Questo è lo spazio degli abitanti della Val di Non, che sono invitati non solo ad usarlo, ma anche a costruirlo.
Promosso dal Comprensorio della Valle di Non in collaborazione con Egeosrl, attraverso la Legge 285/97

 

 

Per lo più i torrenti non si notano, in quanto scorrono in profonde gole. Gli insediamenti umani non sono quasi mai sul fondovalle, ma sugli altopiani terrazzati che, quasi a corona, disegnano le gradinate dell'anfiteatro. La forra più grande, quella di Santa Giustina, è stata riempita dal bacino idroelettrico (1950) che ha in parte modificato il paesaggio, nel complesso classificabile di tipo prealpino veneto.
Geologicamente l'anfiteatro della valle corrisponde ad una depressione tettonica; lungo la linea di faglia vengono a contatto formazioni rocciose diverse. La valle, cioè, è di corrugamento, una zona di transizione tra la piattaforma porfirica di Bolzano e i gruppi Adamello-Brenta, interessata poi da erosioni glaciali. Per quanto riguarda la litologia, prevale il calcare con ampie zone a marne, incise profondamente dal Noce e dai suoi affluenti.
Complesso, come si può intuire, è il sistema idrografico. Il torrente Noce, che nasce nel gruppo del Cevedale, entra in valle dalla stretta di Mostizzolo -dove muta seccamente di direzione -e l'attraversa sprofondando in una lunga gola; all'altezza di Cles, la diga di Santa Giustina, alta 152,50 m, forma l'omonimo lago di sbarramento, 4 km2, per 172 milioni di m3 d'acqua. Affluenti di sinistra del Noce sono il Barnes, che forma la valletta di Bresimo; la Pescara, che scende dai paesi tedeschi di Lauregno e Proves e dalla conca di Rumo; la Novella, il più importante tributario che pure forma suggestive gole; il San Romedio, la Valle, la Pongaiòla e il Rinassico. Affluenti di destra sono la Tresenga, che nasce dal lago di Tovel, e lo Sporeggio. Rari sono i laghi naturali, anche se la valle può vantarne uno dei più famosi: quello di Tovel. L'ambiente climatico, nell'insieme mite, è differenziato, soprattutto dalle quote, in più sezioni.
Il clima relativamente temperato del grande anfiteatro soleggiato, aggiunto ad un suolo agrario generalmente buono, ha consentito da sempre un'agricoltura ricca, oggi specializzata nella produzione di frutta di prestigio e di latte pregiato, lavorato per lo più a formaggio grana. Il paesaggio vegetale è così dominato nella parte bassa da vaste piantagioni a frutteto, meli in prevalenza. Un capitolo a se è rappresentato dalla presenza della vite (vino groppello) sulle colline che precipitano verso il lago di Santa Giustina, ricordo di quella che era la coltivazione principale, quando la valle apparteneva all'Austria, assieme alla gelsicoltura che alimentava gli allevamenti di baco da seta. Più in alto predominano i prati, i boschi cedui e di pino silvestre, che lasciano il posto, alle quote elevate, ai larici e agli abeti formanti, ad esempio, le estese foreste del Roèn. Più in alto ancora si trovano il pino mugo, L'ontano nano, il rododendro e innumerevoli fiori alpini. Alberi monumentali sono i tigli di castel Valèr e di castel Braghèr. Nel sottobosco proliferano una miriade di funghi, mirtilli, fragole, lamponi. Il principale motivo di interesse faunistico è rappresentato dall'orso bruno, i cui ultimi esemplari vivono nelle zone boscose più impervie del Gruppo di Brenta, ma non mancano cervi, caprioli, camosci, qualche muflone, galli forcelli e cedroni. Nella valle di Tovel è presente anche l'aquila reale. Nel Noce e negli altri torrenti vivono trote e salmonidi.