazione il problema e cerca di smerigliare le angolosità in eccesso che provoca all'umanità, sia da una parte, sia dall'altra.
Sul Trattato dei Sette Raggi, di Alice A. Bailey, molte pagine sono impiegate da un Adepto per delucidare il problema. Non sarebbe tempo perso, per qualunque mente intelligente e viva, studiare quanto Egli dice.
Abbiamo visto che il Sentiero del discepolato non è un momento di piena emotività umana e non viene percorso sotto la spinta istintiva di desideri, privi di ogni razionalismo, anche se pervasi dalla stuzzicante atmosfera di tendenze mistiche. È, il Sentiero, un momento di massima creatività interna, ed è, anche, il periodo in cui l'Anima, da adolescente, diviene matura. Le stesse cautele che gli ispirati e intelligenti genitori portano verso la giovinetta, che diviene donna, o, verso il ragazzo, che si fa uomo, il Maestro di Raggio rivolge verso il discepolo che si accinge a prendere le Iniziazioni, o, se ne arricchisce. Si tratta di un ben preciso e categorico riordinamento di energie eteriche, di un loro irrobustimento, e della necessità di saperle, ben presto, maneggiare e proiettare. Ben s'intende che, se tale processo ha successo, il discepolo si troverà di fronte agli aspetti occulti più sensitivi della sua natura umana. Dovrà superarli; questo è certo. Difatti, un Maestro sottolinea che, per gli Adepti, la propria natura umana e quella altrui non ha più segreti. Tutti Essi, attualmente, si trovano a penetrare il Mistero della Vita, racchiuso e celato nella "Luce che sta oltre". La Luce, cioè di "Colui che non si deve nominare".
Nel processo di riordinamento delle forze eteriche, considerato che esse presiedono a tutti gli istinti più vitali dell'uomo, dalla pura e semplice sensazione generale, alla fame, alla sete, al desiderio, ecc., l'uomo si trova in un immenso lago sotterraneo, buio, ma, fremente di fortissime correnti, e gli è gioco-forza imparare a nuotare. E i Maestri hanno bisogno di buoni nuotatori!
Il sesso è un problema che si affaccia, in tali attimi, acuito dalla arricchita forza pensiero del discepolo, dall'essersi aperti, in modo vibrante, i petali dei suoi chakras, dalla lotta incessante che sopravviene in lui, tra i due poli che chiama: Amor Sacro e amor profano. Se egli deposita i remi in barca, imponendosi un ritmo di vita celibatario, tre sono i fatti: o, come abbiamo già visto, si tratta di una decisione del suo Sé Superiore, dovuta agli eccessi che fece in vite passate; o, abbiamo a che fare con un'Anima che ha aperto i fiori del Monismo Assoluto e procede lungo la strada, ad onore e vanto del genere umano, nutrendosi solo della limpida acqua ristoratrice che le proviene dal sorriso del Sé; o, invece, abbiamo a che fare con un sottoprodotto dell'indiano, di cui parlammo poco prima. In questi tre casi i Maestri attendono che le inibizioni di colui il quale abbia posto un freno nel vorticoso movimento sessuale delle vite passate riescano ad armonizzargli le acque interiori; nel caso di colui, o, di colei che siano entrati nel pieno e luminoso monismo asessuale, non più attendono, ma, li accolgono nell'area luminosa dei Loro Spiriti, Celati al mondo, ma Vivi e Frementi al senso telepatico di chi abbia vinto la propria natura inferiore; nel caso di colui che sia entrato, per viltà, per ignoranza, o, per fanatismo, in una castrazione spirituale, materiale, o animica, distolgono lo sguardo da esso.
V'è il caso di Maestri che, inseriti in una Legge Cosmica, si sposano e aderiscono al compito umano di Primo Raggio (quello inerente alla creazione di razze madri), privi di complessi di sorta e senza staccarsi dalle Alte Incombenze del Loro grado iniziatico. Il Maestro K.H. ebbe occasione, una volta, di ribadire la grande importanza fondamentale della donna, incarnazione dell'Eterno Principio Femminino, nei riguardi dell'uomo e della vita. La donna, sino ad ora, purtroppo, spesso e volentieri, è considerata una portatrice di sesso. Ciò abbassa, spietatamente, il valore intrinseco di una determinata categoria di uomini. A costoro, parlare dell'attuale e realistica possibilità che una donna faccia loro attingere, sino nel più profondo strato, la bellezza dei cieli, novella ed immortale Beatrice, suona ridicolo. A costoro, accennare, anche se pallidamente, che il nostro Logos Solare è in incarnazione femminile, sarebbe addirittura irriverente, per esseri intelligenti. Dire che l'esistenza di una Madre nei Cieli, nel cui Animo Azzurro si inseriscono i dolori di tutta l'umanità, risale al fatto che, nel precedente Sistema Solare, tutti gli Avatar furono femminili, come, nel presente, sono maschili, sarebbe stolto. Difatti, per una legge di antinomìa ritmica, i rappresentanti della Radice Logoica ne riflettono, quanto in uno specchio, le qualità, manifestandosi opposti al Suo Genere. Il Sistema Solare passato fu di genere maschile, ed ebbe Avatar femminili; l'attuale è femminile, e ce li invia maschili.
Ma non sottovalutiamo l'uomo. Non dimentichiamoci che l'Anima segue cicli, in cui si manifesta incarnata, sia sotto corpo femminile, che sotto corpo maschile. È un Principio, che noi veneriamo; non coloro che lo ospitano, spesso, indegnamente. Il disprezzo, o, la mancanza di apprezzamento (che osteggiamo, perché ingiusti, animaleschi e cattivi) di determinati uomini verso la donna, molto spesso è, invece, comprensibile, per l'esistenza di corpi umani, sotto veste femminile, che rappresentano il fondo della materia. Ma, per ritornare all'argomento, il Maestro K.H. asserì che uno dei compiti della donna, forse il più nobile e il più alto, era ed è quello di rappresentare il ricettacolo, al nobilitato spirito dell'uomo, per la creazione e l'educazione di iniziati, cittadini e popolazione delle Nuove Ere. Ecco perché esiste il sesso. Ecco perché, in futuro, ogni uomo (e donna) si cercherà una compagna (o, un compagno), tra le anime viventi in corpo fisico, in cui il principio del Cristo sarà risvegliato. Ecco perché il sesso, considerato sullo sfondo di un'evoluzione superiore, acquista una nobiltà che nessuno di coloro che ne sono imprigionati potrebbe supporre. Per l'uomo, è veramente importante che egli si renda conto delle forze che lo tutelano e lo guidano, in maniera tanto sovrumana. Sei Raggi formano l'aggregato della propria natura, in ogni individuo: i buddisti chiamano, secondo un'altra linea spirituale, questi Sei Raggi: skanda. Districato l'intreccio strettissimo di Essi, noi ci troviamo davanti al Dio puro. Ma, prima di scoprire e di adoperare il Raggio del corpo umano, del corpo astrale, del mentale concreto, della personalità, del corpo causale, e fonderci in quello monadico, o, della divinità, dovremo adottare un ritmo, mano a mano educativo, nella penetrazione al loro sentiero. Lo si ascende verticalmente, ponendo i piedi sui gradini orizzontali dello stesso. E, questo, non è solo un simbolo.
Proseguendo nell'argomento dei Raggi e considerandolo nella sua giusta importanza, vedremo che ogni nodo espressionistico si aggancia ad Essi: anche quello dei rapporti umani, e dei rapporti sessuali.
Nei trattati esoterici viene specificato che il vero significato del sesso, che si rifà anche al mistero del rapporto dei regni della natura, tra di loro, e dell'interrelazione vibrante che hanno, che si rifà alla fusione del regno angelico con l'umano, che si rifà alle vere radici del dualismo, tutto ciò verra pienamente rivelato alla quarta iniziazione. E si accenna al fatto che il mistero del sesso nasce dall'unione divina che intercorre tra il Pianeta Venere e la Terra, suo polo opposto; ma, unificato. Il sesso, quindi, ravvoltolato, in basso, nella melma del peccato, è gemma luminosa, in alto, racchiusa nella conchiglia celeste dei rapporti tra le stelle.
Considerando l'aspetto sessuale inferiore, nell'uomo, noi sappiamo (e ciò è chiaro) che esso si manifesta tra due individui di opposto genere. Ma, lì, ove non si tratta di un rantolo fisico, nel caso in cui i due protagonisti appena si conoscano, entriamo in una fusione che è più completa. I due vanno a vivere insieme. Qui, entra in atto il potere dei loro reciproci Raggi. Noi avremo il matrimonio perfetto, quando i Raggi Maggiori dell'uno si uniranno ai Raggi Maggiori dell'altro, parallelamente. Saranno costruiti, allora, i pioli di una scala che porterà, dritto, i due, alle somme Iniziazioni. Come dice uno dei Maestri: "Molte scuole di pensiero hanno affermato che soltanto il matrimonio può far giungere l'uomo alla catarsi definitiva. Non prendiamo tale regola per generale. Solo in alcuni casi può essere valida". Si tratta del nostro caso. Però, è estremamente difficile che tale fusione avvenga. E riguarda, anche, le pure amicizie durature.
Possono essere eguali i Raggi del corpo fisico, ma, dissonanti quelli delle altre entità vitali dei due Io. Un uomo e una donna riusciranno, momentaneamente, a placare le loro vibrazioni sul piano fisico; ma, non le emotive, o, le mentali. Un uomo ed una donna avranno Raggi uguali, per quanto riguarda i loro veicoli mentali ed emotivi; ma, non si incontreranno sul piano fisico, ecc..
Riteniamo suggestivo inserire la descrizione che un Adepto della Divisione Egiziana della Grande Fratellanza, chiamato Serapide, fece, in proposito all'unione divina di due anime, sul piano fisico, nel 1875. Questa descrizione è riportata nel libricino: "I sette veli sulla coscienza" di C. Jinarajadasa, ex Presidente della Società Teosofica Mondiale.
"Sappi, o fratello mio, che là dove un vero e spirituale amore cerca un duplice consolidamento di sè, sia mediante una permanente unione dei due, sia nel suo senso terreno, esso non commette peccato, o, colpa agli occhi del grande Ain-Soph, perché è la ripetizione del Divino Principio Maschile e Femminile - il riflesso microsomico della prima condizione della Creazione. Di una tale unione gli angeli possono ben sorridere! Ma esse sono rare, fratello mio, e possono crearsi solo sotto la saggia ed amorevole sorveglianza della Loggia, affinché i figli e le figlie di creta non possano essere ulteriormente degeneri, ed il Divino Amore degli abitanti delle più alte sfere (Angeli), verso le figlie di Adamo, sia ripetuto. Ma, anche tale, deve soffrire prima che loro vengano ricompensati. L'Atma dell'uomo può restare puro ed anche altamente spirituale, mentre è unito al suo corpo materiale, perché non dovrebbero due anime, in due corpi, restare altrettanto pure e incontaminate, nonostante la terrena passeggera unione di questi ultimi due? ". (Serapide, lettera 19: "Letters from the Masters of the Wisdom". Seconda serie).
Come abbiamo cercato di spiegare, il sesso può venire nobilitato, vedendone le più recondite passioni. Ma solo un individuo onesto con se stesso e con la vita può decidere le proporzioni della linea divisoria che dovrà calcolare, in merito a ciò che è giusto e ingiusto, per lui, fare, in proposito. Diciamo, francamente ed apertamente, dunque, che l'atto sessuale non viene proibito al discepolo. Gli viene soltanto consigliato di non eccedere in radicalismi inibitivi, o, all'opposto, in manifestazioni disordinate. Ma, egli viene anche esortato a prendere tra le mani le linfe vitali che, a quel dato punto della sua evoluzione, si trova ad analizzare, e trasumanarle sempre più, fino a renderle cristalline e ardenti, quale la luce del sole che vivifica ogni cosa; allora, si troverà ad essere un Sacerdote, o, una Sacerdotessa. E, dalle sue mani, sollevate verso la divinità, sgorgherà la Luce dell'Assoluto, come la Luce dell'Assoluto sgorga dall'ostia bianca, che il prete eleva sulle teste dei fedeli.
NOTA AGGIUNTA
I Sette Piani Fisici Cosmici sono, nei loro aspetti singoli, veicoli di Coscienze Superiori.
1) - Primo Etere Cosmico, o Piano Adi. (Nei suoi riflessi planetari).
In esso risiedono i Sette Kumara, i Quattro Signori del Karma e le altre Somme Individualità che costituiscono il gruppo individuale del nostro Re del Mondo.
2) - Secondo Etere Cosmico, o Piano Monadico.
In esso risiedono le Monadi umane, e, da lì, si fanno portatrici degli splendidi poteri che ricevono dal Piano Adi.
3) - Terzo Etere Cosmico, o Piano Atmico.
Il Piano della volontà manifesta. Vi risiedono i Nirmanakaya, quelle Spirituali Personalità che hanno il preciso compito di mantenere sempre fisso davanti agli occhi dell'umanità il Piano Divino. Vi risiede anche il Cristo, il Quale, pur avendo conquistato il diritto di libera padronanza in Shamballa, in questi particolari frangenti mondiali, attinenti alla venuta dell'epoca dell'Aquario, si è stabilito nel Piano Atmico. Vi risiedono le Coscienze degli Iniziati di quinto e di sesto grado.
4) - Quarto Etere Cosmico, o Piano Buddico
Il Piano delle sfere intuitive dell'Amore. Vi risiedono le Coscienze degli Iniziati di quarto grado.
5) - Piano mentale
Vi risiedono gli Ego degli uomini. Essi, quando sono nobilitati da una grande esperienza reincarnativa, simili a loti luminosi, aprono i petali verso l'alto ed occupano la parte superiore del Piano Mentale: il Causale. Quando sono orfani di esperienze, restano, serrati nei petali della personalità, e permangono nella parte inferiore del Piano Mentale: il Mentale Concreto.
6) - Piano Astrale
È quello delle emozioni.
7) - Piano Eterico Denso
È quello della manifestazione materiale, come tutti la conosciamo.
- LEZIONE DICIANNOVESIMA - (parte prima) -
v La morte ed il suo meccanismo
Chi non ha capito il messaggio della vita, non può affrontare quello della morte. La prigione composta dai concetti errati che l'uomo ha riguardo ai fatti fondamentali dell'esistenza è stata sempre la causa principale che ha mosso a misericordia i Grandi Maestri dell'Arcano. Come fare a spiegare ad un uomo, modello di un particolare tipo di società, la musicalità dell'essere universale, ove la melodica danza di due eterne componenti - vita e morte - compongono l'architettura di tutto ciò che è manifesto? Come spiegare a colui che, per oggetto delle sue analisi quotidiane, ha una mente in cui non filtra il raggio di sole dell'intuizione, che trema al pensiero di cosa possa accadergli l'indomani, che si avviticchia ai pochi anni di vita terrestre, considerandoli fini a sè stessi e non trampolino a qualcosa di molto più vasto, che egli è, effettivamente ed improrogabilmente, un'anima immortale, destinata ad un futuro luminoso, che mente umana non può ancora immaginare, da lui intessuto giorno per giorno, con le sue azioni, ed anche con le sue inazioni?
Non esiste angolo della nostra terra, in cui la morte non combaci esattamente con tutte le più piccole e più grandi attività della vita. Senza ricorrere alla descrizione della lotta quotidiana dell'esistenza, nella giungla, ove la gazzella soccombe al leone, il bruco all'uccellino, il selvaggio alle più forti tribù (e, per non parlare della giungla d'asfalto!..). Fermiamo la nostra attenzione, lì, dove pare che la distruzione non entri affatto: sui colori, ad esempio, lucidi e vivi, di una mela, di un albero, o, sulla carne tenera di un bambino, protetto dall'amplesso materno, in una casa invernale; o, sul tronco di una secolare quercia, lontana da ogni attività, nel pieno silenzio di una foresta, immune da pericoli esterni. Visti sotto l'occhio indagatore di uno strumento scientifico, tutti questi tessuti vitali si dimostrano, nascostamente, sottoposti ad una legge continua di distruzione; non passa minuto, non passa istante che un numero incalcolabile di cellule evitino di restare distrutte dall'afflusso prepotente di altre cellule, in nuova nascita. La mela, così tonda, così bella, così profumata è arrivata a maturità, sull'albero, solo grazie al ritmo di una legge inflessibile, e che regna latente in ogni atomo del nostro pianeta: l'avvicendarsi della morte, che spiana il terreno alla vita. Ha acquistato il dolce sapore, solo grazie alla morte ed al rinnovamento delle vecchie cellule, durante il processo di maturazione; solo grazie alla morte del fiore precedente. E solo alla sua morte, quando spargerà i semi sul terreno, nasceranno altri alberi. È più forte la morte della vita? O, la vita, della morte? V'è un equilibrio perfetto. Un equilibrio che è latente, sia nell'immanifesto che nel manifesto. La vita è; e la morte, come normalmente intende l'uomo profano, pur se in apparenza può sembrare distruzione, è rinnovamento, catarsi. Vediamo che, quindi, anche la reincarnazione appare in argomento. Ma, l'anima intuitiva dei più ispirati studenti di queste lezioni si renderà conto che la reincarnazione è qualcosa di molto più vasto, di quanto ne pensino molti esoterici. La incarnazione è evoluzione, è ritmo nuovo, è forma sempre migliore. Non appartiene soltanto all'uomo; ma, a tutte le specie di vita. Il fiore si reincarna, e diventa mela; la mela diventa albero; l'albero crea fiori. Quindi, il fiore, da creato, diventa creatore. Il ciclo è compiuto. Dio, incarnato nell'albero, ha dato la sua qualità alla propria creatura. Prima, tramite la vita; poi, con la morte. È chiaro che il processo, quale noi lo abbiamo descritto, è più lento, più ritmico; ma, invariato.
Ad ogni periodo d'espressione, quando l'uomo è pervenuto alla massima apoteosi delle proprie energie ed attività creatrici, le medesime illanguidiscono ed egli inizia a morire, decine di anni prima della fine fisica. La morte, Meravigliosa Sorella, incomincia a baciarlo verso i 45 anni, trasmutandone le energie fisiche e le esperienze fatte, in saggezza, in potere mentale, in essenza melodiosa e spirituale. E, già, la personalità comincia a percepire, misteriosamente, suggestivamente, il richiamo dell'Angelo Solare, che le aveva allentato le briglie sul collo, lasciandole una quasi totale libertà, nel campo dell'espressione reincarnativa. Il legame tra l'anima e la personalità, che i discepoli saldano molto tempo prima, quando intraprendono lo scosceso Sentiero dell'Illuminazione, comincia a palpitare e ad avvolgere l'uomo, in modo naturale, alle soglie della vecchiaia.
È stato detto, giustamente, che l'anima, nella sua profetica natura, non solo conosce il momento della morte dell'io fisico, che nutre, durante un'incarnazione, dall'alto; ma, è la protagonista di tale fenomeno definitivo. Difatti, benchè l'uomo creda di essere, nel suo aspetto cosciente, padrone del campo espressivo in cui si trova a fare esperienze, ben piccola parte egli ha in tutto ciò. La scienza moderna ha diviso le funzioni psichiche dell'uomo e quelle biologiche in due parti. Per quanto riguarda la sfera delle sue attività corporali, si studia che l'uomo ne detiene il controllo con il proprio sistema nervoso; il quale si divide in due parti: il cerebro spinale e il gran simpatico. Il cerebro spinale è il fulcro ad ogni movimento voluto e dinamico dell'essere umano. È sotto la presa diretta del comando della propria coscienza. Mentre, il gran simpatico dà movimento e ritmo a tutte le funzioni prettamente biologiche; quali, le digestive, il movimento della corrente sanguigna, la funzione del cuore, ecc.. Le scuole di yoga orientale, tramite il ponte diretto del sistema cerebro-spinale, sono riuscite a controllare il gran simpatico, facendo sì che molti yogi riuscissero, a volontà, a fermare il battito del cuore, senza pericolo, ad accelerare la corrente sanguigna, ad accelerare il processo digestivo. In tutto ciò entra la volontà. La duplice divisione di cui, solo per accenno, abbiamo parlato, è il riflesso fisico dell'altra frattura che esiste, nell'interno dell'uomo, tra mente cosciente e mente subconscia. Freud fu il primo scienziato moderno che si accorse dell'importanza della psiche umana, oltre che della sua natura duale, vista sotto tale aspetto. E, quando affermò, facendosi inconsapevole rivelatore di antichissime e tradizionali verità esoteriche, che il subconscio era la radice prima di ogni funzione della mente conscia, destò un vivo interesse; ma, anche, molta incredulità, molto scetticismo e sarcasmo nel campo degli scienziati accademici di allora. Eppure, egli intuì delle verità fondamentali: e chi scrive non si stupirebbe se, inconsciamente, Freud fosse entrato in contatto supernormale con qualche rivelazione inviatagli dall'alto.
(nota: vorremmo che lo studente non fraintendesse quanto gli diciamo, circa le "intuizioni dall'alto". V'è sempre uno scambio di energie tra gli antipodi. Una mente recettiva è necessaria, quanto una mente impressiva. Nessun Maestro può ispirare un genio della specie umana, se quest'ultimo non possiede una natura, anche se appena abbozzata, pari alla natura dell'Adepto. Ciò diciamo, per togliere l'illusione che l'uomo sia strumento passivo di Forze Superiori).
Ciò nondimeno, molto poco si sa sulla sfera misteriosa delle funzioni animiche. Difatti, l'dentità del subconscio-conscio e sistema nervoso spinale-gran simpatico non sono altro che il riverbero diretto dell'anima. Ed essa ha funzioni molto più vaste di quanto non si creda. L'investigazione dell'immenso territorio che le compete e la larvata intuizione dei poteri con i quali si trova a contatto hanno determinato, lungo i tempi, colorati dagli aspetti negativi del Sesto Raggio, o del Raggio della devozione, la nascita delle religioni, l'affermazione dell'innata divinità dell'uomo, il ritmo coordinato e confuso, per spostare il baricentro dell'umanità, dal piano puramente materiale, a quello spirituale. L'Epoca dell'Aquario (di cui, la descrizione viene data nelle prossime lezioni sui pleniluni) ha fatto nascere la scienza dell'anima. Che è, semplicemente, la moderna psicologia. Tale scienza è allo stato embrionale; è come una conchiglia dalle valve serrate; ma, che sta per mostrare la perla di una rivelazione che lascerà attoniti scienziati e mondo futuri. Diamo, quindi, qualche accenno a ciò che sarà tale conoscenza; non si tratta di rivelazioni, o, di profezie. Ma, di semplici, improrogabili deduzioni, alla base di quanto è stato esposto nel trattato.
v La reincarnazione: che cosa è?
v Le anime "sorelle", o binomi d'anima
v Il processo della morte e della vita in tutto l'universo.
v Gli iniziati, o yoghi, che non conoscono morte.
v Morire e rinascere a volontà.
v Le ragioni della reincarnazione
L'anima dell'uomo è dualista, nella sua natura. Questo dualismo non è qualcosa di antagonistico, anche se, all'inizio dell'evoluzione umana, può sembrar tale. Il dualismo, quale noi lo intendiamo, è di vibrazione occulta. Se, da una parte, simile ad una radio emittente, l'anima fa "terra", con il mondo oggettivo, con la sua personalità, nei suoi tre corpi (eterico denso, astrale, mentale), essa, contemporaneamente, appartiene ad un reame di energie, per la maggior parte sconosciute al mondo d'oggi. Possiamo, difatti, paragonare l'essere umano ad un vulcano. Di tanto in tanto, dalle profondità, nelle viscere della terra, scaturisce fuori della lava, del fumo, e, di tanto in tanto, il vulcano è scosso da brontolii e da tremolii, che lo pervadono tutto. Ma le leggi della natura ritmano l'immensa quantità di fuoco liquido ed equilibrano il mondo interno del pianeta, mandandone fuori quel tanto che occorre, attraverso gli squarci esterni che esistono, disseminati nel territorio di essa. Quindi, ogni vulcano non è una entità a sè stante, ma è sottoposto ad una legge comune a tutti i vulcani; la "sua anima interiore" è tutt'una con le anime degli altri vulcani. Così, per l'uomo. Il filo di luce che vitalizza, come abbiamo visto, il suo aspetto cosciente ed incosciente, dopo averne controllate le evoluzioni biologiche e psicologiche, durante tutta una vita, ne causa la morte fisica. Ed è qui che noi ci riallacciamo a quanto scrivemmo poco prima; cioè, che l'anima è profetica, nella sua natura e recide i legami definitivi che tengono in vita la personalità. Bisogna, però, comprendere quali altre forze entrano in azione; a quali cicli essa obbedisce; a quali Comandi Gerarchici si rifà
A ondate ben dosate e volute, gruppi di ego entrano in incarnazione. V'è il caso, come spesso, avviene, che si trovino a contatto ambientale per tutta una vita; o, si rintraccino, dopo molti anni dalla nascita reciproca nella materia, per varie, ovvie ragioni; tutte attinenti all'evoluzione reciproca, o, dell'uno a favore dell'altro, o, viceversa. Spesso, però, ego che hanno passato un lungo numero di reincarnazioni assieme, non si incontrano nell'ultima. Malgrado questo, un filo magnetico li unirà per l'intera durata della vita; le personalità resteranno incoscienti del fatto, ma, "in alto", ambedue le anime palpiteranno all'unisono, aiutandosi a vicenda. In ciò non entra la coscienza, quale di solito s'intende. Gli ego sono sottoposti ad una legge di attrazione, che travalica la normale comprensione. Attrazione costituita da cause remote personali; ma, anche, di raggio, di Economia Cosmica, ecc.. In ciò, all'origine, sono attivamente funzionali le tre leggi occulte del nostro sistema solare: quella di Sintesi (Primo Raggio), di Attrazione (Secondo Raggio), di Economia (Terzo Raggio). Per obbedire alla legge di flusso e di riflusso, di attività materiale e di attività spirituale, molti ego si incontrano, durante la separazione dal corpo fisico, nel pieno della notte, nei campi sottili dell'esistenza. A titolo di rilassamento mentale, scriviamo che, spesso, dopo la morte, l'entità, oltre che i suoi cari, già trapassati, incontra delle anime, a lei molto amiche, con le quali ebbe rapporti di lavoro occulto, durante il sonno fisico. Quei gruppi di ego che si incarnano, per karma, assieme, solitamente, e salvo rare eccezioni, muoiono a breve distanza l'uno dall'altro. E quale grande avventura hanno passato! Quale grande esperienza! È come se un velo di torpore fosse stato tolto, improvvisamente, da loro addosso; molte verità appaiono chiare, il Piano Divino si estende davanti al loro occhio, in tutta la sua maestosa sinfonia. Il piacere per ciò che è piccolo e per ciò che è grande li invade lentamente. Inizia l'avventura del dopo morte.
Ma, ne parleremo più in là, durante la lezione. Ciò che a noi interessa affermare, adesso, sono due cose: in primo luogo, la natura duale dell'anima; in secondo luogo, l'immutabilità della stessa, lungo gli eoni, quando si è fusa con la Monade. Perché dualità dell'anima? Perché essa è un microcosmo, con piena e completa autonomia; ma, riflette, anche, le più vaste Leggi dell'universo, di cui è una spirilla luminosa. Il fatto noi lo rileviamo dall'inflessibilità delle leggi organiche, le quali ritmano la vita biologica di ogni corpo fisico e dalle leggi spirituali che danno la nota alla sfera psichica. Come fa, l'anima, anche se di natura divina, a controllare tutti i suoi processi fisiologici, mentre è incarnata; a guidare il destino della personalità, in funzione esperimentativa lungo il Sentiero; a collegare questa ultima con gli ego del proprio gruppo karmico; a dirigerla, in alto, nell'evoluzione; e, finalmente, a dare la morte fisica, salvo che non si tratti di incidenti violenti (ma, tutti, determinati da un karma precedente)? Semplicemente perché essa è sottoposta alla marea della legge di gruppo, sotto il controllo della Gerarchia Bianca. In seguito, l'Iniziato, raggiunta la piena padronanza del suo destino, unificate Monade, anima e personalità, decide, di sua propria volontà, la cessazione della vita. Questo, lo vediamo nelle biografie di molti yoghi e di molte figure sovrumane, nel campo dello spiritualismo. Ma, come un liquido - versato su di una serra, ove sono piantati una grande quantità di fiori - si estende, all'inizio, in modo omogeneo, ma, penetra, poi, in ogni radichetta, secondo la quantità esatta, e determina la morte dei tessuti vecchi e la crescita di quelli nuovi, così la legge sovrana dell'Energia, immessa nel mondo della manifestazione, secondo dei ritmi esatti ed una fissa logica cosmica, dalla Gerarchia, crea quelle reazioni capillari e insindacabili, che si riflettono - in un meraviglioso dipanarsi di vita e di morte - nelle anime dei viventi, e staccano dalla materia i frutti maturi, ammorbidiscono gli acerbi, risvegliano coloro che non vogliono avanzare. Quest'altro aspetto dell'anima, diafana forma di vitale elettricità sublime, unita, delicatamente e tenacemente, alle leggi del mondo occulto, la rende unita e vibrante all'Ordine che pulsa nel centro del nostro pianeta, da Shamballa; la rende profetica, potente, collaboratrice al Decreto e al Disegno Superiore. Ecco perché l'anima non fallisce mai, sia quando è ospitata da una personalità inferiore, sia quando è risvegliata e sfolgorante di luce.
Ma, troppo vasto è il mondo delle cause, e noi possiamo dare solo brevi cenni di esortazione all'intuito dello studente.
Così come le maree si alzano e si abbassano, secondo un ritmo preordinato, nella stessa maniera, ondate di ego entrano in manifestazione reincarnativa, e ne escono. Da tale breve accenno si può risalire al disegno delle ronde, delle catene, e così via.
Il fenomeno della morte, quindi, nel suo aspetto tenebroso è una chimera creata dagli animi sensibili e poco evoluti, che non ne comprendono il vero significato. Più in là, nell'evoluzione, spesso, la morte è invocata. Ma, anche qui si cade nell'ignoranza del fenomeno. Come dicemmo, morte e vita, nel loro aspetto cosmico, sono i protagonisti di quell'entità attuale, immanente, che vive nell'eterno presente, e che è l'uomo. Desiderare la vita è un errore; desiderare la morte è un errore. Essere vita e morte, contemporaneamente, è un'esperienza che solo le Alte Iniziazioni permettono di provare. In tal caso, l'Iniziato è un "nirvana vivente". Ha scoperto il segreto di KALA HANSA; cioè, di vivere, contemporaneamente, nel tempo e nello spazio, e fuori di essi. Egli si crea un corpo di manifestazione, a volontà; lo adopera, finché è necessario e costituisce un'immensa forza attiva nell'esecuzione del Piano Gerarchico.
Noi parleremo della morte: ma, della sua manifestazione esteriore; parleremo della morte, quale tecnica dell'anima di svincolo graduale dalla materia. Questo fenomeno riguarderà soltanto ciò che avviene per la media umanità. La morte, per l'Iniziato, non esiste. Egli ha spezzato il cerchio delle rinascite e quelle dell'oblio, con la distruzione, alla quarta iniziazione, dell'unico laccio che lo legava al ciclo reincarnativo: il corpo causale. Unificato alla Monade, che non muta - come afferma Alice A. Bailey, nel Suo: "Trattato di Magia Bianca" - attraverso gli eoni.
L'uomo si è incarnato per due ragioni, quindi. Per proseguire esperienze portate sino alla precedente incarnazione e per farne delle nuove. Il caso di immersione nella materia per missione, non ci riguarda, ora. Basti dire che avviene al di fuori delle normali leggi evolutive. E, durante la vita fisica, due sono gli effetti che l'uomo crea. Il primo è la trasformazione vera e propria dei suoi corpi sottili, con l'impronta evolutiva che ne consegue, per l'anima. L'altro, la creazione di vari "campi magnetici", negli ambienti in cui egli ha vissuto; campi magnetici che, per la stessa loro natura, si uniscono tra di essi, nel mondo della quarta dimensione, creando una invincibile rete di cause, che lega l'uomo ad una nuova manifestazione fisica ed oggettiva. Tali entità, che formano la struttura geometrica dei vasti campi magnetici, sono quelle che H.P.Blavatsky chiama i sotto-agenti del karma e che allentano la morsa sull'uomo, quando il suo spirito si libera dai lacci della carne. Ma, pronti e puntuali, si presentano a lui, mentre sta per incarnarsi nuovamente, dopo avergli preparato, per linee generali, la nuova vita.
- LEZIONE DICIANNOVESIMA - (parte terza) -
v I tre tipi di morte naturale, in riferimento alle tre diverse forme di personalità umana: la lemuriana, l'atlantidea, l'ariana.
v Cosa succede sul letto di morte
v Cos'è la continuità di coscienza
v Il coma di morte, visto nei suoi lati occulti
v Il "filo argenteo" che lega il corpo eterico a quello denso
Analizziamo, allora, il caso dell'uomo, di fronte al fenomeno della morte. Non trattiamo di incidenti violenti, in cui l'io viene sbalzato oltre la quinta dello scenario della vita relativa, in modo improvviso. Si tratta di cause volute da un karma antico, e che hanno soddisfazione solo in tal senso. L'anima, quasi avesse subìto un elettro-shock, si trova in condizioni nuove, dall'"altra parte" e, dopo un faticoso e, spesso, dolorosa assuefazione, si riassesta nell'ordine e nell'equilibrio e segue il destino comune ad ognuno.
Tre sono i tipi di personalità umane, che esistono sul pianeta, al giorno d'oggi. Furono analizzate, lungamente, nella lezione sulla telepatia: il lemuriano, che ha in funzione soltanto i chakras sotto il diaframma e, parzialmente, quello del plesso solare; l'atlantideo, il cui ritmo biopsichico nasce dalla radice occulta del suo plesso solare, e di cui il centro del cuore è appena funzionante; l'ariano, che ha il centro del cuore in movimento ed in fase evolutiva ascendente, ma, che, già, volge le forze istintive a manifestarsi attraverso i centri del capo. Questa triplice divisione si rivela della massima importanza all'atto decisivo della morte. L'anima ha raggiunto il vertice dell'esperienza, avendo immerso nel lago della vita il remo della personalità ed avendone frugato il fondo. Ora, sta per riporlo in barca. Il movimento accade, nella maggior parte dei casi, meccanicamente. Ed ogni morte, nella maggior parte dei casi, può considerarsi un comando meccanico dell'anima, proprio come, senza cognizione diretta, essa, durante l'evoluzione, mette in movimento gli organi del corpo e controlla il subconscio ed il conscio della propria psiche. Ciò non significa che il fenomeno di cui parliamo non avvenga in maniera mirabile e armoniosa, in tutti i suoi particolari. È un istinto superiore, quello che guida l'anima, proprio come un istinto divino guida le api a cercare il polline, la farfalla ad uscir dal bozzuolo, i castori a costruirsi la casa. Ripetiamo: il fenomeno della fusione tra il volere dell'anima e la consapevolezza del cerebro fisico, di cui essa si avvale, avviene soltanto da parte di Iniziati, dal terzo grado in su. Costoro, abituati ad avere la "continuità di coscienza" per molti anni, durante la vita, avevano sciolto i legami con il corpo fisico, e, anche se il fatto era ignorato dagli stessi intimi, nella notte lavoravano, sapendolo, assieme al Maestro di Raggio, nei mondi invisibili; e, naturalmente, abbandonavano, a volontà e quando la necessità lo richiedeva, il corpo fisico, anche durante il giorno. Dopo avere esaurito la missione terrena, essi decidono di non ritornare più nel loro corpo; avvisano i cari, e l'ultimo volo lascia la spoglia inerte, sul giaciglio. È il caso di quelli yoghi che hanno dato l'ora esatta della loromorte ai discepoli.
Solitamente, l'uomo medio, che muore di morte naturale, o, complicata da malattie (che servono a rosicchiare, con più celerità, il legame karmico che li lega alla terra), presagisce la fine.
È il momento in cui l'anima sta agendo, istintivamente, nella direzione fatale. Essa, accentuando il diapason del suo ritmo musicale innato, mette in vibrazione sottilissima i nadis (vedi la lezione sul corpo eterico) che, a milioni, formano la fitta intrecciatura energetica del corpo eterico. La vibrazione, allora, si riflette nella controparte densa degli stessi nadis:il sistema nervoso. Quando questo contatto tra corpo eterico e aspetto denso è avvenuto, la Scienza Esoterica sa che mancano poche ore, o, pochi giorni, in genere, alla morte. V'è il caso in cui il fenomeno si ritragga, alle Origini, e non avvenga. Lo noteremo più in là. Il sistema nervoso, percorso da una insolita corrente di energia, la trasmette a quello endocrino che, come abbiamo visto, nelle sette principali ghiandole (pineale, ipofisi, tiroide, timo, pancreas, surrenale, gonadi) è la solidificazione obiettiva dei sette chakras maggiori. E nasce un fenomeno, appena intravisto dalla scienza medica ufficiale, da parte dei suoi più intuitivi membri, ma, secolarmente conosciuto da quella esoterica: le ghiandole secernono un liquido biologico e tossico che, attraverso la corrente sanguigna, penetra in tutto l'organismo. Tale liquido ormonico è venefico ed è il vero generatore del trauma chiamato "coma". Il corpo eterico intraprende lo sforzo di distaccarsi da quello fisico denso ed una lotta, chiaramente significata dal coma, si determina tra le vite sottili che coordinano i corpi invisibili dell'uomo e la vita della rudimentale coscienza, chiamata l'anima elementale dell'organismo. Inoltre, quell'altra vasta coscienza misteriosa, l'Elementale della terra (da non confondersi con il Logos Planetario) tende a riassorbire in sè la propria particella, esotericamente "prestata" all'uomo, e costituita dalla sostanza materiale. Il coma è la lotta, quindi, tra tutto ciò che di fisico esiste nell'uomo ed il comando inflessibile dell'anima. A volte, come accennammo, tali forze convergenti rimandano al futuro l'opposizione reciproca. È il caso del coma neutro, che tanto spavento evoca attorno ad un letto di malato, creduto, lì lì, per andarsene; ma, che cessa, senza complicazioni. La scienza ufficiale accetta e convalida l'esistenza di questi due tipi di coma.
Nel caso del processo letale, il movimento prosegue. I due primi chakras che vengono corrosi dall'acido della Grande Amica sono quelli dietro gli occhi; gli ultimi due, sono quelli connessi con i polmoni. Sino a quando questi non vengono, definitivamente, trattati dalla Natura, l'anima può essere tenuta ancora in contatto con il mondo delle apparenze. Il massaggio clinico al cuore, la respirazione artificiale sono metodi allineati, in modo inconscio, ai chakras dei polmoni. Giunge, però, il momento definitivo. La vibrazione, scaturita da lontane regioni animiche, raccolta dal mirabile strumento di ricezione che è il corpo eterico, racchiusa nel sistema nervoso, estesa nel liquido ormonico venefico e ripercossa in tutto l'organismo, nella lotta tra l'anima elementale del corpo denso e le forze vive degli organismi sottili, distacca l'eterico, ridotto ad una coerente sfera luminosa, da ogni sua controparte solida. L'anima rimane racchiusa in esso. Entra in attività l'evoluzione del triplice genere umano, che noi conosciamo. Coloro che postulano ogni propria attività sul piano puramente emotivo, fluiranno nel mondo della quarta dimensione, esalando se stessi, nel globo eterico, dal plesso solare; coloro che hanno in funzione il chakra del cuore, useranno lo stesso, come "foro d'uscita": i più evoluti del genere umano adopereranno la sutura parietale del capo, per prendere possesso del mondo oltre il velo. Molti veggenti, davanti ad un letto di morte, hanno veduto (ed i casi sono centinaia) il globo di luce eterica sollevarsi a pochi metri di altezza, su colui che era appena morto e, indi, sparire. Impropriamente, lo hanno scambiato per l'anima.
La morte avviene quando si spezza il filo sottile argenteo che lega il corpo eterico al corpo denso. Questo filo, di natura quadrimensionale, e, quindi, non sottoposto ad un computo metrico tridimensionale, è la garanzia, se rimane saldo ed integro, del ritorno nel corpo di ogni yoghi, mentre egli, durante la meditazione, va in estasi; è la garanzia del ritorno nel corpo di tutti coloro che, durante la notte, vanno in quelle regioni che, alla morte, abiteranno definitivamente. V'è un legame magnetico tra il corpo fisico e la sostanza eterica. La cremazione, una volta garantita in maniera indiscussa l'effettiva morte fisica, è il sistema più adatto per far sì che l'anima, spesso intorpidita, indolenzita, ancora dormiente si stacchi dall'attrazione innata verso il suo veicolo; nella maggiore, circondato da persone piangenti, affrante, che immergono il defunto in una atmosfera di tristezza e di sconforto. Il fuoco distrugge ogni residuo materiale inutile, e non dà, ovviamente, dolore agli organismi energetici che adopera l'anima, mentre l'aiuta ad avvicinarsi ad una visione più accosta al Reale.
Il processo descritto sin qui - cioè quello che riguarda il puro e semplice distacco dell'anima, ancora racchiusa nei suoi corpi sottili, dal piano della forma - è chiamato, secondo i termini esoterici, di RESTITUZIONE. Non solo simbolicamente, ma, anche, materialmente, l'Ego "restituisce" il corredo fisiologico che il Logos Planetario gli aveva "prestato", o "per diritto, dato". L'anima, ora, si trova in un mondo sconosciuto, eppure istintivamente conosciuto.
A tal punto vogliamo sottolineare un concetto molto importante. Lo studente comprenderà che l'immensa Luce, con la quale si trova ancora in contatto indiretto il disincorporato, è di natura, sia personale, da una parte, che universale, dall'altra. I termini: Luce, Reale, Angelo Solare, Supremo, Assoluto sono, spesso, ripetuti, dai discepoli, senza una vera cognizione di cosa significhino. Si ha l'intuito che tali termini rappresentino la meta ultima dell'evoluzione; rappresentino ciò che di più giusto esiste nella vita, ciò che spetta a tutti, giunti alla beatitudine universa. Se, da un lato, l'astratto fa del bene a menti troppo concrete che intraprendono il Sentiero dell'Evoluzione, a lungo andare, il medesimo diventa una lama a doppio taglio. Termini come : la Realtà Una, l'Assoluto, la Luce, ostacolano, quando l'anima è matura, la necessità che lo spirito ha di fondere, in un monismo sostanziale, ogni binomio e di recuperare l'aureo splendore della perfezione, nella definizione formale, oggettiva. Ecco perché, raggiunte le migliori condizioni, dopo la morte, da parte dell'anima, a che essa constati personalmente il vero Disegno Divino, la medesima si trova di fronte a particolari aurei, a realtà evidenti e nominali e non più a qualcosa di sfuggente e di astratto. Se essa è povera di esperienze reincarnative, il colore smorto del primo cerchio che dovrà superare, nell'al di là, o, il mondo astrale, la deluderà di molto. Essa dirà, come Oscar Wilde: "Non v'è esperienza più noiosa della morte! Aiutate Oscar Wilde". È il momento in cui inizia un secondo processo: quello di ELIMINAZIONE.
- LEZIONE DICIANNOVESIMA - (parte quarta) -
v La vita dopo la morte.
v L'anima nel suo corpo eterico, nel suo corpo astrale, nel suo corpo mentale.
v Purgatorio e paradiso secondo l'esatto significato esoterico.
v Descrizione dello stato di grazia post-mortem, chiamato Devachan (Paradiso) in letteratura indiana.
Abbiamo studiato, nella lezione che descriveva l'individualizzazione umana, che la cosiddetta personalità poggia le basi del suo esistere su tre punti occulti: gli atomi che formano la triade inferiore dell'io. Cioè, quell'atomo ultimo, che la Monade scelse nel piano eterico, quando aleggiava sul mondo minerale, facendo esperienza di "immetallizzazione"; l'atomo astrale, che la Monade scelse e unì al precedente atomo eterico, quando si trovò ad assorbire sensazioni nel mondo vegetale; e l'unità mentale, o, atomo ultimo del piano mentale concreto inferiore, che la Monade preservò, unico ed unito ai due precedenti, quando si immerse nel mondo animale, preludente a quello umano. Questi tre atomi ultimi costituiscono un vero miracolo della natura divina. Uniti assieme, formano il piedistallo inferiore, o, la triade inferiore, tra il corpo causale (anima) e la struttura superiore dell'io, o, Triade Superiore: formata, a sua volta, da un atomo ultimo del piano atmico, da uno del piano buddico e da uno del piano mentale superiore. Quando, con l'aiuto della Gerarchia, l'angolo basso della Triade Superiore (o, l'atomo ultimo del piano causale) entra in contatto con l'angolo alto della triade inferiore, o, l'unità mentale, scocca la scintilla dell'individualizzazione e viene creato il corpo causale, che è il punto intermedio tra la Monade eterna, e la personalità transitoria. I tre atomi ultimi che formano la triade inferiore, come scrivemmo, sono un miracolo vero e proprio della natura. Talmente recettivi e vibranti, formano il "fissaggio" interno, che unisce corpo fisico, corpo astrale e corpo mentale inferiore, durante ogni incarnazione, ed assorbono, rapidamente, tutte le esperienze che la personalità compie, in vita, quasi fossero delle piccole cellule foto-elettriche; alla morte, quando l'anima si libera dei tre corpi, non potrebbe riallacciarsi ad una prossima incarnazione, nè potrebbe vivere liberamente nei mondi "oltre il velo", se non avesse questi tre atomi ultimi, che essa ritira in sé, abbandonando al serbatoio dei tre piani i suoi tre corpi. Gli atomi ultimi, infinitamente minimi, sono la sola cosa che resta nel corpo causale, dopo che si è attuato il processo di restituzione, eliminazione, assorbimento.
L'anima, nel suo corpo eterico, è, ora, nella Luce, priva di organismo denso. A seconda della sua evoluzione, sarà, subito, del tutto desta, o, in uno stato letargico, simile a quello che precede il risveglio mattutino dell'io. Il senso del tempo e dello spazio iniziano ad allentare i legami e si unificano in un'unica natura: tempo e spazio si mostrano in qualità di SOSTANZA COSMICA. Secondo le tre linee evolutive principali, il disincarnato inizia a sfoltire e smaltire la speciale sostanza umida (in senso occulto) del suo corpo astrale. Prosegue, perciò, il processo di eliminazione. Tutto quello che di pesante esisteva, nei desideri umani, viene, dalla Natura, virilmente e decisamente consumato. Ma, tutto nei limiti di un arco armonioso di durata.
Il Maestro Tibetano, in uno dei Suoi trattati, asserisce che, per l'ottanta per cento, le descrizioni dei mondi ove il disincorporato va a stabilirsi, dopo la sua morte fisica, sono state, in passato, e per lo più, errate. E, questo, per varie ragioni: una di queste è dovuta al fatto che si è data l'illusione della persistenza del tempo e dello spazio, in quei luoghi, quale, usualmente, si considera. Un'altra è dovuta al fatto che si è troppo meticolosamente insistito a descrivere regni e "cerchi" del mondo astrale, offrendo l'impressione che quel regno fosse un reame eterno della Natura Ascosa. Ora, i veri occultisti sanno che il mondo astrale iniziò ad essere creato, durante l'epoca atlantidea, dai miasmi genetico-emotivi di quella razza. Inoltre, il mondo astrale è una tappa intermedia che il disincorporato incontra prima di stabilizzarsi nel piano mentale. Esso è troppo fluido ed umido, esotericamente parlando, perché lo si possa prendere in considerazione, traducendo la sua natura nel fisso e secco vocabolario della descrizione umana e verbale. Il mondo astrale è destinato a scomparire, ed il fatto avverrà, pienamente, durante la settima razza madre. È un mondo di dolore e di annebbiamento, in cui vagano quelle anime che sono unite ancora alla terra, ma, non la possono raggiungere, e vengono attratte dal cielo, che, pure, non possono ancora padroneggiare, perché non completamente purificate. È da questa cerchia negativa che provengono tutti quei messaggi di sconforto e di dolore, ospitati nelle sedute medianiche. È qui che Ulisse vide la madre e i suoi compagni d'avventure, i quali gli confessarono che il più povero dei mendicanti sulla terra era invidiato da un Re, nel mondo dell'Ade.
Comunque, ben presto, il corpo astrale viene eliminato ed il disincorporato possiede soltanto il corpo mentale. Dovrà distruggere anch'esso, per sentirsi radioso - ma, pur sempre, limitato - nel corpo causale. Difatti, quest'ultimo, viene, soltanto, distrutto, per legge, mentre si è in piena e completa incarnazione sulla terra, tramite la quarta iniziazione. Superato il girone del "purgatorio", l'io inizia a gioire di una felicità che mai aveva gustato in terra. Non esiste tempo, nè spazio, che lo imprigionino. Il passato gli si mostra, nella sua pienezza; recupera i ricordi delle incarnazioni precedenti e scorge una lunga strada simbolica, davanti a sè, che gli rivela, per ampie linee, il suo futuro e le vite che lo aspettano. Egli incontra tutti gli affetti che credeva scomparsi per sempre; si riunisce a coloro che lo avevano preceduto nel viaggio misterioso; inizia a comprendere la natura dei meravigliosi mondi angelici, in piena attività creativa, nell'attuazione del Piano Gerarchico. Ed acquista la facoltà di realizzare che tale visione è Potere. È interessante constatare che il processo di accostamento e di realizzazione che si sta attuando in lui è esattamente quello che il discepolo, o, lo yoghi, conquistano, coscientemente, senza l'aiuto di Sorella Morte, con le varie tecniche di meditazione. Se l'anima è sviluppata, essa incontra, dopo la morte, il Maestro ed entra, definitivamente, nell'Ashram, per, mai, abbandonarlo. Se l'anima non è sviluppata, pur riuscendo ad ottenere un pieno contatto con il proprio Angelo Solare, dopo aver eliminato - come tutti gli ego - anche il suo corpo mentale inferiore, rimarrà in una estatica contemplazione di una Luce indistinta, il cui mistero potrà penetrare, molto più avanti, sul Sentiero dell'evoluzione, dopo varie incarnazioni successive. Comunque, l'evoluzione è sempre una conquista. Ed ogni sensazione provata nel Devachan è di una tale intensità, che supera ogni lontana immaginazione. Dal testo "Les premiers Enseignements del Maîtres "- editions Adyar - Paris - 1924 - (datate dal 1881 al 1883) e pubblicate da C. Jinarajadasa, ex presidente della Società Teosofica mondiale, traduciamo una lettera del Maestro K.H., che descrive le condizioni post mortem dell'anima. Essa è diretta a Mr. Sinnet, noto studioso di esoterismo e Direttore dell'allora esistente quotidiano "Pionier".
"..Perché supporre che il Devachan sia uno stato monotono, per il solo fatto che un certo momento di sensazione terrestre viene, indefinitamente, perpetuato - prolungato, per così dire - attraverso i secoli? Non è, non può essere così: ciò si dimostrerebbe contrario ad ogni analogia ed in opposizione alla Legge degli Effetti, per la quale i risultati sono proporzionati alle energie antecedenti. Per ben cogliere il concetto, tenete presente che le cause hanno due campi di manifestazione: l'oggettivo ed il soggettivo. Le energie più grossolane, quelle che agiscono negli strati di materia più pesanti e più densi, si manifestano nella vita fisica; ed hanno per risultato le nuove personalità di ogni nascita, compresa nel gran ciclo dell'individualità che evolve.
Le attività morali e spirituali trovano nel Devachan la loro sfera di effetti. Così, i vizi, le attrazioni fisiche, ecc., di un filosofo possono avere per risultato la nascita di un nuovo filosofo, di un re, di un commerciante, di un ricco epicureo, o, di qualsiasi altra personalità, la cui costituzione era inevitabile, viste le tendenze preponderanti dell'uomo, nella sua vita precedente. Bacone, per esempio, chiamato da un poeta: "il più grande, il più saggio, il più vile degli uomini", potrebbe, nella sua incarnazione prossima, riapparire sotto aspetto di un arido manipolatore di denaro, dai doni intellettuali straordinari. Ma le qualità morali e spirituali di Bacone esigerebbero, egualmente, un campo di espansione per le loro energie. Il Devachan è uno di questi; e, così, tutti i vasti piani di riforme morali, di ricerche intellettuali e spirituali nei principi astratti della natura, tutte le aspirazioni verso il divino, darebbero frutto in Devachan, e l'entità astratta, conosciuta, in passato, come il grande cancelliere, si occuperebbe, in questo mondo interiore, della sua preparazione personale, e ci vivrebbe, se non quella che viene chiamata una esistenza cosciente, almeno un sogno di una intensità realista, a cui alcuna realtà della vita terrena mai si avvicinerà. E questo sogno dura sino a che il karma abbia, in quella direzione, ricevuto soddisfazione; fino a quando l'onda di energia non raggiunga i bordi del bacino e l'individuo passi ad un nuovo periodo causale. Questo periodo può trovarlo, sia nello stesso mondo precedente, che in un altro, a seconda del punto raggiunto dall'uomo, o, dalla donna in questione, nella propria evoluzione, attraverso i cicli e le ronde necessari allo sviluppo umano.
Quindi, come concepire che un unico istante di sensazione terrestre sia preso per tema di preparazione? È verissimo che questo momento si perpetua indefinitamente, ma esso lo fa simile ad una nota tonica dell'armonia intera, nota voluta, a vibrazione determinata, attorno a cui si raggruppano e si sviluppano, in variazioni melodiche progressive, in variazioni inestinguibili, tratte da un tema dato, tutte le aspirazioni, tutti i desideri, speranze e sogni che hanno potuto, relativamente a quel ciclo particolare, traversare, durante la vita precedente, la mente del sognatore, senza mai prendere forma nella materia, e che egli trova, ora, pienamente realizzati, e nella maniera più intensa, in Devachan, senza poter dubitare che tale realtà beatifica è, semplicemente, figlia della propria immaginazione, effetto delle cause mentali, di cui lui stesso è autore. Il momento unico e preciso che dominerà, con più intensità, tra i pensieri del suo cervello moribondo, all'attimo della dissoluzione, sarà di fondamentale importanza; beninteso, lo saranno anche tutti gli altri "momenti"; ma, in minor funzione evolutiva, e troveranno il loro posto assegnato, in tanta panoramica fantasmagorica di sogni passati, e daranno varietà all'assieme.
Non esiste, sulla terra, un uomo che non provi una predilezione qualsiasi, una passione dominante; nessuna persona, per quanto umile e povera sia - e, spesso, proprio per questa ragione - manca di carezzare sogni e desideri, che, mai, riuscì a soddisfare. Questa è monotonia? Considerate simili variazioni, moltiplicate all'infinito, su un tema unico (tema che si modella sul gruppo dei desideri più attivi, nati in vita, prestando loro il proprio colore e la propria forma caratteristica) e lo chiamereste "la cancellazione di ogni coscienza, nello stato devachanico"? - fatto, addirittura degradante? Allora, in verità, o, il mio concetto vi sfugge, o, non mi so spiegare. Certamente, non ho saputo farvi cogliere il senso esatto del mio pensiero, e debbo riconoscermi incapace di descrivere l'inesprimibile. Quest'ultimo compito, mio buon amico, diviene difficile, se le percezioni intuitive non l'aiutano. Le più lunghe descrizioni - anche le più pittoresche - resteranno vane. Dirò di più: non esiste parola capace di esprimere la differenza tra lo stato mentale sulla terra e questo altro stato, estraneo alla nostra sfera d'azione; alcuna parola inglese, che equivalga alle nostre; null'altro che idee preconcette e inevitabili (dovute alla fondamentale educazione occidentale); cioè, delle false direzioni, date alla mentalità dello studioso - che ci assistono in questa inoculazione di concetti interamente nuovi. Avete ragione: non soltanto "la gente ordinaria" (i vostri lettori), ma, anche, degli idealisti e degli uomini di alta intelligenza non arriveranno a coglierne l'idea esatta, nè, mai, investigheranno, interamente, la profondità. Forse, comprenderete più tardi, meglio di oggi, la nostra repugnanza a comunicare le conoscenze che possediamo a dei candidati europei.
Ed ecco un'altra idea falsa: il soggiorno in Devachan è tanto più prolungato, quanto il merito è più grande. "Ma, allora, se ogni sentimento di durata è perso, in Devachan, ed un minuto è come mille anni, a che serve...", ecc..
Questa osservazione e questa maniera di pensare potrebbero, però, bene applicarsi all'Eternità finale, al Nirvana, al Pralaya; a tutto, in fin dei conti. Ditelo, dunque: nel suo assieme, il sistema dell'essere, dell'esistenza separata e collettiva, il sistema della natura soggettiva ed oggettiva non rappresentano che dei fatti assurdi e senza scopo, una frode gigantesca da parte di questi studi che, poco simpatici alla filosofia occidentale, incontrano, inoltre, la disapprovazione crudele dei suoi migliori rappresentanti. In tale caso, a quale scopo praticare le nostre dottrine, imporci un lavoro ingrato e lavorare contro corrente? Perché, dunque, l'occidente tiene tanto alle lezioni dell'oriente, dal momento che si trova incapace di assimilare dei princîpi che, mai, risponderanno al carattere particolare della sua estetica? Triste prospettiva, per noi, poiché voi stesso non arrivate ad afferrare tutta l'intensità della nostra filosofia. E, neanche, a distinguere facilmente un semplice angolo - il Devachan - di questi sublimi orizzonti, che si aprono "oltre il velo". Senza volervi scoraggiare, desidero soltanto attrarre la vostra attenzione sulle formidabili difficoltà che noi incontriamo, ogni volta che ci sforziamo di chiarire la nostra metafisica a degli occidentali, anche ai più intelligenti. No: nessun orologio, nè pendole, in Devachan - benchè l'universo intero sia, in un certo senso, un gigantesco cronometro. D'altronde, i mortali stessi non perdono la nozione del tempo, nei periodi di gioia e di beatitudine, che essi trovano, sempre, troppo brevi, quaggiù? Questo fatto non ci impedisce, minimamente, quando la felicità arriva, di gustarla con piacere. Può essere (ci avete mai pensato?) che l'abitante del Devachan perda ogni senso di durata, perché la felicità riempie la sua coppa sino al bordo. La cosa è differente per gli abitanti di Avitchi (n.d.a.: l'ottava sfera), benchè costoro, come quelli del Devachan, non abbiano la nozione del tempo, cioè, della maniera in cui, sulla terra, noi calcoliamo i periodi
A tale riguardo io posso ancora ricordarvi quanto segue: "Il tempo è una cosa di cui noi stessi siamo i creatori"; per un singolo uomo, un breve secondo di estrema angoscia può sembrare, anche sulla terra, un'eternità; per un altro, più felice, le ore, i giorni, e, spesso, gli anni, sembra che volino come un corto istante. Di tutti gli esseri terreni dotati di sentimento e di coscienza, l'uomo è il solo animale che possegga la nozione del tempo, benchè non sia nè più felice, nè saggio. Perciò, come potrei spiegarvi ciò che vi è impossibile intuire, giacché siete incapace di comprenderlo? Immagini concrete non sono fatte per esprimere l'astratto e l'infinito: mai, l'oggettivo riuscirà a riflettere il soggettivo (n.d.a.: separatamente, l'uno dall'altro). Per rendervi conto della beatitudine provata in Devachan, o delle pene subìte in Avitchi, voi dovete, come facciamo noi, averle assimilate nella coscienza. L'idealismo critico occidentale deve ancora comprendere la differenza tra la vera essenza degli oggetti soprasensibili e la soggettività inconsistente, alla quale esso li riduce. Il tempo non è un attributo; non può, dunque, venir, nè provato, nè analizzato, secondo i metodi della filosofia superficiale. A meno di imparare a reagire contro i risultati negativi ottenuti da tale maniera di pervenire alle conclusioni, secondo il sistema della ragion pura, come viene chiamato; - e a distinguere, da una parte, la materia, dall'altra, il metodo con cui prendiamo conoscenza degli oggetti sensibili - mai riusciremo a raggiungere delle conclusioni giuste e precise. Il punto di divergenza, che oppongo alla vostra propria concezione (molto naturale), prova, a fondo, la superficialità e, anche, la falsità di questo sistema di ragion pura (materialista). Se, come afferma Kant, lo Spazio ed il Tempo sono, non già il prodotto, ma i regolatori di sensazioni, ciò è vero solo per quanto riguarda le nostre sensazioni sulla terra e non per quelle in Devachan. Là, non esiste alcuna idea a priori di Spazio e Tempo, che s'impongano agli ego, relativamente agli oggetti vitali. Noi scopriamo, al contrario, che l'abitante stesso del Devachan ne è, in modo assoluto, alla volta, il creatore ed il distruttore. Ecco la ragione per cui gli stati cosiddetti "postumi" non potranno mai essere giudicati correttamente dalla ragione pratica, poiché quest'ultima esiste ed agisce solo nella sfera delle cause finali o scopi. E non può essere chiamata (come fa Kant, che, su di una pagina dà alla parola il senso di "ragione" e, nella seguente, il senso di "volontà") la facoltà spirituale suprema nell'uomo, che ha per dominio la Volontà..(continua alla prossima lezione)
- LEZIONE DICIANNOVESIMA - (parte quinta)
v Seguito e fine della descrizione del Devachan.
v La reincarnazione, dopo il periodo del Devachan.
v Come, dove e perché si reincarna l'anima, dopo aver trascorso l'intervallo tra due vite
"..Quanto precede non è stato detto, come potreste credere, in vista ad una argomentazione (forse troppo prolungata); ma, per servire ad una discussione futura "at home", per seguire, a quanto dite, gli studenti ed ammiratori di Kant e di Platone, che potreste incontrare. In termini più semplici, affermerò quanto segue: se, nuovamente, non riuscirete a comprenderlo pienamente, non sarà per mia colpa. L'intensità cumulativa dell'esistenza fisica progredisce, dall'infanzia alla maturità; la sua energia decrescente è destinata, quindi, all'indebolimento senile ed alla morte. Il sogno vissuto in Devachan si sviluppa nello stesso modo. Avete, dunque, ragione a dire che "l'anima" non può mai accorgersi del suo errore e giudicarsi illusa dalla natura - tanto più che, parlando alla lettera, tutte le vite umane e le loro vantate realtà di fatto costituiscono, in fin dei conti, una identica "fantasmagoria". Comunque, avete torto di prestarvi ai pregiudizi ed alle idee preconcette dei lettori occidentali. Nessun asiatico sarà mai d'accordo con voi su questo punto. Quando affermate che "tutta la situazione s'accompagna ad un sentimento d'irrealtà, di cui soffre la nostra mente", voi siete il primo a divenirne preda; la principale causa di ciò è molto più la vostra incomprensione perfetta di quel che sia l'esistenza in Devachan, che un difetto del vostro sistema. Per tale ragione ho pregato un chela (discepolo) di riprodurre, in appendice al vostro articolo, degli estratti di questa lettera, con delle spiegazioni destinate a disingannare il lettore ed a togliergli, per quanto è possibile, la penosa impressione che, certamente, gli faranno provare le vostre affermazioni.
Credetemi: la natura non inganna l'abitante del Devachan, più di quanto essa non inganni l'uomo fisico, durante la vita. La natura gli riserva, "laggiù", molte più beatitudini e felicità veraci, di quanto non faccia, "qui", ove egli ha contro di lui il male ed il destino sotto ogni forma. La sua debolezza innata - quella di un fuscello di paglia, violentemente trasportato, qui e là, dallo spietato soffio di tutti i venti - ha reso, in terra, completamente impossibile all'essere umano ogni felicità, qualunque siano le sue possibilità e la sua condizione. Di conseguenza, chiamate questa vita un triste, un orribile incubo, e sarete nel giusto.
Considerare l'esistenza devachanica un sogno, è rinunciare, definitivamente, a conoscere la dottrina esoterica, sola depositaria della verità
Permettetemi, ancora una volta, il tentativo di spiegarvi qualcuno dei numerosi stati esistenti in Devachan ed in Avitchi. Esattamente come per la vita fisica, avviene per l'ego, in Devachan, un primo tremore di vita fisica, un salire verso l'apogeo, poi, uno spegnersi graduale dell'energia limitata - attraverso uno stato semicosciente, attraverso l'amnesia progressiva e il letargo - non verso la morte, ma, verso la nascita, la nascita di una personalità nuova, il risveglio dell'attività che, ogni giorno, crea molteplici cause nuove, destinate a raggiungere un altro stadio devachanico, seguito da un'altra rinascita fisica, quella di una nuova personalità. Il karma determina come saranno, ogni volta, rispettivamente, le vite in Devachan e le vite terrestri ed è necessario seguire questa interminabile successione di nascite, sino a quando l'uomo raggiunge la fine della settima Ronda, oppure, egli non sia, nell'intervallo, giunto alla saggezza di Arhat, poi, a quella di un Buddha. In tal caso, egli conserva la sua libertà, per una, o, due Ronde, poiché ha appreso ad evadere dai circoli viziosi ed a passare in para-Nirvana.
Ma, supponete che si tratti, non di Bacone, di un Goethe, di un Shelley, o, di un Howard, ma, di qualche entità dalla personalità incolore, debole, che non abbia mai agito sul suo ambiente al punto che ci si sia accorti della sua presenza; che succede, allora? Semplicemente che il suo stato devachanico è così incolore e così vuoto, quanto lo fu la sua personalità. E come potrebbe essere altrimenti? La causa e l'effetto sono eguali. Supponete, ancora, che si tratti di un mostro di perversità, di ambizione, di avarizia, di orgoglio, di furbizia, ecc., ma che, nello stesso tempo, possegga il germe, o, i germi delle disponibilità migliori, con il lucore di una natura più divina: dove andrà? Simile scintilla, in combustione sotto un mucchio di fango, controbilancerà, malgrado tutto, l'attrazione dell'Ottava Sfera, ove sono destinate solo le entità del tutto negative, i falliti della natura, per subire un rimodellamento completo; la loro Monade Divina si è separata dal quinto principio, durante la vita (o, anche, nella incarnazione precedente, poiché noi abbiamo registrato questo caso), ed essi hanno vissuto quali esseri umani sprovvisti d'anima. (Leggete Iside Svelata, Volume 4, pag. 29. La parola anima significa, beninteso, l'anima spirituale; è il suo distacco che determina l'attrazione del quinto principio, anima animale, nella Ottava Sfera). Di tali persone, prive del sesto principio, mentre il loro settimo, che ha perduto il proprio veicolo non può esistere in maniera indipendente, il quinto, o anima animale, cade, in modo naturale, nell'abisso senza fondo. Ciò, forse, vi renderà più intelleggibile quanto dà ad intendere Eliphas Lévi, se rileggete quel che scrisse, ed il mio commentario marginale (vedete Theosophist, ottobre 1881, "La morte") e pesate i termini impiegati, come "calabroni inutili", ecc.. Ebbene, l'entità considerata, in primo luogo, non può, malgrado tutta la sua perversità, passare nella Ottava Sfera, perché tale perversità è di natura troppo spirituale, troppo raffinata. Essa è un mostro, ma, non è un semplice bruto senza anima: non sarà annichilita; ma, punita. In effetti, l'annichilimento, cioè, l'amnesia totale, e la definitiva privazione di energia cosciente, in loro medesimi non costituiscono alcuna punizione. Qui, alcun zeffiro spegnerà il lucignolo; ma, una potente, positiva e malefica energia, alimentata e sviluppata dalle circostanze. Per una simile natura, deve esistere uno stato corrispondente al Devachan. Esso lo trova nell'Avitchi, antitesi perfetta del Devachan, idea volgarizzata dalle nazioni occidentali sotto il nome di Inferno e di Cielo, che voi avete completamente lasciato da parte nei vostri FRAMMENTI. Ricordatevene: per essere immortali nel bene, bisogna identificarsi con il bene (o Dio); e per essere immortali nel male, identificarsi con il male (o Satana). Erroneamente interpretate, delle parole come "Spirito", "Anima", "Individualità", "Personalità" e (particolarmente) "Immortalità" provocano delle logomachìe tra i numerosi polemizzatori idealisti. Per completare il vostro FRAMMENTO, ho ritenuto necessario aggiungere l'Avitchi al Devachan, come suo complemento ed applicargli le stesse leggi. Ciò è fatto, con vostro permesso, nell'appendice.
Avendo sufficientemente elucidata le situazione, posso rispondere, adesso, in maniera diretta, alla vostra domanda numero uno. Sì, certamente, si cambia, senza posa, di occupazione in Devachan e, ciò, tanto quanto, e anche molto più, nella vita di un uomo, o, di una donna che consacra la propria esistenza ad una sola occupazione qualsiasi; con la differenza che, per l'abitante del Devachan, le sue occupazioni sono sempre gradevoli ed egli fa della propria esperienza una continua gioia. I mutamenti sono, dunque, necessari, poiché questo sogno vissuto non è che la maturità, il raccolto dei semi psichici caduti dall'esistenza fisica, come da un albero che abbia le radici da un ingrato terreno sociale, ma, i cui frutti fioriscano nei delicati colori dell'alba del Devachan e maturino sotto l'influenza sempre feconda del suo cielo. Lì, non esiste alcun insuccesso, alcuna disillusione. Ammettiamo, come voi pensate, che l'uomo non abbia gustato, durante la sua vita, che un solo ed unico istante la felicità di esperienze ideali; anche in tal caso, il Devachan non potrà costituire, come supponete a torto, il prolungamento indefinito di questo "unico istante"; ma, darà la nascita a degli sviluppi indefiniti, a delle situazioni differenti ed avvenimenti, che hanno per base, o, per sorgente, questo unico momento, o, questi momenti, a seconda del caso: in breve, tutto ciò che si presenterà all'immaginazione del sognatore. Questa unica nota, emanata dalla lira della nostra vita, non può che servire di tonica allo stato soggettivo, e darà nascita agli innumerevoli toni e sottotoni della fantasmagoria psichica.
Là, le speranze, le aspirazioni, i sogni insoddisfatti si realizzano tutti, in pieno, e i desideri dell'esistenza oggettiva diventano la realtà dell'esistenza soggettiva. È là, dietro il velo, che le apparenze vaporose e deludenti di Maya sono trascese dall'Adepto, che ha saputo apprendere il grande segreto che gli permette di penetrare così profondamente negli arcani dell'essere."
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Nella lettera che precede bisogna considerare due fatti; essa parla del Devachan, raggiunto dall'anima, quando la medesima ha superato i due cicli intermedi: il piano astrale ed il piano mentale inferiore. Inoltre, si riferisce alle sensazioni devachaniche della gran massa degli ego. Ripetiamo, definitivamente, che l'anima evoluta, una volta "oltre il velo", entra in diretto rapporto con il suo Maestro di Raggio, con la Gerarchia dei poteri Planetari e Solari e diviene una cosciente forza attiva a favore dell'evoluzione del Piano. La reincarnazione avviene in modo spontaneo; ma, è voluta, prima del tempo, ed eseguita ad arte, solo da coloro che abbiano distrutto il corpo causale, alla quarta Iniziazione. I genitori di una simile anima sono, quasi sempre, degli Alti Iniziati, che procreano secondo le regole dell'Unione Esoterica.
Per quanto riguarda un'anima normale, essa segue la normale prassi. Se è mediocremente evoluta, seguirà gli effetti dell'attrazione verso la materia, come sono descritti nella lettera del Maestro K.H.. Cioè, l'arco delle energie dell'attività devachanica essendo esaurito, dopo un lungo soggiorno nel mondo superiore, essa cadrà lentamente in uno stato di amnesia generale ed, infine, vi sarà il tuffo nella materia. Se, invece, l'ego è evoluto, sentendo approssimarsi il periodo di una nuova incarnazione, collaborerà con le forze in atto della natura, che agiscono, invece, forzando, nel caso precedente; sceglierà i genitori adatti a lui, il periodo propizio astrologicamente alla sua incarnazione ed attuerà la "tecnica" dell'anima, per immergersi nella materia. In risonanza con l'attimo in cui la madre ospita il germe materno, metterà in movimento vibratorio i tre atomi ultimi che conserva nel suo corpo causale. Circonderà l'unità mentale di una placenta di energia del piano mentale concreto; avvolgerà l'atomo astrale di un abbozzo rudimentale di corpo astrale; e, durante i nove mesi di gravidanza, circonderà l'atomo eterico ultimo di sostanza eterica. Tra i sette chakra in embrionale costruzione, darà maggior palpito vibrante a quello che sarà particolarmente attivo, durante la sua vicina incarnazione e che lo disporrà nel ritmo evolutivo umano che gli compete. I genitori fisici offrono soltanto il materiale adatto alla manifestazione, nel piano della materia. A questo proposito, accenniamo, brevemente, che la responsabilità di una madre e di un padre, in senso occulto, è vitale nei riguardi dell'ego che essi attraggono nel piano oggettivo, tramite la loro unione. Un ego comincia a prendere possesso, secondo le conoscenze esoteriche, della propria personalità, dai dieci anni in poi. E, con cicli che vanno di dieci anni in dieci anni, accentua, radicalmente, il rapporto con la materia. Fino ai dieci anni (ma, in particolar modo, quando l'ego crea, istintivamente, i tre corpi di manifestazione, da poco prima il concepimento materno), la madre è pienamente, responsabile non solo della costruzione fisica dell'essere, ma, anche del miglioramento di quella emotiva e mentale.
L'ego, così, maturato da una lunga esperienza devachanica, riprende a percorrere lo stesso Sentiero che aveva lasciato alla precedente incarnazione, e dallo stesso punto.
Continua il viaggio dell'anima......
- LEZIONE VENTESIMA -
v Legge del karma, ossia di causa e di effetto: descrizione dettagliata dei suoi processi.
v L'eterno presente.
v Il karma ed il destino costruito dai nostri pensieri e dalle nostre azioni.
v Il karma del regno animale, del mondo vegetale, del mondo minerale; degli angeli, delle razze umane, delle nazioni, dell'uomo singolo; dei pianeti, dei sistemi solari, delle galassie, dell'universo.
Tutto ciò che circonda l'uomo, sia di materiale, che di spirituale, poggia il proprio divenire e la propria manifestazione sulla legge che gli indiani chiamano del "karma", o di causa ed effetto. In fisica il fenomeno risulta più svelato:"..ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria..". Il karma, nel suo aspetto metafisico, è la legge di movimento, innata in tutte le cose. Lo studioso entra, solitamente, nel campo delle conoscenze esoteriche, presumendo che le medesime gli diano il segreto di potersi liberare da ogni giogo e gli insegnino a penetrare in uno stato essenziale di una non meno specificata inerzia divina. Gradualmente, invece, l'occultismo gli mostra, tramite lo studio dei fenomeni archetipici, che un qualsiasi tipo di staticità cosmica è illusorio; e gli comunica la gioia sottile e spirituale che l'azione pura dona alle medesime Vite "oltre il velo". In ciò, adottando il metodo di porlo innanzi alla constatazione di leggi inflessibili e non originate, che formano il sub-strato necessario all'Essere. Il karma è la principale di queste leggi.
Tutto è movimento, quindi. Non esiste separazione ideale tra l'energia e la materia; o, se volete, tra il cielo e la terra. La materia è spirito cristallizzato; lo spirito è materia rarefatta. Lo sguardo di un discepolo possiede, quindi, una qualità che l'occhio comune non ha. Quella della continuità di coscienza. Per cui, se la sfera di incidenza delle sue esperienze si trova ad essere circoscritta dal piano solido, egli lo vede quale conseguenza di causali energetiche precedenti ad esso; oppure, coesistenti, ma ignote. Se, invece, le sue conquiste spirituali gli permettono di vivere nella sfera "oltre il velo", egli sa che non solo i suoi atti energetici sbocceranno, nel piano della vita oggettiva, sotto forma di situazioni fluide, o di cose oggettive, ma che lo stesso mondo che, ora, considera estremamente raffinato è il risultato di altri piani più sottili. Questa catena è karma.
Quindi, noi, dal nostro punto di vista umano, siamo un anello di una intera catena. Il nostro presente è frutto di un passato e causa di un futuro. Sia l'abitudine che l'uomo possiede di considerare il karma in funzione parossisticamente sua, sia l'abitudine a volere antropomorfizzare le Grandi leggi della vita, hanno creato un'estrema pesantezza di concetti sull'argomento e delle forti distorsioni della verità.
La sostanza luminosa della Legge deve essere percepita solo dalla singola anima degli studenti; i grandi Istruttori si sono sempre rifiutati di dare una definitiva forma concettuale ad essa. Ciò, perché, a rigor di termini, il karma è il movimento cosmico e, come dicemmo, non si può fissare in qualunque forma statica quel che, per propria natura, non vi si adatta. Per comprendere il karma bisogna studiarlo attraverso i suoi effetti; Parabrahaman si manifesta solo attraverso le leggi universali, che si enucleano nelle Divinità Cosmiche, Solari, Planetarie. Ciò che esiste dietro di Esse appare (intraducibile per il profano) allo sguardo attonito dell'Iniziato.
È, allora, in tal senso, che studieremo la Legge, fidando nella comprensione intuitiva dello studente, che noi consideriamo, sempre, un collaboratore.
Inizio e fine. Terribili parole che sono i chiodi del Cristo-umanità; circolo concluso, in cui l'aspetto razionale del nostro io continua a volersi imprigionare. Come vorremmo che tutti coloro che seguono la verità esoterica spezzassero questa loro tendenza a voler limitare, con il numero delle loro dieci dita, l'infinito raggio della Trascendenza Universale! Sembrerà paradosso quanto diremo; ma, il karma, che è la legge della razionalità cosmica, o, quella di causa ed effetto, può venir compreso soltanto dall'irrazionalità divina del nostro spirito. Difatti, se noi tentassimo di spiegare al lettore gli effetti, sia profondamente metafisici (e che lo hanno inserito nella attualità della vita presente), sia più grossolani, in cui gioca la sua parte di anima incarnata e, nel farlo, risalissimo a remote cause planetarie, solari, cosmiche, non faremmo altro che rendere più sottili e più tenaci i legami che lo avvincono alla sua prigionia mentale. Non è così che il problema del karma va affrontato. La domanda - "..e prima?" - continuerebbe a percuotere il cervello del richiedente. Prima delle esperienze Planetarie? Prima di quelle Solari? Prima di quelle Cosmiche? Dal presente capitolo speriamo, profondamente, che sprizzi la fiammata, la quale valga a bruciare, o, a neutralizzare il corpo mentativo dello studente e gli faccia assaporare, anche per un attimo, il luminoso sorriso dell'Angelo Solare; il quale gli mostrerà le cose, quali sono; ma, dall'altezza del suo Super-ego.
Nella vita non v'è un prima; non v'è un dopo. Ma, un eterno presente. L'idea del tempo e dello spazio, come l'uomo comune è abituato ad accettare, non appartengono al corredo concettuale di un Iniziato. Questi movimenti - puramente astratti - acquistano una distorsione ed una pesantezza naturali, solo quando sono filtrati dal cervello fisico dell'uomo. Portiamo un esempio che servirà a chiarire la situazione. Immaginiamoci un individuo che si trovi a vivere la sua vita, inserito in un orario di ufficio, in un orario di famiglia, nel ritmo inflessibile del giorno e della notte, della veglia e del sonno. Per lui "l'entità domani" è qualcosa di certo, di vero e di tangibile. Per lui, adesso, sono le quattro del pomeriggio e due ore lo separano dalle sei; non v'è dubbio. Per lui, ora si trova in questa stanza, in questo paese e, per raggiungere un altro ambiente, di un altro paese, dovrà creare uno sforzo fisico di movimento, in cui il binomio tempo e spazio si fonderanno e si dimostreranno evidenti, oggettivi, da sormontarsi. L'uomo medio, in effetti, è invischiato (non ritmato) dal senso del tempo e dello spazio. Ora, consideriamo un altro uomo. Un montanaro, che si trovi alle pendici di un'altissima montagna. L'acutezza del suo sguardo gli permetterà di penetrare le asperità della stessa, fin presso la vetta; se egli non può guardare più in su, ciò non significa che la cima non esista, in quello stesso attimo, a portata di mano, assieme alle altre cose che lo circondano. Così è per colui di cui parlammo prima. Il fenomeno-vita lo circonda, rappresenta la montagna che si erge davanti a lui, nella regione dell'eterno presente. Se egli, a causa della sua immaturità animica, della sua miopia interiore è costretto a starsene sempre con il capo tuffato in un cespuglio, che chiama "ora e qui", mentre palpa, con la mano brancolante, un altro cespuglio, posto poco più su, e lo chiama "dopo e là", non significa che, teoricamente, non potrebbe staccarsi dall'illusione e vedere tutta la montagna, in un solo colpo d'occhio.
Intendiamoci bene. Non vogliamo abolire la realtà del ritmo tempo-spazio; ma, solo, darle un'altra dimensione. Entrare, cioè, nell'amplesso universale del settimo Raggio, quello del Cerimoniale, schiavo di nessuno, al di fuori della legge.
Il fisico Einstein, con la sua scoperta, ha ridotto la massa identica all'energia, stabilendo che, man mano ci si avvicina alla velocità della luce, i parametri del tempo e dello spazio vengono deformati.
Da tal punto di vista, con l'atmosfera resa cristallina e respirabile, si può considerare, a tutt'agio, il fenomeno del karma. Quale, cioè, una legge che incornici ed inquadri, in ritmi sempre più ampi, la libertà dell'esistenza universale; non già che la schiacci e coercisca in fattori minuti, o, vasti, di prigionia ambientale e spirituale. Ogni azione è karma. E la legge è talmente meticolosa ed inflessibile che basta la rivelazione di una piccola verità occulta per darne l'idea. Tutti gli insetti nocivi, ad esempio, che, purtroppo, l'uomo conosce, e lo tormentano da secoli, a partire dalla cavalletta, che distrugge i raccolti, sino a giungere alla spietata zanzara delle notti estive, sono l'immancabile cristallizzazione e materializzazione di meschini pensieri di critica, di fastidio, di odio che l'umanità emanò, in passato. Si racconta, ancora, che un giorno un uomo si presentò a Buddha e Gli disse che, durante le sue meditazioni, vi era sempre qualcuno, o qualcosa che lo veniva a disturbare. Buddha, allora, gli rivelò che egli, in passato, si era divertito a interrompere le concentrazioni di alcuni yogi, per leggerezza, ed ora ne pagava le conseguenze.
Insomma, pensiamo che lo studente ci verrà in aiuto, intuendo l'intreccio fittissimo che costituisce la rivelazione della legge del karma. Nulla è dovuto al caso. La natura aborre il vuoto. Non esiste karma di armonia, oppure di disarmonia; ma, una legge improrogabile di causa e di effetto, che si perpetua in modo infinito, generale e capillare.
Le radici della legge si sperdono nell'immenso mare dell'assolutezza superiore. Riguardano l'uomo, ma non solo lui. Vi è il karma degli animali, del mondo vegetale, del mondo minerale; vi è il karma degli angeli, delle razze e delle nazioni. Una legge inflessibile, necessaria allo sviluppo delle cose e che, quando la scrutiamo, nel suo aspetto rarefatto, fa emergere una sola natura, con certezza: la sua razionalità universale. Quando, invece, la vediamo, nelle sue angolosità più evidenti, ne estraiamo la rivelazione di minute componenti, ravvicinate alle abitudini dell'uomo.
Il nostro stesso Logos Solare ha spalancato le porte all'attuale creato, per raggiungere una meta karmica, composta dai complessi frammenti di cause che risalgono a quando Egli Medesimo era Logos Planetario. Lo stesso vale per i Pianeti Sacri; lo stesso per la nostra Terra. Nessuno sfugge alla legge. Ma, sia il Dio, che l'uomo hanno addirittura bisogno di essa! Superata la fase dell'immaturità spirituale, per la quale l'uomo, una volta " morto", desidera rifugiarsi in un illusorio e caldo giaciglio spirituale, popolato di angeli, dopo un'oculata educazione alle leggi del ritmo eterno e dell'esoterismo, egli entra a far parte della Gerarchia Divina del Pianeta. Come in un alveare dorato, ivi regna la costruzione, la creazione, l'ispirazione a sempre più vasti piani evolutivi; l'uomo diventa simile al Dio che l'ha creato; e crea. Non solo: ma, il morso del simbolico serpente dorato, che già spinse Adamo ed Eva (l'eterno dualismo) a sentirsi, potenzialmente, simili all'assoluto, gli inocula un dolcissimo ed irresistibile desiderio a manifestarsi, a realizzare l'incommensurabile che gli arde in cuore. Egli, da allora, non può farne a meno. Questa è la sete che provano gli stessi Adepti, in tutto simile alla sete del Logos Solare, che non cessa, per un attimo, l'atto della manifestazione. E, se, prima, il neofita rifuggiva il karma e cercava di slacciarsi da esso, ora lo ricerca, lo fissa, lo perfeziona e vi si lega.
A tal punto, lo studente potrà chiedere:" Ma, Buddha stesso non venne a liberare l'uomo dalle reincarnazioni?". No. Buddha venne per liberare l'uomo dal giogo delle reincarnazioni involontarie e di coercizione. Buddha venne a tramutare l'uomo, da semplice effetto di quella legge, a legge stessa. Nessuno, neppure Buddha, ha il potere di liberare l'uomo dalla necessità cosmica a manifestarsi. Dove sarebbe, allora, la meravigliosa sublimità di ogni Iniziato della Gerarchia Bianca, che suggella, continuamente, il suo supremo patto d'anima con la terra, rinunciando a secoli di Nirvana, e si inserisce nella missione finale di rimanere nell'umanità, sino alla salvazione finale? È evidente che il processo reincarnativo di un Adepto risulta ben differente da quello di un comune mortale. Per un Adepto, inserirsi in un simile atto di servizio al mondo è pura gioia, pura necessità, sublime manifestazione; per un essere umano è il preludio ad una vita di dolore. Quando l'Adepto raggiunse il rapporto integrale con i tre Signori di Raggio, Egli divenne Uno con Loro! Non è il caso di parlare di oblio, mentre Egli si immerge nella materia; né di ricordo, mentre risale la corrente del fiume divino. Cosa deve dimenticare, Lui, se è divenuto ciò di cui dovrebbe ricordarsi? Quindi, risulta chiara, ora, la ragione per cui il Maestro Koot Humi disse, una volta (Lettere dei Maestri): "..la reincarnazione è un fatto improrogabile, nella natura. Lo stesso Buddha dovrà reincarnarsi, a suo tempo..". Ma - aggiungiamo noi - con effetti ben diversi da un uomo comune! Perché