Questo è lo spazio degli abitanti della Val di Non, che sono invitati non solo ad usarlo, ma anche a costruirlo.
Promosso dal Comprensorio della Valle di Non in collaborazione con Egeosrl, attraverso la Legge 285/97

 

 

 

LINKS:

www.11settembre.it

www.twintowersday.com

Noi non dimentichiamo...

Forum sull'
11settembre 2001
di Noivaldinon

 

Vuoi altre info sulla politica dalle Twin Tower all'Iraq?

 

 

 

 

 

11 settembre 2001


E tutti ci ricorderemo dove eravamo in quel momento.
Seduti in macchina a cercar parcheggio, con la testa tra i surgelati a cercar la paella,
davanti al computer a cercare la frase giusta.
Poi uno squillo ditelefonino, e l'amico, il parente, il collega che ti staccano una storia
inverosimile di aerei e grattacieli, ma va' via, dai, lasciami perdere che
oggi è già una giornata difficile, ma lui non ride e dice: ti giuro che è vero.
Ricorderemo l'istante passato a cercare in quella voce una qualunque
sfumatura di ironia, senza trovarla. Ti giuro che è vero.
E nondimenticheremo la prima persona a cui abbiamo telefonato, subito dopo, e
nemmeno quel pensiero - immediato, sciocco ma incredibilmente reale -"Dov'è
mio figlio?", i miei figli, la mamma, la fidanzata, domanda inutile,perfino
comica, lo capisci subito dopo, ma intanto è scattata - la Storia siamo
noi, è solo un verso di una canzone di De Gregori, ma adesso ho capito cosa
voleva dire - risvegliarsi con la Storia addosso.
Che vertigine.Neanche sappiamo esattamente cosa è successo. Ma certo la sensazione è
precisa: molte cose non saranno mai più come prima. E molte cose non
saranno più, tout court. Invidio l'intelligenza e la lucidità di chi è capace, qui
e adesso, di capire quali e di dircelo.
Aspetto fiducioso.
E intanto nonriesco a non ripensare alla frasetta che tutti pronunciano, ossessivamente,
senza paura di essere banali: è come un film. E' ovvia, eppure tutti la
ripetono, e ci deve essere qualcosa lì dentro che vogliamo dire ma non
riusciamo a capire, qualcosa che abbiamo in mente, e che è importante, ma
che tuttavia non riusciamo a tirar fuori. Me la rigiro nella testa, la
frasetta, e arrivo a capire che c'è qualcosa, in quello che vedo alla
televisione, che non quadra, e non sono i morti, la ferocia, la paura, è
ancora qualcosa d'altro, qualcosa di più sottile, e mentre vedo per
l'ennesima volta quell'aereo che vira e centra il totem sberluccicante
nellaluce del mattino, capisco quello che mi sembra, davvero, incredibile, e
anche se mi sembra atroce dirlo, provo a dirlo: è tutto troppo bello. C'è
un'ipertrofia irragionevole di esattezza simbolica, di purezza del gesto,
dispettacolarità, di immaginazione.
Nei diciotto minuti che separano i due
aerei, nello sgranarsi degli altri veri e falsi attentati, nella
invisibilità del nemico, nell'immagine di un Presidente che se ne parte da
una scuoletta della Florida per andare a rifugiarsi nel cielo, in tutto
questo c'è troppa maestria drammaturgica, c'è troppo Hollywood, c'è troppa
fiction. La Storia non era mai stata così. Il mondo non ha tempo di essere
così. La realtà non va a capo, non concorda i verbi, non scrive belle frasi.
Noi lo facciamo, quando raccontiamo il mondo. Ma il mondo, di suo, è
sgrammaticato, sporco, e la punteggiatura la mette che è uno schifo. E
allora perché la storia che vedo accadere in quel televisore è così
perfetta? Perché è già perfetta prima che la raccontino, nello stesso
istante in cui accade, senza l'aiuto di nessuno?
Allora mi sembra di capire qualcosa di quella frasetta ripetuta
ossessivamente, è come un film. La ripetiamo perché lì dentro stiamo
cercando di pronunciare una paura ben precisa, una paura inedita, mai avuta
prima: non è il semplice stupore di vedere la finzione diventare realtà: è
il terrore di vedere la realtà più seria che ci sia accadere nei modi della
finzione. Ti immagini l'uomo che ha pensato tutto quello e puoi forse
sopportare la ferocia di quello che ha pensato, ma non puoi sopportare
l'esattezza estetica con cui l'ha pensato: come l'ha fatto è spaventoso
almeno quanto quello che ha fatto. Ne siamo terrorizzati perché è come se
qualcuno, improvvisamente e in modo così spettacolare, ci avesse portato
via la realtà: è come se ci informasse che non ci sono più due cose, la
realtà e la finzione, ma una, la realtà, che ormai può accadere soltanto
nei modi dell'altra, la finzione: e non solo per scherzo, nelle trasmissioni
televisive in cui veri uomini diventano falsi per far finta di essere veri,
ma anche nelle curve più reali, atroci, clamorose e solenni dell'accadere.
Sembrava un gioco: adesso non lo è più.
Non so.
Chi sa mi spiegherà cos'è successo l'11 settembre 2001, e cosa è
cambiato per sempre, ieri. Io sto giusto pensando che, tra le altre
cose, è anche successo che è andato in corto circuito il raffinato meccanismo
con cui la nostra civiltà da tempo scherzava col fuoco e drogava la realtà
spingendola verso le performences che sarebbero solo a portata della finzione.
Credevamo di poter mantenere un sufficiente dominio su quel
giochetto. Ma qualcuno, da qualche parte, ha perso il controllo. A nome
di tutti. Adesso è facile chiamarlo pazzo, ma è evidente che è pazzo di
una pazzia assai diffusa in famiglia.
L'abbiamo coltivata allegramente:
adesso eccoci qui, con il televisore davanti che ci srotola quella storia
smerigliata e perfetta, eccoci qui, col vago sospetto di essere lo show
del sabato sera di qualcuno. Qui a guardarci intorno impauriti, giusto per
verificare che tutto questo è vita, magari morte, ma non un film.


(Grazie per l'articolo a Baricco Alessandro)