|
E' ormai consolidata, anche fra gli insegnanti, la convinzione circa
l'insufficiente preparazione al lavoro docente. Per anni tutti hanno
segnalato l'improponibilità dell'equazione sapere = sapere
insegnare. Riconoscendo che il lavoro dell'insegnamento è soprattutto
fatto di comunicazione, relazione, empatìa, partecipazione,
si è creata la convinzione che insegnare sia una professione
che richiede competenze specifiche, diverse anche se integrate rispetto
alla conoscenza della materia insegnata. Saper parlare in modo da
essere ascoltati e compresi, saper osservare e ascoltare gli allievi,
saper lavorare in gruppo coi colleghi, saper analizzare e valutare,
avere autorevolezza di ruolo, non sono competenze accessorie, ma il
30% della professione docente. Il restante 30% è il possesso
di tecniche didattiche, cioè facilitanti l'apprendimento. La
conoscenza della materia non supera il 30%, dal momento che ormai
il docente non è più la sola fonte del sapere ma una
delle infinite fonti possibili. E il 10% che rimane? Alcuni la chiamano
arte, magìa, cuore, motivazione, passione, missione, e riguarda
il timbro più strettamente personale che ognuno mette nel lavoro
che fa.
Lo straordinario di questa opinione non è che ci abbia messo
100 anni ad affermarsi, malgrado la sua evidenza in molti campi. Nessuno
infatti si farebbe operare da un medico in possesso dei soli 5 anni
di frequenza universitaria; nessuno farebbe riparare l'auto a un ingegnere
meccanico appena uscito dal Politecnico. In molte professioni è
da sempre chiaro che conoscere una disciplina in teoria non è
sufficiente per metterla in pratica, né tantomeno per insegnarla.
Neppure la sola esperienza è considerata sufficiente. Ogni
madre ha un'esperienza di parto, ma questo non la abilita né
a fare la levatrice, né tantomeno a insegnare ai futuri ginecologi.
Non basta saper guidare un'auto per fare l'istruttore di guida.
Lo straordinario di questa convinzione risiede nel fatto che, nel
mondo post-moderno, non si applica a nessuna delle nuove professioni.
Questa, che sono ormai la maggioranza, crescono in modo selvaggio
e, cosa strana, si nutrono di una cieca fiducia da parte dei più.
Gli stessi genitori che si lamentano per l'inadeguata preparazione
dei docenti dei loro figli, poi non si fanno alcun problema a consegnare
gli stessi pargoli: d'estate ad animatori ed educatori per lo più
improvvisati; nel doposcuola, a persone che si sono auto-nominate
maestri di musica o di karate; all'oratorio, da educatori volontari
che sono armati di sola buona volontà. A loro volta i genitori,
come cittadini adulti, non si pongono alcun dubbio sulle competenze
dei formatori dei corsi di lingua, di computer, di ballo, di teatro,
di cucina o di ikebana che frequentano.
Il fenomeno non riguarda solo le nuove professioni tecnologiche o
commerciali: sedicenti esperti di web, di pubbliche relazioni, di
turismo o di telefonini riempiono i giornali con le loro auto-promozioni.
Preoccupa osservare che l'incompetenza specifica riguarda tutte le
professioni che hanno come centro altri esseri umani: formatori, addestratori,
istruttori, guaritori, dirigenti, managers, coordinatori, progettisti,
valutatori. Ovunque la regola è che chi è in possesso
di una qualsiasi conoscenza - cioè sapere teorico- o esperienza
- non importa se felice o meno -, non solo è autorizzato ad
usare quella conoscenza in astratto o quella esperienza in pratica,
ma anche ad insegnarle e a "comandare" altri che ne fanno
uso.
Anni fa questa situazione fu segnalata da un autore che la rese famosa
come "il principio di incompetenza di Peters". Il principio
afferma che in ogni organizzazione, al momento dato, tutte le posizione
della scala gerarchica sono occupate dalla persona meno competente.
L'operaio che eccelle, diventa caposquadra. Se in questo ruolo si
rivela mediocre, resta lì. Se è brillante, viene promosso
capo-stabilimento. Dove rimane se è mediocre, mentre se dà
buoni risultati diventa direttore di divisione. La situazione è
causata dal mancato riconoscimento che ogni passaggio di ruolo implica
un cambiamento di competenze, che dovrebbe essere supportato da adeguati
sistemi di formazione e supervisione. Il modello di Peters oggi sembra
dilagare dal chiuso delle organizzazioni alla prateria della società
intera. E' raro che un buon attore diventi docente o direttore di
teatro. Se succede è verso la fine della carriera. La maggioranza
dei docenti e direttori di teatro è fatto di attori mancati
o mediocri. Un bravo musicista avrebbe tempo e voglia di insegnare
musica? Perché un bravo medico in carriera dovrebbe fare il
direttore sanitario? E perché un insegnante felice e motivato
dovrebbe fare il preside? E un ingegnere l'insegnante?
Certo è possibile che qualcuno, anche di valore, desideri cambiare
ruolo. Tuttavia dovrebbe essere implicito che ciò richiede
l'apprendimento delle competenze specifiche che il nuovo ruolo richiede.
Quanti maestri di musica, di lingue, di computer, di teatro, di animazione,
magari anche bravi nel loro lavoro, si sono davvero attrezzati per
insegnare la loro disciplina o dirigere persone che la praticano?
Quanti dirigenti di organizzazioni pubbliche o private, magari capaci
nel loro mestiere di inizio carriera, si sono preparati per diventare
guida di altri uomini?
Una società tanto indifferente alle competenze ed alle qualifiche,
non può chiedere ai soli insegnanti una preparazione diversa
da quella già ottenuta nella disciplina di insegnamento!
La situazione è particolarmente comica oggi, nell'area delle
nuove tecnologie. Il web è in stato di perenne instabilità,
con siti miliardari che falliscono e successi veloci come la luce:
il che testimonia di una tuttora perdurante fase esplorativa e sperimentale
del settore. Ciononostante è un pullulare di persone che spiegano
"come si fa un sito", "le dieci regole da seguire per
attirare i navigatori", "il sistema infallibile per l'e-commerce".
Questi imbonitori si comportano come quelli che vendono il sistema
infallibile per vincere al lotto, alla roulette o al totocalcio. Non
si vergognano, e lo strano è che nessuno pone loro la domanda
decisiva, della evidenza che se conoscessero davvero questa "sistema
magico" potrebbero permettersi di smettere di venderlo.
Nell'area informatica poi è un pullulare di sedicenti "formatori"
che promettono di insegnare di tutto. Bisogna vederli e sentirli.
I più mettono in scena la macchietta del "mago incompetente",
quella per cui dopo gesti rituali e frasi misteriose
oplà
..il
coniglietto che doveva sparire saltella qua e là sul palco,
rincorso dalla formosa assistente che a sua volta doveva sparire col
coniglietto. Prendete il file .gif, trascinatelo nella cartella pippo,
poi nominatelo batman e aggiungete un asterisco, tenendo premuto il
tasto destro dell mouse, e voilà
..Bèh, come
mai non funziona?
Poi ci sono i supertecnologici, che non parlano nemmeno inglese o
americano, parlano Siliconese (gergo inventato nella Silicon Valley
dai 100 amici d'infanzia di Bill Gates), indifferenti ad una platea
che ha già difficoltà con l'italiano. Evidentemente,
l'ipotesi che qualcuno capisca qualcosa, terrorizza i formatori supertecnologici
perché fa intravvedere un apprendimento emancipatorio del discente
e dunque un ritorno del docente ad un improbabile lavoro vero.
Ci sono i formatori "riflessivi". Ad una recente demo di
un nuovo prodotto di sicuro successo, metà platea dormiva durante
le lunghe pause retoriche dello speaker.
Non mancano i "formatori" superveloci: come vedete, è
facilissimo, dicono! Dopo avere passato mesi a imparare a loro volta
un certo programma, cercano di insegnarvelo in una mattinata, però
aggiungendovi anche: la storia delle 8 versioni del software in oggetto,
le radiose prospettive della casa produttrice, ed altri 3 o 4 "piccoli
programmini" integrativi (senza i quali niente funziona, naturalmente).
Proliferano ovunque i formatori "generosi", la cui bandiera
è la parola gratis, o meglio "free". Il corso è
gratuito, se comprate il programma da 8 milioni. Il programma è
free, se comprate il manuale d'istallazione che costa 3 milioni. Vi
diamo gratis il software, il manuale ed anche l'assistenza! Per avere
il tutto dovete solamente: compilare un formulario che sembra un'anamnesi
- dall'infanzia ad oggi, passando per ogni episodio intimo -, scaricare
da Ottawa uno zippato da 126 MB (12 ore di connessioni varie, che
cadono e ricadono), leggere il manuale di 400 pagine per ora scritto
in urdu (il geniale programmatore era indiano), mettere in conto almeno
8 ore di riparazioni, integrazioni, sistemazioni del Vostro PC. D'accordo
sarà faticoso ma vi facciamo risparmiare le 113.000 lire del
costo di mercato (quale mercato?) del software !
Il formatore informatico sarebbe definito da ogni psicologo un "maniaco-depressico"
, perché passa nel giro di pochi minuti dal "ma è
facilissimo
.non c'è problema", al "non c'è
niente da fare
..bisogna azzerare tutto il lavoro fatto, il disco
rigido, e forse la tua agenda". La frase "quello che chiedi
non si può fare
." viene sempre detta dopo il versamento
di un anticipo o una caparra; prima del versamento, la frase tipica
è "non c'è niente che non facciamo per i nostri
clienti".
Infine, ci sono quelli che ti fanno un sito di mille pagine e ti
insegnano ad usare Linux (non chiedetemi cos'è, ma ogni formatore
lo cita) per 300.000 lire, poi quando gli chiedi "come cambiare
il colore di una cella" ti chiedono una riunione preliminare
per "discutere fra le rispettive èquipe i suoi problemi
di riprogettazione".
Insomma, cosa trasforma un pessimo comunicatore, un
modesto operatore informatico e un confuso operatore commerciale,
in "formatore nell'area dell'IT" ? Al confronto di questi
rampanti formatori della new-economy i vecchi docenti di scuola, "impreparati"
a insegnare, sembrano pozzi di competenza !
GUGLIELMO
COLOMBI
|