Questo è lo spazio degli abitanti della Val di Non, che sono invitati non solo ad usarlo, ma anche a costruirlo.
Promosso dal Comprensorio della Valle di Non in collaborazione con Egeosrl, attraverso la Legge 285/97

 

 

Indice | Introduzione | 1 | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8
4- SITUAZIONE DI PARTENZA DEL COMPRENSORIO C6

Il progetto "PORTALE DI COMUNITA'", commissionato dal Comprensorio C6 della Valle di Non per il suo territorio problematico dal punto di vista dei collegamenti -soprattutto per minori, adolescenti e giovanissimi- si propone con una modalità di approccio con i destinatari finali dell'attività di prevenzione piuttosto nuova ed inusuale nel panorama italiano.
L'area di intervento -una valle- è una zona geograficamente isolata, nel senso che le comunicazioni con la città e con le zone limitrofe sono difficoltose soprattutto per chi non è autonomo e deve utilizzare i mezzi pubblici di trasporto. L'assenza di strutture di tipo culturale o destinate alla socializzazione, agli incontri, al divertimento al di fuori di quelle istituzionali o dei pubblici esercizi rendono i luoghi più simili a zone isolate che a contesti minimi, ma ben integrati; la popolazione costituita durante la giornata soprattutto di anziani, donne e minori, fa degli adolescenti degli insoddisfatti, senza grandi sbocchi dopo la scuola e con poche alternative su come passare il tempo libero. Non esistendo i luoghi fisici dove ritrovarsi, restano solo le abitazioni delle famiglie di riferimento.
I giovani sono fra loro disgregati, soprattutto dopo le Scuole Medie, quando l'ubicazione delle scuole superiori e professionali li costringe al pendolarismo dal proprio borgo di origine, ma anche per un forte campanilismo che contribuisce a complicare la vita comunitaria allargata a tutta la Valle di Non. Dai dati di una ricerca realizzata nel 1998 sui giovani residenti a Cles, Tuenno, Tassullo e Nanno (Comprensorio in collaborazione con Coop. Di Solidarietà Sociale "L'ANCORA"), si erano evidenziate ulteriori caratteristiche che sembrano permanere, riferiti a tutto il territorio del Comprensorio:
a- ambiti differenziati di interesse
b- modalità diverse di utilizzo del tempo libero
c- divisione di adolescenti e preadolescenti in due fasce una delle quali raggruppa i più vivaci, che si mettono in vista sia in senso positivo che negativo; mentre la seconda è composta da quelli che sono più marginali e che privilegiano la vita in famiglia
d- scarsa attenzione per i valori in senso generale
e- diffidenza nei confronti delle Istituzioni
f- scarso coinvolgimento dove viene richiesto impegno, soprattutto se duraturo nel tempo
g- grande attenzione per tutto quanto è connesso alla dimensione economica ed al mantenimento degli standard di benessere da questo punto di vista
h- scarsa partecipazione alla vita associativa.

Questa situazione può produrre uno stato di malessere strisciante che può trasformarsi in episodi di alcoolismo e di tossicodipendenza che sono per ora limitati ma che costituiscono una grave preoccupazione per il futuro della gioventù locale.

La comunità, presa dalle sue faccende, pare non avere sentore di quanto sta accadendo e d'altra parte gli interessati diretti sono in un periodo delicato e complesso della loro esistenza e sono difficili da gestire anche in contesti più sensibili e adeguati.

Nel sinottico di seguito sono evidenziati gli elementi descrittivi della Comunità residente nel territorio del Comprensorio la cui superficie è suddivisa in 38 comuni e vede la presenza di 36.540 abitanti con 14.469 famiglie. Tutti i residenti in età dai 6 anni ai 16 (ed oltre), e le loro famiglie, sono i potenziali destinatari privilegiati degli interventi finanziati dalla L 285.
Fra essi particolare attenzione andrebbe dedicata a minori, adolescenti e giovani che:
- hanno abbandonato il sistema formativo o che in esso hanno ritardi
- sono stranieri
- sono pendolari fra la loro residenza e la sede della scuola che frequentano (questo accade soprattutto per molti allievi delle scuole Medie Inferiori, che non sono presenti in tutti i Comuni del Comprensorio, e per i frequentanti delle Scuole Medie Superiori o delle Scuole Professionali, quasi tutte ubicate nel comune di Cles. Ma il fenomeno colpisce anche i piccolissimi delle elementari)
- sono portatori di handicap
- utilizzano sostante stupefacenti
- hanno problemi di vario tipo con la giustizia.

VEDI TAVOLA 1 E 2


I problemi paiono per ora circoscritti. A parte la scuola dell'obbligo, oltre il 90% dei giovani fra i 14 ed i 18 anni prosegue gli studi. Pare più consistente il fenomeno dei ritardi, che dalla prima media vanno aumentando nelle scuole superiori e professionali. Anche la presenza degli stranieri va aumentando dalle superiori alle elementari. Il che fa prevedere nei prossimi anni un'espansione del fenomeno e la necessità di dedicarsi più attentamente ai problemi dell'integrazione. E' noto che la prevenzione si occupa dei sani allo scopo di evitare le situazioni a rischio o di malessere effettivo. Dunque si tratta di migliorare il livello di benessere della comunità e dei suoi membri giovani o almeno di mantenerlo agli attuali livelli.
Non abbiamo i dati precisi delle problematiche principali della popolazione se non riferiti alla provincia di Trento (schema 2). E' possibile però ipotizzare che anche in quest'area sarà utile aumentare l'osservazione, tenendo conto del carattere piuttosto chiuso e un po' ombroso degli abitanti della Valle -soprattutto dei Comuni più piccoli ed isolati.
Un elemento positivo che riguarda tra ragazzi e giovani - la frequentazione delle biblioteche- testimonia l'interesse indotto o genuino nei confronti della cultura e dello studio.

Quasi sproporzionato in rapporto al numero degli abitanti e alla densità abitativa dei singoli comuni è il numero delle associazioni che esprimono una grande vitalità e insieme una forte tendenza alla socializzazione. In realtà, forse a causa della distanza fra i Comuni di residenza, sono quasi inesistenti le interazioni, gli scambi, le collaborazioni fra le organizzazioni. Solo in rare occasioni, e comunque non tutte, partecipano a momenti di vita collettiva della Valle. Inoltre, sempre meno riescono ad essere poli attrattori per i giovani che crescendo trovano scarsi stimoli di qualsiasi genere dove risiedono. Va detto, che come accade anche altrove, il mondo dell'associazionismo è poco conosciuto e si fa conoscere poco sia all'interno della realtà dove opera, sia nelle zone limitrofe. Ne consegue che spesso i giovani non sono neppure informati circa l'esistenza sul territorio comunale di organizzazioni che si occupano di cultura, di assistenza, ecc. Forse l'unica eccezione riguarda le società e le associazioni sportive che fra l'altro sono collettori di molti giovani che si dedicano allo sport nel loro tempo libero, spesso con motivazioni agonistiche più che educative.
Stesso discorso vale per le attività, gli interventi, le proposte in genere di questi organismi.
Da questo punto di vista né le risorse sono valorizzate, né riescono ad incidere quanto potrebbero sulla realtà del Comprensorio .

Altro dato in effetti preoccupante, soprattutto unito alla scarsità di spazi ludici collettivi nei piccoli comuni in particolare e alla difficoltà di socializzazione di adolescenti e giovani.
La delicatezza del periodo di vita potrebbe aumentare il rischio di una miscela esplosiva che porti al moltiplicarsi di fenomeni di disagio.

La situazione oggettiva pare sfociare in comportamenti di chiusura e a volte di ostilità nei confronti degli "esterni" che siano residenti nel Comune limitrofo o che provengano da altre nazioni. Campanilismo marcato, difficoltà di socializzazione all'interno, velato razzismo verso gli estranei totali. Questi ultimi sono ovviamente gli stranieri (provenienti da altre città/regioni italiane o da altre nazioni) residenti nella Valle, mentre al contrario è da anni in atto un'azione di promozione del territorio dal punto di vista turistico. Tendenze contradditorie!
In sintesi, il residente pare essere attraversato dall'ambivalenza, non è chiaro fino a dove derivante da un carattere prevalentemente chiuso.
Conseguenza o fenomeno espressione di una difficoltà, è la quasi inesistenza di una rete fra istituzioni, organizzazioni, realtà presenti sul territorio: salvo rari casi l'interazione è minima e dunque anche la sinergia. Le risorse collettive esistenti -pubbliche o private che siano- sono sotto- utilizzate e scarsamente valorizzate privando così la comunità tutta di un "bene" disponibile.

In tutto questo il territorio geografico non è di aiuto, né per ragazzi e giovani, né per gli adulti che li circondano.

Così ci è parso che la risposta dovesse essere diversa radicalmente da quelle che di solito trattiamo. In genere il nostro ruolo è quello dei consulenti e la nostra azione si definisce di "secondo livello" perché non abbiamo a che fare con i "destinatari finali" dell'azione. Ma questa volta ci pareva irrinunciabile e dunque, nell'ottica di sperimentare un altro approccio, decidiamo di accettare la sfida. L'idea di partenza per questa iniziativa si fonda, oltre che sulla teoria della Psicologia di Comunità, sui principi dell'animazione definita come pratica sociale finalizzata a sviluppare le parti represse, rimosse o latenti di un individuo, un gruppo, una comunità (G.Contessa). Questa disciplina si fonda sull'ipotesi che ciascuno, singolo o collettivo, esprime una parte modesta delle sue potenzialità e tende a vivere in questa situazione tutta la vita, spesso privandosi di un livello di benessere psicofisico a cui non solo potrebbe aspirare, ma che potrebbe realizzare concretamente. Pur limitandoci a offrire qualche parametro di riferimento, crediamo indispensabile farlo per consentire una migliore comprensione della nostra impostazione. L'educazione, il contesto sociale e culturale in cui viviamo, le nostre esperienze, tendono a plasmare il nostro carattere ed il nostro comportamento verso un'omeostasi che ci consenta di evitare troppi sforzi. Così noi tendiamo a trascorrere la nostra vita reagendo quasi automaticamente alle sollecitazioni che ci derivano dall'ambiente in cui viviamo ed in rapporto ai fatti e agli avvenimenti che accadono. Da questo punto di vista l'abitudine, il conformismo, la tradizione, sono elementi utili e facilitanti. Ma in questo modo noi utilizziamo una parte minima del patrimonio umano che abbiamo fin dalla nascita e "paghiamo" un pesante pedaggio reprimendoci, cioè evitando di utilizzare e cancellando alcune nostre modalità di comportamento, magari perché ci creano qualche problema o semplicemente non sono gradite quando noi le esprimiamo. Le esperienze negative ci condizionano suggerendoci di agire il più conformemente possibile alle regole, anche non dette, del contesto in cui viviamo. In altri casi siamo noi stessi a rimuovere alcune nostre valenze, per i motivi più vari che vanno dal timore che non si adattino, non siano accettate da chi ci sta vicino; fino ad averne noi stessi un certo timore perché "allargano" e diversificano i contorni della nostra personalità ed aumentano il nostro livello di ansia e di insicurezza. La tensione all'omeostasi ci spinge a preferire la calma a qualsiasi movimento evolutivo, anche se da esso possiamo ricavare altri vantaggi. Il tutto ben si combina con la cultura della società in cui siamo inseriti che influenza grandemente i valori, i comportamenti e gli atteggiamenti enfatizzando l'importanza dell'ordine, dell'omologazione, del conformismo, infine.
Ci sono poi le nostre potenzialità latenti che sono quelle che si stanno avvicinando al nostro livello di consapevolezza, come fossero sottopelle, non ancora del tutto visibili, ma in azione e già attive in termini di influenzamento e di modificazione a livelli più o meno profondi della nostra identità.
Un essere è libero nella pienezza dell'espressione di sé e delle sue caratteristiche e più è ricco e sa gestire le sue risorse, maggiore è la sua possibilità di essere soddisfatto e di trasformarsi in una ricchezza per la sua stessa comunità di appartenenza.
L'animazione, con la sua metodologia, i suoi strumenti e le sue tecniche si pone al servizio per stimolare e supportare il processo che potremmo definire di riconoscimento di queste parti sottoutilizzate. I fattori più importanti di questa disciplina sono il suo approccio ludico, e per questo facilitante l'avvio di una relazione interpersonale piacevole ed in seguito estremamente efficace, e il coinvolgimento diretto del destinatario dell'intervento che, pur stimolato e sostenuto, compie liberamente la sua scelta sia in termini di adesione o di rifiuto, sia di profondità della partecipazione.
L'animazione può essere utilizzata con qualsiasi tipo di utente purchè considerato sano, cioè senza patologie soprattutto di tipo psicologico. Infine, per principio, l'animazione assume un compito a termine, cioè non crea dipendenza nell'utente ed è destinata a scomparire una volta raggiunto il suo obiettivo.
Infine, l'animazione ha stretti legami col tempo libero ed il suo utilizzo ed è nata, o meglio si è evidenziata come disciplina quando esso è cominciato a diventare un bene comune e dunque si è presentato il problema di come utilizzarlo e di come trascorrerlo. Il gioco, l'espressività ed il divertimento fanno parte della dote dell'animazione che dunque è adatta anche a proporre stimoli utilizzabili in contesti diversi.
Queste caratteristiche così brevemente delineate, rendono comprensibile il motivo della nostra scelta di fronte ad un utente difficile da coinvolgere, in un contesto delicato e poco connotato.