Massoni e Nobiltà: É dal primo settecento che le corti europee annoverano esponenti della nobiltà tra le fila della Libera Muratoria. Un fatto particolarmente riscontrabile sia alla corte d'Inghilterra, che dal 1721 vede a capo della Gran Loggia un fratello di tale estrazione, com'è oggi il caso di Edward duca di Kent, sia a quella svedese, ove ora il principe Bertil è Gran Maestro della Gran Loggia di Svezia. Tra la nobiltà degli altri stati si sono distinti Federico II di Prussia (1712-1786), iniziato nel 1738, il duca Ferdinando di Brunswick (1721-1792), iniziato nel 1740, Stanislao II re di Polonia (1732-1798), Guglielmo II re dei Paesi Bassi (1792-1849), numerosi regnanti di Danimarca e Norvegia, fino al popolare re archeologo Gustavo VI Adolfo (1882-1973), i re di Grecia Giorgio I (1845-1913), Costantino I (1868-1923) e Giorgio II (1890-1947), Leopoldo I re del Belgio (1790-1865), cinque sovrani d'Inghilterra, Giorgio IV (1762-1830), Guglielmo IV (1765-1837), Edoardo VII (1841-1910), Edoardo VIII (1894-1972) che abdicò al trono per sposare la divorziata Mrs. Simpson, e suo fratello Giorgio VI (1895-1952), l'imperatore del Brasile Pedro I (1798-1834), l'imperatore del Sacro Romano Impero Francesco I (1708-1765), il sovrano delle Hawaii Kamehamena IV (1834-1863), e molti altri ancora. Inoltre sono stati massoni vari sovrani di creazione napoleonica, come Gerolamo di Westfalia, Giuseppe di Spagna, Luigi d'Olanda e Gioacchino Murat (1787-1815), che recitò una grossa parte nella storia dell'Ordine a Napoli. In Italia pare ormai accertata l'avvenuta iniziazione del re Umberto I di Savoia (1844-1900). Significativa e recente testimonianza di zelo massonico ci viene offerta dal principe Alessandro di Jugoslavia, vivente, cugino del Duca di Kent ed erede al trono patrio prima dell'avvento di Tito. Ha ricoperto varie cariche dignitarie ai vertici della Gran Loggia Nazionale Francese, attivandosi nella ricerca massonica quale membro della Loggia di ricerca Phoenix. Circa vent'anni orsono ha scritto un saggio decisamente attuale sul tema "Che cosa può offrire la Massoneria all'inquieta gioventù moderna", sostenendo tra l'altro che "La principale richiesta della Massoneria ai suoi iniziati è quella di credere in Dio, divino Creatore. Di conseguenza, un nostro giovane iniziato si troverà circondato da uomini di provata fede, disposti a condividere con lui le proprie convinzioni, se tale sarà il suo desiderio. L'iniziazione lo colloca su un sentiero in cui, in virtù dei suoi propri sforzi, egli sarà in grado di scoprire che gli si è aperta innanzi la via dello sviluppo della fede nel Divino Creatore, nel prossimo ed in sé stesso. Lo spirito di creatività e la ragione si ridesteranno in lui, ed egli potrà finalmente lavorare alla scoperta delle verità essenziali dell'Umanità".

Massoni e Polizia: Soprattutto nel mondo anglosassone la Massoneria annovera numerosi affiliati tra le forze di polizia, dall'inglese Scotland Yard all'americana F.B.I. alla Mounted Police canadese. La famigliarità tra Logge e corpi anticrimine data all'epoca della milizia coloniale americana del '700, manifestandosi nella drammatica fase della "frontiera" quando nel 1863, in Montana, un gruppo di pionieri e cercatori d'oro, in prevalenza Massoni, si accordò sul "Vigilante oath". Era il giuramento che sanciva la giustizia sommaria nei confronti dei responsabili di brigantaggio colti in flagranza di reato. Tra quanti hanno costruito la storia dei corpi di polizia del XX secolo spicca soprattutto la figura di John Edgar Hoover (1895-1972), per vari decenni capo del Federal Bureau of Investigations (F.B.I.).

Massoni e Scienza: Desaguliers, uno dei codificatori della Massoneria moderna, era notoriamente un newtoniano ed uno sperimentatore nell'ambito delle scienze fisiche. Newton, a sua volta, coltivava ricerche alchemiche ed escatologiche, e qui si chiude il cerchio del rapporto fenomenologico esistente fra Massoneria e scienze fisico matematiche, nel senso che, esotericamente, tali discipline sono il trampolino di lancio per una decifrazione del reale come struttura simbolica. Aurobindo, grande filosofo indiano contemporaneo, vede in talune acquisizioni delle scienze moderne una rivalutazione della spiritualità della materia. "Quando la scienza scopre che la Materia si risolve in una forma di energia, afferra una verità universale. E quando la filosofia scopre che la Materia non esiste per la coscienza se non come apparenza sostanziale, e che la sola realtà è lo Spirito o puro Essere Cosciente, afferra una verità più grande e più completa". Nella Materia si elabora la Vita, e ciò è possibile solo perché il secondo termine evolutivo è già contenuto, velatamente, ovvero virtualmente, nel primo. Quanto accade allorché la Vita sboccia nella Materia non è vera nascita, ma è risveglio da uno stato letargico. A conferma di questa posizione, Aurobindo cita la teoria panvitalista del fisico indiano Jagadsh Chandra Bose, secondo la quale "la reazione ad un'eccitazione è segno infallibile dell'esistenza della vita, per cui questa sarebbe individuale già a livello atomico, mentre in biologia si tende tuttora a ritenere che le proprietà peculiari dei viventi non siano spiegabili, per ora, in base alle caratteristiche delle particelle elementari. É invece necessario portarsi almeno a livello molecolare, e qui individuare i costituenti più importanti". Altro aspetto massonicamente significativo delle scienze fisiche e matematiche è la loro testimonianza dell'esigenza di un ordine armonia nella congerie dei fenomeni naturali. Dove il disordine è più forte, la tensione all'ordine è più acuta. Un'osservazione fondata su una legge del mondo fisico, quella dell'equilibrio dei sistemi, per cui ogni fattore di perturbazione di tale equilibrio è compensato da un maggior lavoro di "costanza". Si può trarre un esempio da un fenomeno che si attua nell'unità anatomica veicolante la mente umana, il cervello. Esso conosce il fenomeno della "vicarianza", per cui quando una sua parte viene per qualche ragione inabilitata, un'altra lavora per assumerne le funzioni. Questo non è sempre possibile, ma resta chiaro che lo sforzo supplementare della zona vicaria rappresenta il sintomo della tendenza naturale all'armonia ed all'ordine. Passiamo ora ad elencare le varie scienze ed alcuni dei molti massoni che ne sono celebri esponenti: 1) Matematica: G. Fontana (1735-1803), pioniere della statistica, Luigi Cremona (1830-1903), caposcuola nella geometria algebrica, Cato Guldberg (1836-1902), formulatore della legge di Guldberg e Waage, base della chimica fisica, e C. Mastrocinque (1892-1969), ingegnere, astronomo e matematico. 2) Fisica: H.C. Oersted (1777-1851), scopritore dell'elettromagnetismo, N.L. Sadi Carnot (1796-1832), da cui prende il nome il secondo principio della termodinamica, Albert Michelson (1852-1931), premio Nobel 1907 per la fisica, ed Enrico Fermi (1901-1954), fisico nucleare, anch'egli premio Nobel 1923 per la fisica. 3) Chimica: F. Fontana (1730-1805), scopritore del gas d'acqua e delle proprietà assorbenti del carbone, J.J. Berzelius (1779-1848), fondatore della teoria elettrochimica, M. Morigi (1878-1951), artefice della preparazione industriale degli arseniati, A. Coppadoro (1879-1952), ideatore della produzione industriale della lecitina. 4) Astronomia: J.J. de Lalande (1732-1807), P.S. Laplace (1749-1827), ideatore dell'ipotesi della nebulosa, secondo cui il sistema solare trarrebbe origine dalla condensazione di una massa siderale rotante, J.S. Bailly (1736-1793), accademico di Francia dal 1783. 5) Geologia: I. von Born (1742-1791), scopritore della bornite, T. Dolomieu (1750-1802), identificatore della dolomite, F. Ameghino (1854-1911), famoso paleontologo e geologo argentino. ed il vivente T. Lipparini, versatile scienziato e studioso, membro della prestigiosa American Geological Society.

Massoni e Sindacalismo: Il 28 settembre 1864 si costituì a Londra la prima "Internazionale", denominata Associazione Internazionale dei Lavoratori. La prima sua sezione italiana venne fondata in una casa massonica dal fratello Enrico Bignami (1846-1921). seguendo una consuetudine di reciproca ospitalità tra le associazioni democratiche dell'epoca. Tra gli internazionalisti massoni della prima ora vi fu anche il leggendario Amilcare Cipriani (1844-1918), che restò fedele agli ideali muratori fino alla morte, pur non avendoli mai compresi appieno. Il più significativo esempio di sindacalista massone fu senz'altro Giuseppe Giulietti (1879-1953), per lungo tempo carismatico segretario generale della Federazione Italiana Lavoratori del Mare, oppresso dal regime fascista ed incompreso nella stessa istituzione massonica che addirittura lo inquisì per attività sovversive, senza valide ragioni. In nazioni straniere si dintinsero vari massoni sindacalisti, tra i quali: E. Vandervelde (1866-1938), fondatore del partito opraio belga, W. Leuschner (1890-1944), dirigente della Federazione Tedesca del Lavoro, ucciso dai nazisti, S. Gompers (1850-1924), fondatore dell'American Federation of Labor, che poi orientò pragmaticamente, prendendo le distanze dal socialismo marxista, John L. Lewis (1880-1969), leader indiscusso della United Mine Workers, il potente sindacato dei minatori, che guidò nel grande "sciopero del carbone", grazie al quale i minatori, per primi e nel primo dopoguerra, ottennero l'orario storicamente ridotto ad otto ore giornaliere.

Massoni e Sport: Tra le figure massoniche che si sono distinte nelle attività sportive ricordiamo: Giuseppe Evangelisti (1873-1935), pioniere del ciclismo, Alexander Joy Cartwright (1820-1892), pioniere del baseball, James Naismith (1861-1939), pioniere della pallacanestro, e tra i grandi pugili Daniel Mendoza (1764-1832), Ray "Sugar" Robinson (1920-1989), William Harrison "Jack" Dempsey (1895-1983), Jack A. Johnson (1878-1946). Infine Sir Malcom Campbell (1885-1948), che alla guida della mitica auto "Bluebird" stabilì, e mantenne a lungo, il record mondiale di velocità.

Massoni e Teatro: Numerosissimi sono gli autori teatrali italiani iniziati alla Massoneria, tra i quali ricordiamo: Carlo Goldoni (1707-1793), Sam Benelli (1877-1949), Annibale Ninchi (1887-1967), Giovacchino Forzano (1884-1970) e Ludovico Parenti (n. 1938). Tra i grandi attori teatrali italiani sono da citare Gustavo Modena (1803-1851), Ernesto Rossi (1827-1896), Tommaso Salvini (1829-1915), Cesare Rossi (1829-1898), Ermete Novelli (1851-1919), Ruggero Ruggeri (1871-1953), Angelo Musco (1872-1947), Ettore Petrolini (1886-1936), Renzo Ricci (1899-1978), Riccardo Billi (1906-19872) e Paolo Stoppa (1906-1988).

Massoni ed Esperanto: Uno dei campi d'azione cosmopolita nei quali l'intervento diretto di singoli massoni s'è fatto sentire è quello linguistico, particolarmente intorno al progetto esperantista, che dal 1889 catalizza le energie di numerosi "cittadini del mondo". Tra questi ricordiamo Ludovico Lazaro Zamenhof (1859-1917), oculista polacco, di origini ebree, geniale creatore dell'Esperanto, fondatore nel 1905 della Universala Framasona Ligo, mediatrice tra massonerie regolari ed irregolari, Mario Dazzini (1910-1985), attivissimo nell'ambiente esperantista mondiale, presidente della Federazione Esperantista Italiana, e Carlo Gentile (1920-1984), ricercatore esoterico, grande animatore dell'esperimento massonico esperantista italiano.

Massoni militari: Sono molti i massoni che si sono distinti negli eserciti di tutto il mondo, fratelli che spesso hanno portato alla costituzione di vere e proprie Logge militari, talvolta operative negli stessi luoghi in cui combattevano. Tra questi ricordiamo: Horatio Nelson (1758-1805), ammiraglio inglese, il celebre vincitore sulla flotta francese a Trafalgar, dove morì, Arthur Wellesley 1° duca di Wellington (1769-1852), comandante dell'esercito vincitore a Waterloo (1815) sulle truppe di Napoleone Bonaparte, Marie-Joseph-Paul de Motier, marchese di La Fayette (1757-1834), generale e uomo politico francese, dal 1777 attivo e stretto collaboratore di Giorgio Washington (v.) durante l'intera guerra d'indipendenza americana, Paul Peigné (1844-1919), generale francese, inventore balistico, mirabile esempio di separatore della figura professionale da quella massonica, Luigi Capello (1859-1941), generale dell'esercito italiano, ingiustamente accusato quale responsabile della disfatta di Caporetto, John J. Pershing (1860-1948), capo delle forze armate statunitensi durante la prima guerra mondiale, sempre ostentatamente un massone che considerava l'Ordine come un'istituzione patriottica, Omar Bradley (1893-1981), capo delle truppe alleate sbarcate in Normandia, Mark Wayne Clark (1896-1984), capo dell'offensiva alleata sul fronte italiano, apoteosi della seconda guerra mondiale, Douglas MacArthur (1880-1964), comandante supremo delle Forze Alleate nel Pacifico meridionale (1942).

Massoni pacifisti: In quest'ambito particolare il massone più rappresentativo è stato probabilmente Léon-Victor Bourgeois (1851-1925), presidente della Società delle Nazioni (la prima versione dell'ONU) ed assertore dell'arbitrato internazionale, premio Nobel per la Pace nel 1920, seguito da Carl von Ossietzky (1889-1938), pacifista socialista indipendente, un dinamico antidogmatico di incondizionata solidarietà con la causa proletaria, premio Nobel per la Pace nel 1935. Si sono inoltre distinti Daniel Carter Beard (1850-1941), leader dello Scoutismo internazionale, R,D. Abernathy (n. 1926), il pastore battista che guidò la "marcia dei poveri" su Washington nel 1968, ed infine Martin Luther King sr. (1900-1984), anch'egli pastore battista, carismatico attivista del movimento non violento per i diritti civili negli U.S.A.

Massoni patrioti: Tra quanti si distinsero per la dedizione ai più elevati ideali del patriottismo, ricordiamo i massoni Benjamin Franklin (1706-1790), artefice culturale e diplomatico della nuova grande America, Gustav Stresemann (1854-1943), Cancelliere e poi Ministro degli Esteri tedesco, promotore dell'ammissione della Germania nella Società delle Nazioni che, allorché raggiunto lo scopo, lodò apertamente il Grande Architetto dell'Universo, Simon Bolivar (1783-1830), liberatore del Venezuela dalla dominazione spagnola, Francisco Antonio Gabriel de Miranda (1750-1816), generalissimo e dittatore venezuelano, promotore dell'indipendenza dell'America latina, José Napoleon Duarte (1931-1990), presidente della repubblica salvadoregna, Salvador Allende Gossens (1909-1973), presidente della repubblica cilena, spodestato ed ucciso in un golpe militare guidato da Pinochet, Bernardo O'Higgins (1776-1842), uomo politico liberale cileno, capo della rivoluzione antispagnola del 1811, Josè Martì (1853-1895), scrittore e combattente per l'indipendenza di Cuba dal giogo spagnolo, Benito Pablo Juarez (1806-1872), uomo politico messicano, capo della rivolta contro Massimiliano d'Austria (1864), presidente della repubblica del Messico dal 1867 alla morte, José Mercado Rizal (1861-1896), eroe nazionale filippino, Eleutherios Venizelos (1864-1936), capo della rivolta cretese contro i turchi, proclamatore dell'unione di Creta alla Grecia nel 1805, Mustafa Kemal Atatürk (1880-1938), generale e statista, depose il sultano Maometto V e proclamò la repubblica turca, di cui fu presidente fino alla morte, Lajos Kossuth (1802-1894), protagonista della rivolta ungherese contro la dominazione asburgica, presidente della repubblica ungherese fino all'esilio impostogli dallo zar Nicola I, Pasquale Paoli (1725-1807), capo della lotta dei corsi contro Genova che rioccupò l'isola con l'aiuto dei francesi, per cedere poi definitivamente la Corsica alla Francia nel 1769, Marthinus Wessels Pretorius (1819-1901), uomo politico boero, presidente del Transvaal (1857) e dell'Orange (1860), Giuseppe Garibaldi (1807-1882), l'eroe dei due mondi, uno degli artefici dell'Unità d'Italia, e tra i suoi mille Nino Bixio (1821-1873), storico dei Mille, difensore della repubblica romana (1849), deputato e poi senatore del Regno d'Italia, ed Aurelio Saffi (1819-1873). triunviro con Mazzini ed Armellini nel governo della Repubblica Romana, che concorse valorosamente alla difesa di Roma, e fu poi esiliato a Londra. Infine va citato Gabriele D’Annunzio, scrittore dall’inconfondibile stile poetico e narrativo, ideatore della beffa di Buccari, della campagna di Fiume (occupata l’11.9.1919) e dello sbarco a Zara (14.11.1919), che dopo la fine della prima guerra mondiale portò all’annessione dell’Istria e di buona parte della costa dalmata all’Italia.

Mater et Magistra: Enciclica pubblicata da papa Giovanni XXIII nel 1961, nel settantesimo anniversario della Rerum Novarum (v.). Si articola in quattro parti: 1) una sintesi dell’insegnamento di Leone XIII, Pio XI e Pio XII; 2) il compito della Chiesa nei confronti dei nuovi problemi delle società moderne; 3) i problemi del sottosviluppo e dell’incremento demografico, e la necessità della collaborazione internazionale; 4) il contributo insostituibile della dottrina della Chiesa alla soluzione dei problemi sociali. Questa enciclica è rivolta verso l’azione e l’attualità (Le Rivoluzioni nell’età contemporanea, di G. De Rosa, Ediz. Minerva); è adatta all’epoca, conforme alle esigenze delle giovani generazioni che rifiutano i discorsi accademici e disprezzano le astrazioni dottrinali. L’enciclica riscosse favorevoli consensi, specie nell’opinione pubblica del terzo mondo, come in India e nei paesi sottosviluppati. L’essenza del messaggio è nel richiamo ad una politica mondiale fondata sull’effettiva interdipendenza delle comunità politiche, e nella condanna di quei piani che affrontano gli squilibri esistenti tra popolazione e mezzi di sussistenza in maniera errata, ovvero con sistemi offensivi per la dignità umana, poiché prevalentemente ispirati ad una concezione materialistica dell’uomo stesso e della sua vita.

Mattoni: Termine massonico con il quale vengono definite le offerte in denaro versate nel Sacco dei Poveri, detto Tronco della Vedova (v.), fatto circolare dal Fratello Elemosiniere all’Oriente e tra le Colonne del Tempio prima della chiusura rituale dei Lavori di ogni Loggia.

Mawla: Termine derivato dal plurale arabo mawali, designante un antichissimo istituto del mondo arabo, paragonabile alla clientela in senso romano, che ebbe enorme sviluppo tra il I ed il II secolo dell’egira (v.), ovvero tra il VI ed il VII secolo. Per esso l’appartenente ad una tribù aveva facoltà di mettersi sotto la protezione di un’altra diventandone appunto M. o cliente. Il rapporto poteva essere permanente, ed il M. entrava a far parte integrante, insieme ai suoi discendenti, della tribù che l’aveva accolto. Questa usanza, insieme ad altre analoghe, ebbe notevole importanza nel processo di aggregazione dei popoli arabi, avviato da Maometto (v.). Con il tempo vennero considerati M. anche i neoconvertiti all’islamismo, e tra questi e gli arabi musulmani si determinarono talvolta fenomeni di frizione e malcontento, con rilevanti conseguenze. Nel senso di "signore, padrone", il termine, con l’aggiunta del suffisso pronominale di prima persona singolare, costituisce il titolo che precede nel Marocco il nome dei sovrani delle dinastie idrisita (778-985), sadiana (1542-1658) e filali (dal 1664 ad oggi). Presso i Persiani ed i Turchi, il vocabolo semplice significa, infine, cultore di studi religiosi musulmani.

Mawlawiyya: Confraternita musulmana fondata dal poeta Gialal dal Din Rumi (1207-1273), un mistico, autore tra l’altro di un poema spirituale definito Corano persiano. I suoi seguaci, denominati anche Dervisci che danzano in cerchio, usano suonare lunghissimi flauti e cadere in uno stato di estasi. Si distinguono perché indossano un lungo cappello rigido, senza falda, di colore chiaro ed a forma di cono tronco, denominato kulah (Dizionario Massonico, di Luigi Troisi, Ediz. Bastogi).

Maya: Popolazione indigena dell’America Centrale, distribuita tra il Messico meridionale, il Guatemala, l’Honduras ed il Salvador. Oggi è interamente convertita al cristianesimo, ma conserva, specie tra le tribù primitive, molte tradizioni ed usanze dell’antica popolazione indo-precolombiana da cui discende. Si usa suddividere le attuali lingue maya in due diversi gruppi principali: huaxteco e maya. Gli antichi M. costituirono, intorno al III secolo, un vasto impero frazionato in numerose città-stato, mantenuto unito da vincoli linguistici e culturali. Della loro storia si sa ben poco. Solitamente si distinguono un Antico Impero (320-900, esteso nella regione del Peten, Guatemala), ed un Nuovo Impero, inaugurato dalle conquiste dei Toltechi, limitato allo Yucatan e durato dal 900 al 1697, sebbene di fatto progressivamente esauritosi a partire dal 1523, anno della conquista spagnola della regione. Evoluti nell’astronomia e nella matematica, i M. si servivano di un calendario fondato sull’anno solare di 365,2420 giorni, ed adottavano nella numerazione il sistema vigesimale, mentre per la scrittura usavano un sistema ideografico a base di geroglifici. La struttura della società era fortemente gerarchizzata, con prevalenza della classe sacerdotale (periodo classico) e guerriera (età tolteca), ed amplissimo uso della schiavitù. I M. eccelsero nella costruzione di città maestose, al contempo centri di commercio e di culto: Tikal, la più ampia ed antica, ricca di templi e piramidi; Copan; Piedras Negras; Palenque (v), con le facciate degli edifici ricche di stucchi; Chichen Itza, la città sacra, che conserva grandiose rovine di templi, come il Castillo ed il tempio dei Guerrieri, ornato di pitture murali; Labna ed Uxmal, massimo centro architettonico, con lo splendido palazzo del governatore, decorato esternamente da un mosaico in pietra ad eleganti motivi astratto-geometrici, tipici del gusto M. La religione dei M., a noi nota soltanto per il periodo del Nuovo Impero, era una forma di politeismo. Al di sopra di tutti gli dei era il dio solare Itzamna, figlio del Creatore del mondo Hunab, e sposo della dea lunare Ixchel. La creazione del mondo e degli uomini era vista, nell’ottica della mitologia M., come opera di dei, ai quali il culto umano era necessario per la loro stessa sopravvivenza. Anche la classe sacerdotale era organizzata gerarchicamente, ed i riti erano regolati dal calendario.

Maya: Termine sanscrito ricorrente nelle più recenti Upanisad (v.), indicante un concetto comune a tutto il pensiero religioso indiano, sia indù che buddhista. La M. ha le sue radici nell’ignoranza (avidya), a causa della quale l’uomo vede il mondo fenomenico come reale, mentre in effetti è irreale, inessenziale ed illusorio. L’unica effettiva realtà è rappresentata dal Brahman (v.) per gli indù e dal Nirvana (v.) per i buddhisti. Talvolta personificata nelle sembianze di una dea, come Durgä fu dagli sivaiti identificata con la sakti, o sposa di Siva, attraverso la quale il dio manifesta il mondo. Quindi M. è la potenza magica, prerogativa degli dei allorché assumono aspetti illusori.

Mayflower: Nome della nave con la quale i Pilgrim Fathers (Fratelli pellegrini), primi colonizzatori puritani inglesi, salpando da Southampton il 5 agosto 1620, sbarcarono nel Massachussets l’11 dicembre 1620. Il nome della nave, su cui viaggiarono 120 passeggeri, è legato al famoso M. Compact, redatto il 21 novembre 1620, una raccolta di norme legislative valida per gli abitanti della prima colonia permanente della Nuova Inghilterra, la Plymouth Rock, costituitasi in corpo civile e politico.

Mazdakismo: Setta eretica dello Zoroastrismo (v.), sorta in Persia verso la fine del V secolo, per opera del riformatore sociale e religioso Mazdak (m. 529 d.C.) che, partito dalle impostazioni di Zoroastro, nelle sue predicazioni assunse presto orientamenti di carattere comunistico, Infatti i suoi seguaci erano convinti sostenitori della comunione dei beni ed anche delle donne. Dapprima appoggiato dal sovrano sasanide Kawadh I (489-531) ma, quando questi recuperò il trono già perduto proprio per le sue simpatie mazdakiste, venne poi perseguitato a lungo. I suoi seguaci si dispersero definitivamente allorché Mazdak, su pressione dell’erede al trono Khusraw (il futuro re Cosroe Anusharwan), venne catturato, condannato a morte ed ucciso con molti dei suoi.

Mazdeismo: Termine derivato dal nome della divinità Ahura Mazdah. Religione nazionale iraniana derivata dallo Zoroastrismo (v.), è tuttora praticata a Bombay dalla setta dei Parsi. Il M. è monoteistico ed universalistico, e riconosce l'origine di tutte le cose materiali e spirituali nell'intervento del supremo ed unico dio Ahura Mazdah od Ormuzd. A questi si contrappone Angra-Manyu od Ahriman, principio del male, così giustificando la laboriosa evoluzione dualistica dell'universo. Mentre nelle Gatha, la parte più antica dell'Avesta, il testo sacro del M., il monoteismo appare fermo, ad Ormuzd vennero poi fatte assumere diverse forme: i sei Amesa Spenta (o Amurta Spanta), concetti etici positivi (Vohu Manah, buon pensiero, Asa, ordine universale, Armatag, devozione), e gli Ameretat immortali (Ksatra, sovranità, Haurvatat, integrità ed Ameretat, immortalità). A questi si contrappongono i Daeva (Aka Manah, cattivo pensiero, Druvant, menzogna ed Angra, malvagità), forme di Ahriman. La polarità di Ormuzd ed Ahriman è destinata a finire dopo 12.000 anni con la vittoria del bene al termine di un'ultima decisiva battaglia. L'etica del M. è basata sul lavoro e sull'esercizio della bontà verso tutte le creature. Il sacrificio (haoma) consiste nella cura del fuoco sacro. I cadaveri vengono esposti sulle dakhma, le "torri del silenzio". I sacerdoti (Magi) resero più popolare il M. con la riammissione di molte divinità venerate prima dell'avvento di Zarathustra, come Mithra ed Anahita. Nel VI secolo a.C. l'idea etico politica dell'impero universale venne adattata al M. Fu più tardi che l'influsso ellenistico ed i residui elementi paleo-ariani provocarono il fenomeno del Mitraismo. Ulteriori elementi politeistici si moltiplicarono sotto gli Arsacidi, in particolare con Shahpur II nel IV secolo d.C. Il M. divenne religione di stato e strumento di assolutismo con i Sasanidi (VII secolo), ed è a quest'epoca che risalgono le persecuzioni antimanichee ed anticristiane. Il M. sopravvive nel Parsismo, praticato da circa 100.000 parsi indiani, che occupano posizioni di rilievo nell'industria e nelle libere professioni.

wpe5.jpg (7255 byte)Mazzini Giuseppe: Patriota e pensatore genovese, apostolo dell’unità d’Italia (1805-1872), viene definito "Uomo Universale". Figlio di Giacomo, un medico, e di Maria Drago, che trasmise al figlio la propria intensa sensibilità religiosa, fu educato in un ambiente ricco di tradizioni democratiche e repubblicane. Laureatosi in legge nel 1827, diresse vari fogli genovesi e livornesi, in cui fece sfoggio della sua spiritualità romantica, avviando l’esposizione del suo embrionale pensiero politico decisamente, già teso verso ideali di indipendenza nazionale. Membro della carboneria fin dal 1827, venne arrestato nel 1830, e costretto ad espatriare in Francia. Nell’ambiente marsigliese degli esuli democratici, ormai insoddisfatto dell’individualismo, del gradualismo cospirativo e del cosmopolitismo settecentesco dei Carbonari, avviò l’elaborazione di una visione ideologica in cui confluivano da un lato la tradizione democratica e repubblicana, e dall’altro un concetto di attività politica come dovere religioso, fortemente spiritualizzato, ed in grado soprattutto di coinvolgere non solo ristrette cerchie di illuminati, ma tutta la realtà spirituale della nazione, ovvero l’intero popolo italiano. Lasciata la Carboneria, si dedicò con vari amici collaboratori alla creazione di un’organizzazione politica di massa, con un programma democratico repubblicano da realizzare attraverso l’insurrezione armata. Fu così che nel 1831 nacque la "Giovine Italia", che si diffuse rapidamente negli ambienti studenteschi, intellettuali e dei lavoratori, non essendo il M. indifferente al problema sociale. L’organizzazione fu decimata nelle repressioni poliziesche del 1833-34, ricevendo il colpo di grazia dal fallimento di un tentativo di insurrezione armata condotto simultaneamente a Genova ed in Savoia (febbraio 1834). Trasferitosi in Svizzera, riannodò le file organizzative del movimento dei suoi seguaci, collegandosi con i patrioti svizzeri, tedeschi e polacchi, coi quali diede vita all’effimera esperienza della "Giovine Europa". In quel periodo accentuò l’aspetto religioso del suo pensiero, affrontando con impegno il tema del compito degli intellettuali nei loro rapporti con il popolo. Stabilmente domiciliato a Londra dal 1837, superata una crisi spirituale conseguenza soprattutto dei continui arresti e processi di suoi simpatizzanti ancora cospiranti in Italia, nel 1838 ridiede vita alla Giovine Italia, appoggiandosi più esplicitamente di prima alla classe operaia, specie tra gli emigrati. In campo politico diede prova di realismo con l’accantonamento del problema istituzionale, e disapprovando vari tentativi insurrezionali compiuti in suo nome ma senza il suo appoggio diretto, come i moti di Romagna del 1843 e 1845, nonché il tentativo dei fratelli Bandiera del 1844. Scoppiata la rivoluzione del 1848, sostenne l’esigenza di mantenere unito il fronte patriottico, e fu a Milano subito dopo le 5 giornate, dove diresse il quotidiano "Italia del Popolo", attraverso le cui pagine avversò i programmi di fusione con il Piemonte. Il fallimento della guerra di Carlo Alberto diede spazio ai suoi programmi. Il 29.3.1849 fu chiamato a far parte del triunvirato della Repubblica Romana, in cui fece sfoggio di notevoli doti politiche, animandone la difesa ed ispirandone la costituzione. Dopo la caduta di Roma fu nuovamente esule in svizzera ed in Inghilterra, restando fiducioso nelle possibilità di un suo movimento democratico internazionale. Nel frattempo le polizie colpivano duramente la sua organizzazione a Roma ed a Mantova (martiri di Belfiore) Solo a Milano il moto giunse a realizzarsi (6.2.1853), ma fu un fallimento totale. Molti suoi seguaci, tra i quali Giuseppe Garibaldi, lo abbandonarono per aderire alla più realistica causa sabauda. Alla sua sinistra si andava formando un’ala socialista, ma M. si ostinò nel considerare possibile ed imminente l’insurrezione popolare. Costituì il Partito d’Azione, fomentò vari tentativi in Lunigiana, in Valtellina ed altrove, tra cui quello disgraziatissimo del Pisacane a Sapri (giugno 1857). Scoppiata la guerra del 1859, M. lanciò la parola d’ordine dell’insurrezione generale. Comprese presto l’impossibilità di ostacolare l’annessione al regno sardo del centro-nord, ma sperò in un’iniziativa autonoma ed antiannessionista al sud. Dopo la spedizione dei Mille, tra cui erano molti suoi seguaci, fu a Napoli per opporsi alla fusione col Piemonte. Costituitosi il Regno d’Italia, M., che continuò a vivere a Londra, ne criticò aspramente il moderatismo e la politica di continuità sabauda, rivendicando invano, con il suo partito, la convocazione di una Costituente. Tentò poi di organizzare unitariamente la rete delle associazioni operaie, in senso antisocialista ed in concorrenza con il movimento anarchico. Nel 1870 si recò a Palermo per un ultimo tentativo insurrezionale, ma fu arrestato e poi amnistiato. Passò gli ultimi anni della sua vita in Italia, sotto falso nome. Morì a Pisa il 10 marzo 1872. Y (Massoneria) M. non fu mai massone, ma dal ricchissimo epistolario disponibile per gli storici, emerge il suo rapporto di stretta amicizia con molti membri ai vertici della Fratellanza italiana, tra cui alcuni Gran Maestri, come il Lemmi ed il Nathan. Non avendo compreso i principi massonici, tentò ripetutamente di coinvolgere sia a livello centrale che periferico l’istituzione muratoria nei suoi disegni politici rivoluzionari, incontrando sistematicamente un’incompresa indifferenza od un’ancor più sorprendente ostilità. L’ideale di Libertà che accomunava gli ideali mazziniani a quelli massonici, accostati al rispetto dovuto dal Libero Muratore allo stato (nell’Italia preunitaria ripartita in molte piccole realtà politiche) in cui vive ed opera, stridevano con i principi esasperatamente repubblicani di M. Solo il Grande Oriente palermitano gli diede un certo credito, proponendolo addirittura alla propria Gran Maestranza. La decisa opposizione del restante mondo massonico non consentì la realizzazione di quel piano, e M. dichiarò che comunque non avrebbe accettato quell’incarico.

Mazzuolo: v. Maglietto.